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Una città
per tutte le fedi di Abramo

· In un testo dei capi delle Chiese a Gerusalemme ·

«Continuiamo a mantenere l’intera regione del Medio oriente nelle nostre preghiere e chiediamo al Principe della pace di ispirare i cuori e le menti di tutti coloro che hanno autorità affinché camminino sulla via della pace, della giustizia e della riconciliazione tra le nazioni». È l’invocazione con la quale si conclude il messaggio natalizio dei patriarchi e dei capi delle Chiese a Gerusalemme, «una città che è santa per tutte le fedi di Abramo». Il testo è firmato, tra gli altri, dal patriarca greco-ortodosso Teofilo iii, dal patriarca armeno-ortodosso Nourhan Manougian, dall’arcivescovo amministratore apostolico di Gerusalemme dei Latini Pierbattista Pizzaballa e dal custode di Terra santa Francesco Patton.

«L’incarnazione del Verbo fatto carne continua, dopo due millenni, a essere una fonte di gioia, speranza e pace, nonostante la sofferenza e l’afflizione di molte nazioni e comunità in tutto il mondo. La proclamazione angelica ai pastori di Betlemme — si legge nel messaggio — ha portato buone notizie, grande gioia e una promessa di pace a tutte le persone, specialmente a coloro che soffrono e vivono nella paura e nell’ansia di ciò che il futuro riserva a loro e ai loro cari. L’angelo apparve ai pastori che stavano vegliando sul loro gregge di notte, e la gloria del Signore venne per dissipare l’oscurità della loro notte e per annunciare il nuovo giorno che era spuntato con la nascita di Cristo». In quel momento i pastori avevano paura e non potevano comprendere il significato della proclamazione angelica, e come la nascita avrebbe avuto un impatto sulle loro vite e sulla vita della loro comunità: «Queste persone di Betlemme che hanno sofferto sotto l’occupazione romana e il loro compatriota Erode, e soggette alle distinzioni e alle esclusioni dell’economia socio-politica, si sono confrontate con un’economia diversa: la provvidenza di Dio. Il messaggio degli angeli ha rivelato ai pastori – fuori dal loro contesto — una nuova realtà, in cui i concetti di potere e autorità vengono trasformati dall’incarnazione di Dio in una umile mangiatoia. I pastori risposero immediatamente a questa teofania e andarono a vedere “questo avvenimento che il Signore ha fatto conoscere [loro]”».

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20 maggio 2019

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