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Donna del Magnificat

· Quello che insegna l’Assunta ·

È difficile dimenticare, nel giorno della solennità dell’Assunta, le tante immagini di guerra, di persecuzione, di sofferenza e di crisi che ormai da diverso tempo hanno invaso i circuiti mediatici di tutto il mondo. È altrettanto difficile dimenticare le molteplici “immagini non viste”, vale a dire i volti e le storie di tutte quelle persone che la crisi endemica fra gli uomini afferra senza pietà, rendendole “scarti”. Tutte queste immagini contribuiscono a creare e a mantenere una memoria collettiva. Ma non dicono però di quale memoria si tratti. Non dicono, cioè, se si tratti di una memoria rassegnata o ribelle; se sia una memoria indifferente o indignata; se essa abbia i tratti della paura o dell’impegno.

Gentile da Fabriano «Fuga in Egitto» (particolare, 1423)

Che cosa Maria, in quanto donna di fede perfettamente redenta nel suo corpo mortale, trasfigurata e configurata a Cristo risorto e madre dei viventi, può dire e dare a una comunità che, con la forza “debole” della testimonianza e della parola, voglia contribuire a superare la persistente crisi umana costruendo una memoria collettiva che porti i tratti del lievito evangelico? Nel corso della sua vita terrena, la Madre di Gesù ha sperimentato la durezza delle varie crisi a cui è stata sottoposta.

La Vergine ci ispira una memoria ribelle, che sappia reagire alla rassegnazione del fatalismo. Alla luce del Vangelo, la Madre di Gesù ci ispira anche una memoria dell’impegno, che sappia sottrarsi all’abbraccio mortale della paura, che è uno strumento a servizio della “legge del più forte”, che trasforma il mondo in una specie di “inferno globalizzato”.

Con Maria, donna glorificata nel corpo e nell’anima, i cristiani possono immettere nella memoria collettiva del mondo, come lievito nella pasta, i semi della santa ribellione, dell’indignazione e dell’impegno evangelici.

Salvatore Perrella

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18 luglio 2018

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