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Dolore e oblio

· L’alzheimer nel film «Still Alice» con una strepitosa Julianne Moore ·

Stimata professoressa universitaria appena cinquantenne, Alice (Julianne Moore) vive una vita serena con il marito (Alec Baldwin) e due figlie ormai grandi (Kristen Stewart e Kate Bosworth), soltanto un po’ preoccupata dalla velleitaria carriera di attrice di una di queste. Lo srive Emilio Ranzato aggiungendo che la tranquillità finisce quando la donna comincia a notare lacune sempre più vistose nella propria memoria.

La diagnosi medica non lascia scampo: una rara forma precoce del morbo di alzheimer. Il tracollo è rapidissimo. Prima la difficoltà a ricordare banali parole, poi l’appannarsi del senso dell’orientamento, quindi l’impossibilità di proseguire il lavoro. Fino alla perdita quasi totale della coscienza di sé e di chi le sta attorno. Senza disperarsi, Alice proverà a mettere in questa situazione la stessa meticolosità e forza d’animo che infondeva nella propria professione. Ma la vera salvezza, forse, potrà arrivare solo dai rapporti umani.

Dopo il premio vinto meritatamente all’ultimo festival di Cannes, per la parte dell’attrice isterica e viziata di Maps to the stars di David Cronenberg, Julianne Moore conferma il suo stato di grazia con una interpretazione ancora superiore in un ruolo completamente diverso. Molto del merito per la riuscita di Still Alice va dunque alla sua performance tanto controllata quanto emotivamente struggente. Che fra l’altro la consolida come migliore erede contemporanea delle grandi protagoniste degli women’s films della vecchia Hollywood, delle Davis e delle Crawford, ovvero del prototipo della donna sola contro un destino insormontabile.  

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26 febbraio 2018

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