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Dono per la terra

· Il ruolo della donna nella lotta alla fame e al degrado ambientale ·

«La donna è l’armonia, è la poesia, è la bellezza. [...] A me piace pensare che Dio abbia creato la donna, perché tutti noi avessimo una Madre». Con queste parole, un anno fa, nella sua omelia mattutina, il Santo Padre parlava della donna, sottolineando l’apporto specifico che solo ella sa dare alla società e alla Chiesa. Apporto che si estende finanche negli ambiti dell’agricoltura e del right to food e che, pertanto, appare ricco di significato nei messaggi pontifici in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, il 16 ottobre d’ogni anno.

Ashley Cecil, «Cambiamento climatico e povertà» (2008)

Come non vedere nella sollecitudine di una madre l’esempio autentico di solidarietà, oggi sempre più necessaria, laddove sono ancora troppi coloro che «non possono nutrirsi in modo sufficiente e sano» (Messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione 2018)? Come non percepire nella capacità d’ascolto materno la risposta al monito di «prendere dolorosa coscienza, osare trasformare in sofferenza personale quello che accade al mondo» (Laudato si’, 19)? Come non cogliere nella sensibilità femminile l’attitudine a superare quell’atteggiamento utilitaristico che ci rende «incapaci di provare compassione dinanzi al grido di dolore degli altri, [...] come se tutto fosse una responsabilità a noi estranea che non ci compete» (Evangelii gaudium, 54)?

Ecco allora che gli obiettivi prefissati dalla comunità internazionale con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile acquistano un significato nuovo, se analizzati tenendo conto della prospettiva femminile: significato costantemente sotteso dalle parole che Papa Francesco indirizza annualmente alla Fao (Food and Agriculture Organization) e, per estensione, a tutta la comunità umana. Se ne vogliono evidenziare, di seguito, alcuni snodi fondamentali.

La donna che tratta con amorosa uguaglianza ogni figlio, senza mai pensare che il numero dei figli diminuisca la grandezza dell’amore per ciascuno di loro, insegna, in primis, a riconoscere che «tutte le persone hanno la stessa dignità, che è necessario garantire un’equa distribuzione dei frutti della Terra e che ogni essere umano ha diritto a nutrirsi a misura dei propri bisogni, partecipando altresì alle decisioni che lo riguardano e alla realizzazione delle proprie aspirazioni» (Messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione 2017).

La donna, poi, che è solita prodigarsi per tutti i membri della famiglia, ci trasmette la necessità di pensare e agire in modo concreto e solidale. Ne è prova il fatto che, in molte culture, è proprio ella ad amministrare l’economia domestica: parte fondamentale della famiglia rurale, spesso richiamata dal Santo Padre come luogo in cui si impara «quel legame d’amore, di solidarietà e di generosità che esiste tra i suoi membri e che è chiamato a diventare un modello per la vita sociale» (Messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione 2014). Il noto prodigarsi della donna per il focolare domestico, il suo coinvolgimento nell’assicurare una sana e nutriente alimentazione alla famiglia la rendono, dunque, la prima intermediaria in grado di rispondere alla domanda nutrizionale dei piccoli, dei deboli e della cellula fondamentale della società che è la famiglia, nel rispetto della natura e attraverso un uso sostenibile delle risorse della creazione.

La donna costituisce anche un’importante forza-lavoro nell’agricoltura. In Asia, il 60 per cento dei coltivatori diretti è infatti rappresentato da donne, mentre nei territori africani la percentuale sale all’80. Inoltre, tali contesti la vedono spesso incaricata non soltanto della coltivazione di ortaggi e della conservazione del raccolto, ma anche della cura di piccoli animali d’allevamento e da cortile. La donna, quindi, nel suo stretto contatto con il creato, diviene l’attrice principale per il ripristino dell’equilibrio tra natura ed essere umano, laddove un esasperato antropocentrismo induce invece a usare arbitrariamente e senza cura il creato, riducendo così la natura a oggetto esteriore da sfruttare.

