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Donne migranti

· ​Nuova rivista del SaMiFo ·

Le donne migranti sono al centro del primo numero della rivista «I quaderni del SaMiFo», presentato a Roma nella mattina del 26 ottobre. Curata dal Centro Salute Migranti Forzati (SaMiFo) la rivista nasce nel contesto della crisi dei rifugiati e si propone come strumento di tutela dei diritti e della salute dei migranti con «una particolare attenzione alle donne vittime di tortura e violenza», spiega padre Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli, la cui collaborazione con la asl Roma 1 è stata all’origine della creazione del centro SaMiFo nel 2006. 

Come attesta questo primo numero, le donne coinvolte non sono solo adulte, ma anche minorenni: tutte subiscono torture, abusi sessuali, trattamenti disumani e degradanti che ne minano, con effetti spesso devastanti, la salute mentale, fisica e riproduttiva. 

Introducendo l’incontro, padre Ripamonti ha sottolineato come le donne migranti siano «un anello debole, ancora più vulnerabile della catena di tutela della salute non tanto perché siano deboli in sé o maggiormente trascurate nella cura di sé ma perché il contesto culturale e sociale è spesso particolarmente ostile nei confronti delle persone di sesso femminile». Da qui la necessità di percorsi di accoglienza e integrazione specifici nelle società contemporanee.
Forte dei suoi dieci anni di attività, la ricerca del SaMiFo cerca risposte per problematiche nuove e — scrive nell’introduzione il presidente emerito della Corte costituzionale, Giovanni Maria Flick — offre un «quadro sintetico utile sia sull’attualità del fenomeno della tratta e della moderna schiavitù, sia sulle misure di protezione e di contrasto previste nel sistema internazionale, europeo e soprattutto nazionale». Lo scopo è quello di aiutare non solo le vittime ma anche gli operatori nella loro opera di assistenza.
Tra i diversi esperti che collaborano alla rivista, intervenuti durante la presentazione, ricordiamo Maria Grazia Privitera del Ministero della Salute, Francesca Nicodemi, membro dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati e Nice Nailantei Leng’ete, Ambasciatrice Amref Health Africa, che a soli 25 anni è diventata un simbolo della lotta alle mutilazioni genitali in Africa, dedicando «il lungo viaggio che è la vita ad aiutare le ragazze keniane a realizzare i loro sogni». Del resto, proprio mentre si svolgeva la presentazione della rivista, nel corso della catechesi del mercoledì, ancora una volta Papa Francesco richiamava l’attenzione di tutti sulle numerose donne vittime della tratta. (solène tadié)

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17 settembre 2019

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