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Donna Sapienza
un ritratto poetico

· Simboli nella Bibbia ·

«Infatti, chi trova me trova la vita, e ottiene favore dal Signore» (Proverbi 8, 35). Queste parole sono pronunciate da Donna Sapienza in Proverbi 1-9, dove troviamo tre illustrazioni di una figura femminile di Sapienza (in ebraico hokma; in greco sophia), descritta attraverso un lungo ritratto poetico. È una delle immagini femminili più ricche nella Bibbia ebraica, non solo per quanto riguarda la letteratura sapienziale, ma anche nel canone più ampio della scrittura. Viene ripresa nella riflessione successiva, e in particolare in Ben Sira e nella Sapienza di Salomone. L’aspetto femminile è centrale: da un lato la Sapienza è una donna normale, una buona moglie, una valida consigliera; dall’altro, invece, è una rappresentante femminile del divino con un ruolo nella creazione, in un mondo e una società ordinati, e un ponte tra Dio e l’umanità, comunicando buone relazioni e l’imperativo morale.

Andrea Scacchi «La divina Sapienza»

L’idea di una figura femminile di Sapienza ci viene presentata per la prima volta in Proverbi 1, 20-33, dove Sapienza grida per le strade e nelle piazze, all’ingresso delle porte della città, a tutti coloro che hanno bisogno di sentire il suo richiamo. Ciò viene spesso assimilato a un ritratto profetico, in quanto è, per buona parte, un avvertimento a quanti rifiutano la sua esortazione e non ascoltano. Ma «chi ascolta me vivrà tranquillo e sicuro dal timore del male» (Proverbi 1, 32). Poi, in Proverbi 3, 13-20 troviamo una descrizione in terza persona di questa donna elusiva. È preziosa, molto più dell’oro e dei gioielli; «Lunghi giorni sono nella sua destra e nella sua sinistra ricchezza e onore» (3, 16); le sue vie rappresentano la pace e tutti coloro che le percorrono possono scoprirla in serena contemplazione; è un «albero di vita» (3, 18) per chi si attiene a lei. Diventa sempre più attraente: la via verso la ricchezza e l’onore, e ancora di più la via verso una lunga vita o magari altro ancora, se l’immagine dell’«albero di vita» rappresenta l’eternità. In Genesi 3, 22 l’albero di vita rappresenta l’immortalità nel giardino dell’Eden ed è il secondo albero proibito ad Adamo ed Eva. L’albero simboleggia anche la Sapienza al centro della creazione, come esprime il momento culminante del passo, secondo cui il «Signore ha fondato la terra con la sapienza» (Proverbi 3, 19). Essa diventa parte dell’atto creativo di Dio, il mezzo con cui è stata fatta la terra. Le qualità della comprensione e della sapienza, di fatto, sono legate agli atti creativi che conosciamo da Genesi 1 (3, 20). Poi giunge il monito: non lasciatevele sfuggire! (3, 21). Attenetevi a queste qualità e «saranno vita per te e grazia per il tuo collo». È questa la via da seguire, la via sicura della sapienza.

Nella prima parte di Proverbi 8, la Sapienza è descritta come una donna ideale; sta alle porte della città esortando: «Imparate, inesperti, la prudenza e voi, stolti, fatevi assennati» (8, 5). Deve essere ascoltata; le sue sono parole di verità, e migliori di tutte le cose preziose. È il principio di verità per mezzo del quale regnano i re, e premia con ricchezze e onori quanti la «amano». È dunque associata alla giustizia e alla verità, e alla ricchezza e all’abbondanza. È contrapposta a tutto ciò che è male. Nella seconda parte del capitolo, tuttavia, il ruolo sembra passare da quello di colei che esorta le persone a seguire il suo cammino a quello svolto nella creazione, di cui abbiamo appreso in Proverbi 3, 19. Viene descritta come presente accanto a Dio nella creazione del mondo, «dilettandomi sul globo terrestre, ponendo le mie delizie tra i figli dell’uomo» (8, 31). Viene anche descritta come creata da Dio in principio, prima dell’inizio del mondo creato come noi lo conosciamo. È un cambiamento sorprendente ed è occasione per un inno agli atti creativi di Dio: vengono citati «profondità» e «acqua», «montagne» e «colline», «terra» e «campi». La Sapienza osserva mentre Dio disegna un cerchio sul volto della profondità e divide il firmamento, delimita il mare e definisce la terra. La sua reazione alla creazione e a Dio è di diletto, di meraviglia. Lei è Sapienza, il principio di razionalità e di ordine nel mondo, come rivelato dalla creazione stessa e come manifestato nell’attività e nella società umana. È il principio di solido giudizio, rapporti sagaci, ricerca di educazione e di conoscenza e per l’acquisizione del sapere. È il cammino di verità e «vita» nel senso più pieno.