Contro tali atteggiamenti egoistici, che si riverberano in numerose forme d’indigenza degli abitanti della terra e di degrado dell’ambiente in cui viviamo, il vescovo di Roma richiama donne e uomini di buona volontà a una educazione alla solidarietà, capace di vedere nell’altro un fratello da aiutare: non attraverso forme di assistenzialismo ma in una logica materna, nella speranza di formare persone che un giorno diventeranno autonome e indipendenti (cfr. Messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione 2013).

Il Santo Padre ha spesso parlato, a tal fine, di “educazione all’umanità” contro la “cultura dello scarto” e la “globalizzazione dell’indifferenza” (Messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione 2013). Anche in questo la donna sa dare il proprio contributo unico. Ella esprime la testimonianza vitale di chi prosegue con la propria opera (“pro-creatice”) l’azione creatrice di Dio, non solo mediante il dono della vita, ma anche prendendo a cuore situazioni dolorose e agendo per alleviare le sofferenze dell’altro. Dal paradigma femminile-materno, pertanto, non può che giungere nei nostri confronti un richiamo a intraprendere con concretezza decisioni immediate per combattere la fame nel mondo.

La donna, inoltre, ci insegna ad adottare attraverso la lente della sostenibilità soluzioni con le quali non si risponda solo a emergenze immediate, ma si affronti «insieme, a tutti i livelli, un problema che interpella la nostra coscienza personale e sociale, per giungere ad una soluzione giusta e duratura» (Messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione 2013). Questo perché il femminile è per sua natura portatore di creatività e di sguardo sul domani, ha a cuore le future generazioni e ci insegna che non basta, per dare un volto abitabile al domani, agire per arginare le emergenze, ma occorre «un’azione permanente mirata a favorire la partecipazione [della comunità rurale] nella presa di decisioni, a rendere accessibili tecnologie appropriate e ad estendere il loro uso, sempre nel rispetto dell’ambiente naturale» (Messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione 2014).

Di contro, in molti casi la donna continua a risentire di una condizione di estrema vulnerabilità. «Vulnerabile» è infatti «colui che è in condizione di inferiorità e non può difendersi, non ha mezzi, vive cioè una esclusione» (Messaggio per la Giornata mondiale dell’alimentazione 2017) e questo per la donna avviene tanto nel mercato del lavoro rurale, quanto nella filiera agroalimentare. Secondo il rapporto Regional Outlook on Gender and Agrifood Systems realizzato da Fao e Unione africana nel 2018, l’arretramento e la mancata valorizzazione dell’apporto femminile nel settore dell’agricoltura continua a essere drammaticamente evidente. Per di più, esso incide negativamente sulla produzione, sulla gestione delle risorse naturali, sulla nutrizione e sull’affidabilità dei mezzi di sussistenza, dato che a livello mondiale le donne costituiscono il 48 per cento della forza lavoro agricola. Pertanto, valorizzare il ruolo della donna in agricoltura e nel commercio alimentare corroborerebbe l’efficacia della lotta contro la fame, la malnutrizione e la povertà, velocizzando al contempo il raggiungimento degli impegni presi dalla comunità internazionale sottoscrivendo gli Obiettivi di sviluppo sostenibile.

La donna è dunque un dono per la Terra perché la sua azione peculiare contribuisce a far fronte alle necessità, alle ansie e alle speranze di milioni di persone che continuano a mancare del pane quotidiano. Ogni 8 marzo, giorno in cui si ricordano le conquiste sociali, economiche e politiche che l’hanno interessata, assieme alle azioni che si stanno portando avanti per l’effettiva attuazione dei principi di uguaglianza e parità sociale tra uomo e donna, non possiamo non guardare alla donna di Nazareth. Come Maria, a Cana, si fa portavoce davanti al Cristo delle esigenze dei commensali, così ciascuna donna ci chiama a rappresentare le istanze di quanti soffrono la fame e la malnutrizione, a portarle all’attenzione di chi può e deve cambiare la realtà, migliorando la società, affinché si garantisca una convivenza serena per tutti, nella fraternità e nell’attuazione del “Fiat panis”.

di Fernando Chica Arellano
Osservatore Permanente della Santa Sede presso la Fao, l’Ifad e il Wfp

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10 dicembre 2019

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