Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Divieto di attracco
per la Guardia costiera italiana

· Il ministro dell’interno blocca lo sbarco degli oltre 100 migranti salvati in mare da una motovedetta ·

Mentre si recuperano alcuni corpi — finora 62 — delle vittime del terribile naufragio, due giorni fa, delle due imbarcazioni al largo della costa libica, in Italia emerge un nuovo divieto di sbarco per una nave con migranti: non si tratta in questo caso di una ong, ma di una motovedetta della Guardia costiera italiana con 135 migranti a bordo.

Il ministro degli interni, Matteo Salvini, ha impedito l’attracco al porto di Lampedusa spiegando: «Non daró nessun permesso allo sbarco finché dall’Europa non arriverà l’impegno concreto ad accogliere tutti gli immigrati a bordo della nave».

Naufraghi sulle coste della Libia (Reuters)

La Gregoretti — nome della motovedetta in questione della Guardia costiera — ha preso ieri sera a bordo i 50 migranti che erano stati soccorsi dal peschereccio Accursio Giarratano lo scorso mercoledì e che era rimasto bloccato per più di 12 ore in mare aperto, tra Lampedusa e Malta. Altri 91 salvati, invece, sono stati presi in carico dalla Gregoretti dopo che erano stati soccorsi da un pattugliatore della Guardia di finanza. Entrambi questi interventi sono avvenuti in acque maltesi. La motovedetta si è diretta a Lampedusa, dove ha sbarcato sei persone bisognose di cure ma per le altre 135 a bordo è iniziato quello che potrebbe rivelarsi l’ennesimo braccio di ferro tra Italia e Paesi europei.

Salvini ha detto di aspettarsi da Bruxelles un «impegno concreto ad accogliere tutti: vedremo se alle parole seguiranno i fatti». Le parole del ministro Salvini sono un chiaro riferimento all’ultimo braccio di ferro avuto con Berlino e Parigi in materia di migranti. Gli ultimi due tavoli di dialogo si sono tenuti prima a Helsinki e poi Parigi, quest’ultimo pochi giorni fa e hanno impegnato i ministri degli esteri e degli interni dei membri dell’Unione per trovare una soluzione alla questione. Dopo che la linea Parigi-Berlino ha prevalso, affermando nuovamente come primo principio quello del «porto più vicino e sicuro», Italia e Malta hanno denunciato una situazione a loro sfavorevole, chiedendo che venga ridiscusso un piano per la ridistribuzione dei migranti tra tutti i 28 Paesi europei. Da qui la decisione presa dal governo italiano ieri di inviare una lettera a Bruxelles con la richiesta di coordinare le operazioni di ricollocamento degli immigrati.

La Commissione europea ha fatto sapere di aver ricevuto la comunicazione e di essere impegnata, «come già fatto in molti casi simili in passato», a prendere contatti con gli Stati membri per sondare disponibilità all’accoglienza dei 135.

Qualche ora prima, l’Alto rappresentante Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, e i commissari Dimitris Avramopoulos (alle migrazioni) e Johannes Hahn (per il vicinato e allargamento) avevano concordato che «servono con urgenza soluzioni prevedibili e sostenibili per la ricerca e per il soccorso nel Mediterraneo». «Siamo profondamente rattristati dalla tragica notizia del naufragio al largo della costa di Al-Khums, dove oltre 100 persone potrebbero avere perso la vita», avevano dichiarato a seguito del naufragio delle due imbarcazioni. Aggiungendo che le loro delegazioni sono «in contatto con le autorità libiche, con le agenzie dell’Onu con le ong per far sì che coloro che vengono salvati e sbarcati ricevano protezione e assistenza diretta».

Intanto, in queste ore, la Marina militare del Marocco ha soccorso 242 migranti che si trovavano a bordo di diversi gommoni alla deriva nello Stretto di Gibilterra.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

17 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE