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Documenti falsi e messaggi cifrati

· Un ebreo romano al tempo della Shoah ·

Il 26 marzo 1944 Giorgio De Benedetti, di origine ebraica, fu condotto nel Palazzo lateranense con l’auto di monsignor Alfredo Ottaviani e qui si nascose, lavorando come bibliotecario. Un fatto confermato a chi scrive dal figlio, Vittorio De Benedetti, ancora in possesso di una cinquantina di documenti risalenti all’epoca della persecuzione, nel periodo che va dal 1938 fino al 1944. Particolarmente interessanti sono il fronte e il retro dei documenti falsificati di Giorgio De Benedetti, scritti in tedesco e in italiano e rilasciati dall’ufficio del personale della Santa Sede.

I documenti falsi  rilasciati dall’Ufficio del Personale della Santa Sede

In queste carte il nome di Giorgio De Benedetti è stato falsificato in quello di Giorgio Galli, mentre i nomi fittizi del padre e quello della madre risultano essere Ercole Galli e Maria Esposito. Questi particolari ci aiutano anche a svelare l’identità di chi ha falsificato i documenti: monsignor D’Ercole. Nel documento in tedesco, infatti, l’amicizia di Giorgio con monsignor D’Ercole si esprime con humour elegante: «Galli Giorgio Sohn des Ercole» (in italiano, Giorgio Galli figlio di Ercole). Non è possibile esprimere in modo più bello e sottile l’amicizia tra Giorgio, ebreo e il suo amico in Vaticano.
Anche il 22 gennaio 1944, data del rilascio del documento, è un elemento fittizio che cela un messaggio. Il 22 gennaio 1944, infatti, è il giorno dello sbarco degli americani ad Anzio e tale data rappresentò un segno di speranza per la liberazione. La vera data del rilascio del documento è il 26 marzo 1944, giorno nel quale Giorgio De Benedetti fu condotto da monsignor Ottaviani dal convento delle figlie di San Giuseppe (sul Lungotevere Farnesina) nel Palazzo lateranense, dove ricevette l’incarico di bibliotecario.
Il motivo del trasferimento fu l’attentato di via Rasella, che causò la morte di 33 soldati tedeschi. Ne derivò un grande timore per le rappresaglie dei nazisti contro la comunità ebraica. Per questo, Giorgio chiese di nascondersi in un luogo ritenuto più sicuro: il Palazzo lateranense.
Questo episodio conferma che l’accusa del colonnello Mario Battistelli contro monsignor Ottaviani, ritenuto responsabile di nascondere degli ebrei nel Palazzo lateranense, è storicamente certa.
In realtà, monsignor Ottaviani aveva cercato di aiutare gli ebrei già prima della retata del 16 ottobre 1943: l’ebrea Laura Scharf, per esempio, testimoniò che fu Ottaviani a portare, già dopo il bombardamento del 19 luglio 1943, lei, suo fratello e sua madre con una autovettura del Vaticano nel convento in via Michelangelo Caetani.
All’epoca, Ottaviani era assessore del Sant’Uffizio e incontrava sovente Pio XII che chiedeva regolarmente la lista con i nomi veri e falsificati degli ebrei nascosti nel Seminario Maggiore Romano. Tra l’11 dicembre 1943 e il 3 gennaio 1944 si conoscono cinque di queste liste. In una di esse, Giorgio De Benedetti viene indicato come bibliotecario del Seminario Maggiore Romano.
Sembra evidente che Pio XII avesse questo nome davanti ai suoi occhi e che Giorgio De Benedetti abbia goduto della protezione del Pontefice. 

di Dominiek Oversteyns 

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19 giugno 2019

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