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Donne in cantiere

Anche se assenti nelle liste di presenza giornaliera, molte donne hanno lavorato nel cantiere della Reverenda Fabbrica. Impegnate in operazioni per cui non era richiesta una specifica competenza tecnica, sono per lo più vedove di operai. Sostituiscono i mariti per non incorrere nelle penalità previste dai contratti.

La vedova di Giacomo Carone, tale Antonina de Pozzo, è presente nell’elenco dei trasportatori di travertino dal 1548 al 1550. Madonna Pacifica de Cosciaris, «tinozzara», trasporta travertino da Tivoli. Mentre Marta di sor Ponzino carrettiere, rimasta vedova nel 1565, inizia a trasportare con i carri del marito i blocchi di travertino che carica al porto di Castello o nei pressi del Colosseo per consegnarli a San Pietro a 2 carlini la carrettata. Un caso a parte è quello di madonna Perna, «lavandara di N.S.», che nel 1542 affitta i suoi sei somari a mastro Lorenzo per trasportare a 15 baiocchi alla giornata la terra occorrente alla realizzazione di una strada di servizio dietro la basilica.

Durante tutto il XVI secolo la presenza femminile, oltre che per il trasporto dei materiali, appare anche tra la manovalanza e senza differenze remunerative con gli uomini. E non solo popolane. Anche alcune nobildonne stringono rapporti economici con la Reverenda Fabbrica, come Francesca Farnese e la contessa di Anguillara. La prima fornisce legna dalla selva di sua proprietà dal 28 agosto all’8 settembre 1546. L’altra, essendosi impegnata a tagliare in breve tempo i suoi abeti di Cerveteri, il 17 maggio 1549 viene sollecitata dai deputati ad affrettare la consegna in cantiere

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17 novembre 2019

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