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Donne e scienza

Il sapere scientifico è stato per lunghi secoli appannaggio quasi esclusivo degli uomini e sostanzialmente precluso alle donne .

Ferdinand Hodler «Canzone da lontano» (1906)

È solamente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, da quando, cioè, si cominciò a concedere alle donne la possibilità di accedere all’istruzione superiore — basti pensare che solo nel 1867 l’École Polytechnique di Zurigo, in anticipo rispetto ad analoghe prestigiose istituzioni europee, consentì alle donne l’accesso ai suoi corsi — che il numero di scienziate nei paesi occidentali è diventato rilevante. La lotta delle donne per essere ammesse nelle università non a caso è contestuale a quella dell’emancipazione femminile: soltanto nel XX secolo si assiste infatti all’ingresso di un grande numero di donne nelle facoltà di scienze e di medicina. Si comprende quindi il motivo per cui le donne che si sono distinte nel passato fossero in grande maggioranza cultrici di discipline umanistiche e raramente scienziate. È infatti difficile progredire nel sapere scientifico senza una forte preparazione specifica e al di fuori delle istituzioni universitarie.

La storia ci tramanda i nomi di poche decine di scienziate nell’antichità, solo una decina nel medioevo, soprattutto monache, quasi nessuna tra il 1400 e il 1500, 16 nel Seicento, 24 nel Settecento, 108 nell’Ottocento. Il contributo delle donne al progresso della scienza dal Novecento è stato invece notevole, sebbene non privo di ostacoli, e numerose sono le grandi scienziate il cui nome è legato a scoperte di fondamentale importanza nella fisica, nell’astrofisica, nell’informatica, nella medicina e nella biologia, ma più si sale nella gerarchia scientifica, più la percentuale delle donne diminuisce. In Europa, per esempio, il 60 per cento dei ricercatori in biologia è di sesso femminile, ma di questa maggioranza appena il 6 per cento arriva a dirigere i laboratori che contano. Ma quelle che hanno lasciato il loro segno, l’hanno lasciato sul serio, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche da quello umano, cosa che non tutti gli scienziati maschi hanno saputo fare. (mariella balduzzi)

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18 gennaio 2018

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