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Dopo l’incontro
di febbraio
in Vaticano

Con «un sentito appello per la lotta a tutto campo contro gli abusi di minori, nel campo sessuale come in altri... perché si tratta di crimini abominevoli che vanno cancellati dalla faccia della terra» Papa Francesco concludeva l’incontro su «La protezione dei minori nella Chiesa» tenutosi in Vaticano dal 21 al 24 febbraio. «L’obiettivo della Chiesa — disse — sarà, dunque, quello di ascoltare, tutelare, proteggere e curare i minori abusati, sfruttati e dimenticati, ovunque essi siano»: perché per il Pontefice occorre «sradicare» la piaga degli abusi «dal corpo della nostra umanità».

Fortemente voluto dal Papa, il summit ha riunito tutti i presidenti delle conferenze episcopali e i responsabili degli ordini religiosi che, per la prima volta, si sono confrontati su questo dramma — «mostruosità» l’ha definito più volte — in maniera sistematica, puntando l’attenzione su strutture e procedure a livello globale.

Presa di coscienza e concretezza nelle risposte: secondo questa duplice direttrice i presuli hanno affrontato i tre i punti cardine attorno ai quali si è sviluppato questo appuntamento, che ha segnato un vero e proprio punto di svolta nella storia della Chiesa: le responsabilità pastorali e giuridiche del vescovo, le modalità con cui il pastore o il superiore di una comunità deve rendere conto del suo operato in materia e la trasparenza: quella interna, ma anche quella nei riguardi delle autorità statali e dell’intero popolo di Dio.

«Ascoltiamo il grido dei piccoli che chiedono giustizia» disse con forza il Papa il primo giorno dell’incontro nell’Aula nuova del Sinodo. E la dimensione dell’ascolto ha svolto un ruolo fondamentale in quei giorni: uno accanto all’altro, i vescovi di tutto il mondo hanno ascoltato dalla viva voce delle vittime le testimonianze di chi, bambino, ha subito violenze proprio da quanti dovevano garantirgli protezione e amore.

L’incontro si era chiuso con la prospettiva di iniziative concrete da attuarsi nello Stato della Città del Vaticano e nelle diocesi di tutto il mondo. E già un mese dopo, il 29 marzo, Papa Francesco ha firmato tre documenti di grande rilevanza: il motu proprio sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, la nuova legge (ccxcVII) per lo Stato della Città del Vaticano, estesa anche alla Curia romana, e le linee guida pastorali per il Vicariato della Città del Vaticano. Un potenziamento dell’assetto normativo che, negli auspici del Pontefice, dovrebbe far maturare in tutti la consapevolezza che la Chiesa deve essere sempre più una casa sicura per i bambini e per le persone vulnerabili. Tante le novità significative: tutti i reati legati all’abuso sui minori sono diventati «perseguibili d’ufficio», si è introdotta una prescrizione di vent’anni, è stato imposto l’obbligo di denuncia e si è istituito, in Vaticano, uno speciale servizio di accompagnamento per le vittime di abusi.

Ai primi di aprile (dal 4 al 7) si sono svolti i lavori della decima assemblea plenaria ordinaria della Pontificia commissione per la tutela dei minori — il gruppo di lavoro, guidato dal cardinale O’Malley e avviato da Francesco già nel 2014 con lo scopo di studiare e proporre le iniziative più efficaci a favore della protezione dei minori e degli adulti vulnerabili e di promuovere programmi educativi — che ha fatto il punto sulle numerose iniziative in tutto il mondo a supporto delle comunità locali. Tra i progetti, significativo quello della creazione di uno «strumento di controllo», che include la compilazione di un elenco di materiale sulle linee guida per la salvaguardia, come anche l’analisi di modelli per monitorare il livello di attuazione, allo scopo di creare una risorsa per aiutare le Chiese locali nella creazione, attuazione, revisione e verifica di programmi di tutela.

Si è giunti, così, al 7 maggio, quando il Papa ha firmato la lettera apostolica in forma di motu proprio Vos estis lux mundi (entrata in vigore il successivo 1° giugno) dedicata alla lotta agli abusi sessuali commessi da chierici e religiosi, nonché alle azioni o alle omissioni dei vescovi e dei superiori religiosi «dirette a interferire o eludere» le indagini sugli abusi. Una normativa universale che si applica all’intera Chiesa cattolica, dato che — scrive il Pontefice all’inizio del documento — «affinché tali fenomeni, in tutte le loro forme, non avvengano più, serve una conversione continua e profonda dei cuori, attestata da azioni concrete ed efficaci che coinvolgano tutti nella Chiesa».

Tra le principali novità introdotte da Vos estis lux mundi c’è, innanzitutto, l’obbligo per ogni diocesi della Chiesa cattolica di dotarsi di sistemi stabili e facilmente accessibili al pubblico per presentare le segnalazioni sugli abusi. Poi l’obbligo per tutti i chierici, i religiosi e le religiose che vengano a conoscenza di un abuso o di un caso di copertura di un abuso, di segnalarlo al vescovo o al superiore religioso. Significativo che, oltre agli abusi sui minori e sugli adulti vulnerabili, ci si riferisca anche alle molestie o alle violenze per abuso di autorità. E altrettanto importanti appaiono i paragrafi dedicati a tutelare chi si fa avanti per fare una segnalazione. Ancora, emerge il nuovo ruolo dell’arcivescovo metropolita, al quale viene affidata l’investigazione previa sulle segnalazioni che sembrano poter avere qualche fondamento.

Dunque, la linea è chiara: nessuna copertura o omertà può essere giustificata. Al primo posto deve esserci sempre l’attenzione per le vittime. Non a caso, nella Lettera al popolo di Dio scritta il 20 agosto 2018, il Papa ricordava la frase della prima Lettera ai Corinzi: «Se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme», e sottolineava: «Queste parole di san Paolo risuonano con forza nel mio cuore constatando ancora una volta la sofferenza vissuta da molti minori a causa di abusi sessuali, di potere e di coscienza commessi da un numero notevole di chierici e persone consacrate. Un crimine che genera profonde ferite di dolore e di impotenza, anzitutto nelle vittime, ma anche nei loro familiari e nell’intera comunità, siano credenti o non credenti. Guardando al passato, non sarà mai abbastanza ciò che si fa per chiedere perdono e cercare di riparare il danno causato. Guardando al futuro, non sarà mai poco tutto ciò che si fa per dar vita a una cultura capace di evitare che tali situazioni non solo non si ripetano, ma non trovino spazio per essere coperte e perpetuarsi. Il dolore delle vittime e delle loro famiglie è anche il nostro dolore, perciò urge ribadire ancora una volta il nostro impegno per garantire la protezione dei minori e degli adulti in situazione di vulnerabilità».

di Maurizio Fontana

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22 febbraio 2020

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