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Donne della parola

È un piccolo libro, in apparenza rivolto a un pubblico ristretto, e il tema che affronta è in fondo molto tradizionale: il commento alle costituzioni delle domenicane, opera di san Domenico stesso. Ma in realtà questo libro – di profonda meditazione ma che non rinuncia a un severo sguardo filologico sul documento esaminato – segna alcuni cambiamenti importanti nel registro dei rapporti uomo-donna nella vita religiosa.

Beato Angelico, «Cristo deriso», (1438-1440, convento di San Marco a Firenze, frammento raffigurante san Domenico)

In primo luogo, il commento a questo testo fondativo della vita religiosa claustrale femminile domenicana è opera di una donna, di una monaca stessa, Paola Panetta (Donne della Parola. Commento al Libro delle Costituzioni delle monache domenicane, Napoli, Editrice Domenicana Italiana, 2016, pagine 144, euro 13). Fino a qualche decennio fa, le monache erano solite affidare compiti importanti di carattere intellettuale a un’autorevole figura maschile del loro ordine, quasi a riconoscerne un ruolo di guida spirituale e intellettuale. Oggi questa forma di dipendenza sta volgendo a termine, perché le donne hanno scoperto di essere in grado di fare come gli uomini, e talvolta anche meglio di loro.

Un altro punto importante, ribadito anche nelle introduzioni al testo di esponenti di rilievo dell’ordine domenicano (come il priore del convento di Sant’Alberto Magno a Irving, fratel Brian J. Pierce, oppure Viktor Hofstetter e Timothy Radcliffe, ministro generale dal 1992 al 2001), è la riscoperta che il carisma specifico dell’ordine, la predicazione, è rivolto anche alle monache. “La monaca domenicana non dovrebbe mai votarsi al silenzio, perché un tale voto sarebbe in contrasto con il cuore e la missione dell’ordine dei predicatori” scrive Pierce. E Hofstetter ricorda come le costituzioni domenicane – le più democratiche di tutta la Chiesa – “sono identiche nelle parti essenziali” per frati e per suore. Per entrambi infatti Domenico stesso è nominato e offerto come esempio da imitare.

Radcliffe inoltre sottolinea come “le costituzioni dei frati e delle monache sono in costante evoluzione”. In futuro questa evoluzione potrebbe arrivare anche a modificare la struttura di direzione dell’ordine, che invece non tiene conto in alcun modo della parità fra i sessi. Le monache domenicane, infatti, dipendono dal ministro generale dell’ordine, che però è stato eletto soltanto dai frati (nessuna monaca vota al capitolo generale per la sua elezione). Ed è legittimo attendersi sviluppi nuovi.

di Lucetta Scaraffia

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26 febbraio 2020

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