Luca Giordano «Allegoria della divina Sapienza» (particolare, 1685 - 1685)

La Sapienza è al tempo stesso terrena e celeste, un momento ospite umana concreta, l’istante dopo vicina a Dio. Viene descritta come presente «quando [Dio] disponeva le fondamenta della terra» (8, 29), come una che esprime ogni giorno diletto per la presenza di Dio e che offre prudenza e comprensione a coloro che le passano accanto lì dove sta, alle porte delle città. È dunque colei che «sulle soglie degli usci […] esclama» (8, 3), una figura talvolta enigmatica che cerca di influenzare coloro che stanno alle porte, coloro che prendono le decisioni in città. «[Q]uelli che mi cercano mi troveranno» dice in Proverbi 8, 17. La Sapienza si è posta «lungo la via, nei crocicchi delle strade» (8, 2) dei numerosi cammini della vita. A sua volta ci offre tanti sentieri da esplorare e molte visioni fugaci di altri viandanti.

Da dove deriva dunque l’idea per questa figura di Sapienza? È il vestigio della figura di una dea? In Proverbi 3 viene descritta come avente lunghi giorni nella mano destra e «ricchezza e onore» nella sinistra, simile ad altre divinità antiche del Vicino oriente che reggono in mano oggetti simbolici, come la dea cananita Astarte. O è forse un principio astratto? Esiste un interessante parallelo nel principio egizio di ordine e giustizia, che in seguito è stato raffigurato come una dea — Ma’at (che significa «verità») — che in una mano tiene uno scettro e nell’altra mano l’ankh (il simbolo egizio che indica la vita eterna). Ma’at viene descritta come monile del grande dio, Re-Atum, proprio come Donna Sapienza è al fianco di Dio in Proverbi 8, 30. Ma’at era raffigurata sia sugli amuleti sia sulle collane poste attorno al collo dei sommi giudici in Egitto; in modo analogo, la Sapienza viene descritta come «monile» per il collo dei suoi seguaci (Proverbi 1, 9; 6, 1). O, cosa più probabile, forse si tratta di una metafora poetica usata dagli scribi che hanno scritto Proverbi 1-9, un’estensione dell’immagine di una buona moglie, la cui antitesi è l’adultera che conduce i giovani ignari sulla via della distruzione. Ci sono due alternative: seguire l’insegnamento della sapienza, ascoltarla e trovare la vita; ma guai se si fa il contrario, poiché «quanti mi odiano amano la morte» (8, 36). Non vi è alcun dubbio che tutti questi passi sono affollati di immagini tali da ispirare la creazione artistica.

Nel pensiero ebraico più tardo, la Sapienza viene identificata con la legge (torah), sicché rispettare la legge ebraica è sinonimo di acquisire sapienza, collegando la Torah con la creazione di Dio. Con questa identificazione, la Torah era allora, come la Sapienza, preesistente, delizia di Dio, parola di Dio comunicata. Così in Siracide 24, passo più noto in cui è descritta Donna Sapienza, viene tracciata una linea dall’ordine primevo fino alla rivelazione specifica di Yahweh a Israele. Essa viene descritta come «uscita dalla bocca dell’Altissimo» (24, 3) e avente «ricoperto come nube la terra» (il che potrebbe alludere a Mosè nella nube in Esodo 34). Viene descritta come dimorante in luoghi alti e avente una colonna di nubi come trono (24, 4). Di lei viene detto che ha percorso il «giro del cielo» e passeggiato «nelle profondità degli abissi» (24, 5), che ha preso dominio sul mondo intero: su mare e terra, «su ogni popolo e nazione» (24, 6). È dunque su un piano cosmico più alto rispetto a quello descritto prima, assomigliando più a un angelo del consiglio celeste che all’essere creato in Proverbi 8. La ricerca di una dimora, paradossalmente, porta la Sapienza a risiedere in Israele, nel tabernacolo all’interno del tempio a Gerusalemme (24, 8-11). Il verso 22 lo dice in modo esplicito: «Tutto questo è il libro dell’alleanza del Dio altissimo, la legge che ci ha imposto Mosè, l’eredità delle assemblee di Giacobbe». La Sapienza è dunque a disposizione d’Israele, tuttavia, anche se un tempo dimorava in mezzo ad altre nazioni, ora essenzialmente è loro nascosta. Solo Dio la conosce fino in fondo (cfr. Siracide 1, 1-10). Il dono è di natura più specifica, unendo però tutti i benefici del ritratto presentato nei Proverbi, ovvero onore e ricchezze, conoscenza e così via. Vengono sottolineati anche la ricerca e il desiderio da parte umana, paragonandola a un albero, a un cipresso, o un cedro, un platano, un terebinto o una palma; una pianta di rose, un ulivo; una vite. Viene descritta in termini seducenti come dal profumo dolce e fecondo. C’è una sorta di erotismo nella sua attrazione.

