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Donna impegnata e spirituale

· ​Una nuova biografia di Eleanor Roosevelt ·


La profonda spiritualità di Eleanor Roosevelt, moglie di Franklin Delano Roosevelt, trentaduesimo presidente degli Stati Uniti, l’ha sostenuta e indirizzata nel corso di tutte le sue battaglie; battaglie per i diritti delle donne, dei neri, dei poveri, battaglie per la giustizia e l’equità sociale, come testimonia la recente biografia di Harold Ivan Smith, intitolata Eleanor. A Spiritual Biography (Louisville, Westminster John Knox Press, 2017, pagine 256, euro 18,86). 

Eleanor Roosevelt  alle Nazioni unite (1947)

Quando Franklin Delano fu eletto presidente degli Stati Uniti nel 1932 e allo scoppio della seconda guerra mondiale, Eleanor, con le sue visite, con i suoi appelli, con la celebre colonna intitolata «My Day» sui giornali, fu di grande sostegno alla popolazione civile e ai combattenti. In ogni suo discorso o scritto era immancabile uno o più riferimenti alla figura o agli insegnamenti di Gesù, inteso come modello su cui ognuno avrebbe dovuto calibrare la propria vita. Seguendo il motto «Devi fare le cose che pensi di non poter fare», Eleanor compì numerosi viaggi al fronte per supportare le attività della Croce rossa e sollevare il morale delle truppe, indisse in patria conferenze stampa, parlò di diritti umani, dei diritti dei bambini, dei problemi delle donne. «Dove iniziano i diritti umani universali? — scrisse Eleanor nel suo famoso testo sui diritti civili, datato 27 marzo 1958, intitolato In Your Hands — In piccoli posti vicino casa, così vicini e così piccoli che essi non possono essere visti su nessuna mappa del mondo. Ma essi sono il mondo di ogni singola persona; il quartiere dove si vive, la scuola frequentata, la fabbrica, fattoria o ufficio dove si lavora. Questi sono i posti in cui ogni uomo, donna o bambino cercano uguale giustizia, uguali opportunità, eguale dignità senza discriminazioni. Se questi diritti non hanno significato lì, hanno poco significato da altre parti».
Se il razzismo istituzionalizzato nel Sud protestante la indignava, la sua preoccupazione per i neri americani la spinse a dimettersi, in segno di protesta, dall’associazione Figlie della Rivoluzione, perché aveva rifiutato il permesso di cantare nella propria sala concerto di Washington alla cantante nera Marian Anderson. La sua spiritualità, non essendo una nozione astratta, ma un qualcosa di vivo, la portò a considerare tutti gli esseri umani come figli di un Dio misericordioso, perciò fratelli e sorelle. Una spiritualità, secondo Eleanor, perfettamente rispecchiata nella Dichiarazione di Indipendenza, con la proclamazione dell’uguaglianza di tutti gli uomini.
Alla morte del marito, avvenuta nel 1945, Eleanor fu nominata dal nuovo presidente, Harry S. Truman, rappresentante per diritti umani presso la Commissione delle Nazioni unite, e fu da lui definita «First Lady of the World». Eleanor Roosevelt impiegò tutte le sue energie per la ratifica della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo da parte delle Nazioni unite, definendola, in un famoso discorso del 1948, «la Magna Carta di tutta l’umanità». La Dichiarazione, approvata quasi all’unanimità dall’Assemblea generale delle Nazioni unite, il 10 dicembre 1948, rappresentò il coronamento del suo lungo e faticoso impegno politico, affondante le radici in una spiritualità capace di prendere forma concreta e sempre lucidamente “in contatto” con il Dio cristiano: «Penso — scrisse Eleanor Roosevelt — che chiunque rifletta sulla vita di Cristo, ne debba necessariamente rimanere influenzato. Mi è sempre sembrato che se fossimo mai riusciti a mantenere i parametri che Egli ha stabilito per noi avremmo eliminato molta parte del conflitto nel mondo».

di Elena Buia Rutt

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