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Dodicimila case crollate per il sisma

· Il presidente Rohani visita le zone colpite in Iran ·

Il presidente Rohani in visita ai terremotati a Kermanshah (Afp)

Continuano ad aggravarsi le conseguenze del terremoto che ieri ha colpito un’area tra Iraq e Iran, già teatro di devastazioni e atrocità durante la guerra tra i due paesi negli anni ottanta. Finora le vittime accertate sono oltre 450, soprattutto in Iran, ma si teme che con il passare delle ore possano essere molte di più. I feriti sono circa 7000, molti dei quali ricoverati in ospedale in gravi condizioni. Secondo l’emittente televisiva locale Press Tv, sono circa 12.000 le case completamente distrutte dal potente sisma, avvertito in buona parte del Vicino e Medio oriente, 15.000 quelle seriamente danneggiate. Nella intera regione di Kermanshah sono stati colpiti complessivamente 1950 villaggi e sette città. Le autorità hanno sconsigliato il ritorno nelle abitazioni rimaste in piedi, a causa delle continue scosse di assestamento. Stamane, il presidente iraniano, Hassan Rohani, che ha proclamato un giorno di lutto nazionale, ha visitato la città di Kermanshah, capoluogo della omonima regione maggiormente colpita dal terremoto di magnitudo 7,3 sulla scala Richter. Oltre a presiedere una riunione d’emergenza sull’andamento dei soccorsi, Rohani si è fermato a parlare con la gente. Al suo arrivo all’aeroporto Shahid Ashrafì di Kermanshah, informa l’agenzia di stampa iraniana Irna, Rohani ha ringraziato la popolazione per la reazione esemplare e i paesi che hanno offerto aiuto, garantendo l’impegno del governo nella ricostruzione. L’Iran è attraversato da diverse faglie che provocano frequenti scosse telluriche. Il più grave terremoto dei tempi recenti fu quello di Bam, che nel dicembre del 2003 provocò oltre 26.000 morti.

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