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Donne latinoamericane

«La Chiesa cattolica, seguendo l’esempio di Gesù deve essere molto libera dai pregiudizi, dagli stereotipi e dalle discriminazioni subiti dalla donna. Le comunità cristiane devono realizzare una seria revisione di vita per una conversione pastorale capace di chiedere perdono per tutte le situazioni nelle quali sono state e tuttora sono complici di attentati alla sua dignità». A partire da questa riflessione l’assemblea plenaria della Pontificia commissione per l’America latina, guidata dal cardinale Marc Ouellet, ha elaborato in Vaticano dal 6 al 9 marzo una serie di raccomandazioni pastorali, proponendo «seriamente la questione di un sinodo della Chiesa universale sul tema della donna» sulla scia di quello sulla famiglia e sui giovani.

Rufino Tamayo «Donne che raggiungono la luna» (1946)

Al centro della dichiarazione, in quattordici punti, emerge uno sguardo teologico sulla grandezza della dignità e delle vocazioni femminili in coerenza con la Rivelazione, che lo stesso cardinale Ouellet approfondisce nell’intervista della sociologa María Lía Zervino. I testi presentati in questo numero ripercorrono le difficoltà, le speranze e le attese delle donne latinoamericane nella Chiesa di oggi, con un ventaglio di voci che coinvolge laiche e religiose operanti nelle istituzioni ecclesiastiche. Perché, come sostiene suor Mercedes Leticia Casas Sánchez, messicana impegnata con i migranti lungo il confine con gli Stati Uniti, «seguendo una tradizione centenaria, nella regione la fede si trasmette in linea femminile».

In tutti gli articoli il criterio è quello del paradigma della reciprocità come chiave di lettura per percepire il rapporto tra il femminile e il maschile, privilegiando la logica «dell’insieme a» e della «relazione». La teologa brasiliana Maria Clara Bingemer sostiene che «accanto e oltre al modello tradizionale della parrocchia, dove i servizi erano troppo concentrati nelle mani del sacerdote, la Chiesa in Brasile ha adottato, in molte sue diocesi, il modello delle comunità ecclesiali di base, scelta che ha permesso a molte donne di esercitare capacità di coordinamento e doti direttive e organizzative. Per la storica María Luisa Aspe Armella «le donne sono il volto migliore della Chiesa in Messico e in tutta l’America» in quanto «noi non siamo parte della struttura della Chiesa, siamo l’infrastruttura». E l’infrastruttura è ciò che non si vede ma che sostiene tutta la costruzione. (silvina pérez)

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20 agosto 2019

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