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Dobbiamo essere uniti
al Papa

· Intervista al cardinale Parolin al termine dell’incontro con i nunzi ·

Un «bilancio positivo», un incontro svolto in «semplicità» e «fraternità». Così il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato, commenta l’incontro che si è svolto negli ultimi giorni in Vaticano e che ha visto riuniti i nunzi apostolici.

Qual è il suo bilancio dell’incontro del Papa con i nunzi apostolici che si è svolto in questi giorni in Vaticano?

Il bilancio è certamente positivo. Queste riunioni hanno un valore in sé perché sono un momento di incontro tra persone che lavorano con lo stesso scopo, con lo stesso spirito e al servizio della stessa realtà che è la Chiesa e in particolare il Papa, anche se lo fanno a distanze molto grandi l’una dall’altra. E poi anche le tematiche trattate in questi giorni hanno suscitato molto interesse da parte dei partecipanti, che si è manifestato soprattutto nei numerosi interventi seguiti alle varie conferenze. Mi pare che il clima sia stato buono. Poi c’è stato anche questo momento di intensa partecipazione per la morte del nunzio apostolico in Argentina Leon Kalenga, che ci ha visto tutti accomunati nella preghiera con il Santo Padre durante la celebrazione delle esequie. Si è trattato di un incontro positivo che continua la tradizione e che ha indotto il Papa a far proseguire con cadenza triennale questi appuntamenti, dopo le esperienze del 2013, subito dopo la sua elezione, e nel 2016, durante il Giubileo della Misericordia.

Com’è stato recepito il discorso che Francesco ha consegnato ai nunzi? I media hanno sottolineato alcune raccomandazioni presenti nel testo e si sono sottolineati i rimproveri...

Ho visto che c’è stata questa ricezione, ed era anche abbastanza ovvia. I media sono portati sempre a cercare quello che c’è di stuzzicante negli interventi del Santo Padre o di altri esponenti della Chiesa. Personalmente non credo che ci si possa però limitare a cogliere soltanto questi aspetti. Nel mio saluto inziale al Papa avevo parlato di “correzioni”. Avevo detto: siamo aperti a ricevere ogni incoraggiamento e anche ogni correzione che possa servire a migliorare davvero il nostro servizio, perché vogliamo rendere un servizio sempre più grande alla Chiesa, al Papa e agli uomini. Quindi anche i richiami del discorso del Santo Padre vanno letti in questo contesto positivo. Mi pare che così siano stati accolti e vissuti dai partecipanti.

Nel discorso consegnato Francesco ha ricordato che il nunzio è chiamato ad essere «uomo di Dio», rappresentante della Chiesa e del Pontefice, una missione «inconciliabile» con il criticare il Papa, con l’«avere dei blog o addirittura unirsi a gruppi ostili» a lui e alla Chiesa. Come giudica questo richiamo?

Credo che si tratti di un richiamo giusto. Non si può pretendere che ci sia un’uniformità di pensiero, ci sono cose che sono discutibili nel senso che si possono discutere, come recita un antico assioma in necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas (unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, carità in tutte, ndr). Noi però siamo rappresentanti del Papa e dunque si possono dire a lui le cose che ci sembra di dover dire, con molta libertà. Credo che il Santo Padre sia molto aperto e ben disposto a ricevere commenti, osservazioni, riflessioni sulle varie questioni. Al tempo stesso noi dobbiamo cercare di mantenere l’unità, che è la condizione per l’efficacia della nostra azione nel mondo. Saremo tanto più efficaci quanto più siamo realmente uniti nelle cose fondamentali. Dunque, soprattutto come rappresentanti pontifici, dobbiamo avere questa unità con il Papa e questa adesione al suo insegnamento che si deve tradurre poi concretamente in atteggiamenti di condivisione del suo pensiero e del suo indirizzo.

Che cosa può dirci del dialogo a porte chiuse avvenuto tra il Papa e i nunzi?

È stato un dialogo molto aperto e franco, durante il quale con molta semplicità e molta fraternità — note caratterizzanti di tutti gli incontri di questi giorni — si sono messi sul tappeto alcuni temi, sui quali però non vorrei entrare, dato che si trattava di un incontro a porte chiuse. Sicuramente i nunzi hanno apprezzato le risposte che il Papa ha dato, perché non ha avuto timore di entrare in temi delicati parlandone con molta franchezza e apertura.

di Andrea Tornielli

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26 agosto 2019

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