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Dobbiamo conoscerci

· Al Sinodo l'intervento del rabbino Rosen sulla necessità del dialogo tra ebrei e cattolici ·

Cattolici ed ebrei devono imparare a conoscersi di più. Soprattutto in Terra Santa. L'intervento di David Rosen, consigliere del Gran Rabbinato di Israele e direttore del Department for Interreligious Affairs of the American Jewish Committee and Heilbrunn Institute for International Interreligious Understanding, ha dato il primo segnale dell'apertura dell'assemblea sinodale a tutte le realtà del Medio Oriente. Ha preso la parola durante i lavori della quinta congregazione generale, nel pomeriggio di mercoledì 13 — alla presenza di Benedetto XVI — e ha subito posto una questione sulla quale riflettere, se l'intenzione è quella di contribuire alla costruzione di un clima di convivenza pacifica in Terrra Santa e in tutta la regione.

«Bisogna conoscersi», ha sostanzialmente ripetuto Rosen, che si è rivolto all'assemblea con il saluto iniziale « pax vobis ». Dopo aver ricordato i progressi nel dialogo tra cattolici ed ebrei negli ultimi dieci anni, ha rilevato di «essere rimasto sorpreso nello scoprire nel clero cattolico e talvolta anche nella gerarchia di alcuni Paesi, non solo ignoranza nei confronti dell'ebraismo contemporaneo, ma spesso perfino della Nostra aetate » così come del resto «nel mondo ebraico — ha aggiunto — esiste ancora una diffusa ignoranza del cristianesimo» e non si conoscono i progressi dei rapporti dovuti all'impegno prima di Giovanni Paolo II e ora di Benedetto XVI. Un concetto questo che Rosen ha ribadito, fuori dell'aula sinodale, in una conferenza stampa. Il dialogo tra cristiani ed ebrei, ha precisato, va avanti e il viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa ha costituito una vera svolta: «Se infatti la visita di Giovanni Paolo II in Israele nel marzo del 2000 — ha detto — è stata irripetibile, quella di Papa Ratzinger nel maggio del 2009 è stata ancor più importante per le relazioni ebraico-cristiane».

Dopo l'intervento del rabbino si attendono per il pomeriggio di giovedì 14, quelli in aula di due musulmani: Muhammad al-Sammak, consigliere politico del mufti del Libano per l'islam sunnita, e l'ayatollah sciita Sayed Mostafa Mohaghegh Ahmadabadi, professore della Facoltà di diritto dell'università Shahid Beheshti di Teheran e membro dell'accademia iraniana delle scienze.

Prima di Rosen, negli otto interventi della discussione libera, avvenuta alla presenza del Papa giunto in aula alle ore 18, si è parlato di liturgia e vita contemplativa, della necessità di far conoscere meglio la dottrina sociale della Chiesa, del rispetto dei riti e delle tradizioni orientali in Occidente soprattutto riguardo al battesimo, comunione e confermazione dei bambini. Intorno al Sinodo, è stato rilevato, ci sono grandi aspettative e si è registrata una partecipazione popolare fin dalle risposte ai Lineamenta , tanto che ad alcuni padri sinodali è stato chiesto di non tornare «a mani vuote» ma con parole e fatti che diano speranza per il futuro e aiutino a vincere la paura.

Nella sesta congregazione, svoltasi, stamane, giovedì 14, alla presenza del Papa, presidente delegato era il patriarca di Antiochia dei Siri, Ignace Youssif III Younan. Hanno preso la parola ventisei padri sinodali. In molti degli interventi è stato ribadito come l'islam — considerato dagli stessi musulmani religione della tolleranza — ma anche i governi e l'intera comunità internazionale non possono consentire che in gran parte dei Paesi del Medio Oriente i cristiani siano costretti a nascondere, spesso a rinnegare, la propria fede, per veder riconosciuti i loro diritti civili. «Il primo principio di ogni società è l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge — ha detto il vescovo di Newton dei Greco-Melkiti, Cyrille Salim Bustros — e il rispetto della coscienza di ogni individuo è il segno del riconoscimento della dignità della persona umana».

Il patriarca Younan ha ricordato la Dichiarazione universale dei diritti umani sottolineando che, a sessantadue anni dalla firma, in alcune nazioni (dove la religione è tutt'uno con lo Stato, la cultura e l'identità nazionale) essa sembra restare ancora lettera morta. Collegata alla spesso frustrante condizione dei cristiani in Medio Oriente è l'emigrazione di molti fedeli verso altri continenti. Tema affrontato, in un breve saluto finale, anche dal cardinale Roger Etchegaray, ospite dell'assemblea sinodale, che ha invitato i padri presenti a guardare sia a Occidente sia a Oriente e a portare, una volta tornati in patria, la testimonianza di Gesù.

L'intervento del rabbino Rosen

I lavori della quarta e quinta congregazione generale

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