Incipit del Libro della Sapienza, codice Gigas (secolo XIII)

Ma in altri scritti il concetto diventa più profondo, sicché nella Sapienza di Salomone, l’opera del primo secolo prima dell’era volgare, la Sapienza è vista come un vero e proprio attributo di Dio. Qui troviamo una progressione precisa nell’idea della Sapienza, probabilmente influenzata dal pensiero greco e forse contrapposta a un culto di Iside che all’epoca prevaleva ad Alessandria. In Sapienza 7, 25 leggiamo: «È [la Sapienza] un’emanazione della potenza di Dio, un effluvio genuino della gloria dell’Onnipotente». In questo testo Donna Sapienza viene ipostatizzata più che semplicemente personificata. È, qui, la manifestazione di Dio agli uomini, un’emanazione di attributi divini. In Sapienza 7, 21-23 leggiamo: «Mi ha istruito la sapienza, artefice di tutte le cose. In essa c’è uno spirito intelligente, santo, unico, molteplice, sottile, mobile, penetrante, senza macchia, terso, inoffensivo, amante del bene, acuto, libero …». È lei la governante e l’artefice di tutte le cose (Sapienza 8, 1, 6). È maestra di virtù come l’autocontrollo e la giustizia (8, 7) e dispensatrice di ogni insegnamento (7, 17-22), comprese le informazioni relative agli ambiti delle scienze naturali. Il poema della Sapienza in 7, 22- 8, 2 inizia con una descrizione cosmologica della relazione della Sapienza con Dio. Parla della sua azione nella creazione e della sua superiorità rispetto a tutte le cose create nel suo ruolo ordinante. La Sapienza esiste per insegnare a chi la segue a risponderle, ed è ciò che fa l’autore: «Questa ho amato e ricercato fin dalla mia giovinezza» (8, 2). Segue quindi, in 8, 3-16, una descrizione di ciò che la sapienza può dare a quanti le rispondono: conoscenza, ricchezza, intelligenza, giustizia, esperienza; nulla può superare i suoi benefici. Anche qui riscontriamo un linguaggio erotico in termini di amore e desiderio: «L’amai più della salute e della bellezza» (7, 10); «ho cercato di prendermela come sposa, mi sono innamorato della sua bellezza», afferma il probabile autore, Salomone (8, 2). Ancora viene creato un collegamento con la Torah — «l’amore è osservanza delle sue leggi; il rispetto delle leggi è garanzia di immortalità» (6, 18) — e viene compiuto anche un passo ulteriore, un collegamento con l’immortalità. La Sapienza qui offre doni ancora più grandi, ma d’altra parte essa è un attributo dello stesso Dio, il suo agente creativo, la sua parola di comando.

Donna Sapienza, dunque, è offerta a chiunque desideri seguire il suo cammino. È un dono per coloro che vogliono accettare l’offerta, e le sue parole sono vere. E tuttavia è legata anche all’opera creativa di Dio «all’inizio della sua attività» (Proverbi 8, 22). È al tempo stesso rappresentante del divino per gli uomini, pienamente accessibile agli uomini, e strumento per mezzo del quale Dio stesso realizza la creazione, che di certo solo Dio può conoscere appieno. Gli uomini e le donne saggi cercano di acquisire conoscenza del mondo, le sue numerose meraviglie sono aperte alla ricerca scientifica e tuttavia la conoscenza ultima risiede sempre solo in Dio, e ci sono segreti nascosti che non sono così facilmente accessibili, compreso come Dio non solo ha creato il mondo, ma lo sostiene anche e interagisce con esso.

Donna Sapienza rappresenta un ponte, un luogo d’incontro tra il divino e l’umano. La Sapienza come donna si rallegra dinanzi a Dio e dinanzi agli esseri umani, dilettandosi nel mondo creato ed esprimendo meraviglia davanti agli exploit dell’umanità. Ma la Sapienza è essenzialmente pratica, e quindi termina con una nota concreta, ovvero cercatemi, trovatemi, perseguite tutto ciò che è bene, amate la conoscenza: «Accettate la mia istruzione e non l’argento, la scienza anziché l’oro fino, perché la scienza vale più delle perle e nessuna cosa preziosa l’uguaglia» (Proverbi 8, 10-11).

di Katharine J. Dell

L’autrice

Katherine Dell è docente di Letteratura e Teologia Neotestamentaria presso la Facoltà di Divinità dell’università di Cambridge e “Fellow” del St Catherine’s College. È esperta di letteratura sapienziale e ha scritto libri su Proverbi, Giobbe ed Ecclesiaste. Attualmente sta lavorando a un commento a Ecclesiaste.

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