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Dopo gli scontri a Parigi polemiche
per le carenze
nella sicurezza

· ​Il bilancio delle violenze durante i cortei dei gilet gialli è di 230 arresti e di oltre 60 feriti ·

Un momento delle manifestazioni di sabato a Parigi (AP)

Un bilancio da vera e propria guerriglia urbana: sono 230 le persone fermate dalla polizia in tutta la Francia durante le manifestazioni dei gilet gialli, che hanno messo a ferro e fuoco in particolare Parigi. E salgono le polemiche nei confronti del presidente Macron, colpevole, secondo le accuse dell’opposizione, di non aver predisposto sufficienti misure di sicurezza in previsione di una manifestazione che si sapeva a forte rischio. Lo stesso capo dello stato ha annunciato un inasprimento delle misure di sicurezza nei confronti dei gilet gialli considerati responsabili di quanto accaduto.

Il ministero dell’interno, riferendo che in quello che è stato il diciottesimo sabato di proteste si è registrato un leggero aumento dei partecipanti rispetto al passato, ha spiegato che in tutto il paese sarebbero state 32.300 le persone scese in piazza di cui circa 10 mila solo a Parigi. I gilet gialli tuttavia respingono le accuse: la polizia ci picchia, affermano «ma non alza un dito contro i black bloc che devastano gli Champs-Elysées. L’obiettivo del governo è evidente: mettere in cattiva luce noi e screditarci agli occhi dell’opinione pubblica per salvare Macron. Ma il presidente ha le spalle al muro, ha le ore contate. E alle europee ci presenteremo con Di Maio», ha detto Christophe Chalençon, uno degli esponente dei gilet gialli più in vista. «Non siamo noi a spaccare le vetrine — ha aggiunto in una intervista a QN — sono i black bloc che ogni volta arrivano in massa. La polizia li lascia fare per far credere che i responsabili siamo noi». Chalençon ha quindi condannato gli episodi di violenza che si sono verificati nel corso delle manifestazioni.

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18 agosto 2019

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