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​Diversità come ricchezza

· ​Al servizio di migranti e rifugiati ·

Una delle quattro sezioni del dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale si occupa delle questioni riguardanti i rifugiati e i migranti. Prosegue gran parte del lavoro del precedente Pontificio Consiglio. La novità è che comunque «questa sezione è posta ad tempus sotto la guida del Sommo Pontefice che la esercita nei modi che ritiene opportuni» (Statuto, n.1 § 4).

Perché questa insolita disposizione? Anche se il Papa non ha dato una spiegazione ufficiale, questa scelta, alla luce di altri atti del suo pontificato, si può correttamente interpretare. Prima di tutto, va ricordato che il ministero di Papa Francesco è sia pastorale sia pratico. La decisione di provvedere ai senzatetto nei pressi di piazza San Pietro, così come molte altre opere realizzate a suo nome dall’elemosiniere, dimostrano come egli intenda il suo ruolo di vescovo di Roma. Partecipando direttamente ai lavori della sezione dei migranti e dei rifugiati, il Papa della Chiesa universale può esercitare il suo ministero pratico e pastorale anche su scala mondiale.

Questa scelta riflette inoltre la preoccupazione del Pontefice per la situazione del mondo in generale. In quanto pastore della Chiesa cattolica, egli affronta questioni cruciali su scala mondiale che hanno enormi conseguenze sugli esseri umani. Lo dimostra la sua risposta ferma, articolata ed esauriente — contenuta nella Laudato si’ — alle drammatiche sfide del cambiamento climatico e del degrado ambientale. È vergognoso il modo in cui gli uomini hanno trattato il creato. Il Papa parla costantemente degli esclusi, quelli che vengono scartati dalla società moderna; e quelli che fuggono per salvare la propria vita o sono alla disperata ricerca di una esistenza dignitosa. Anche questo fenomeno ha acquisito dimensioni mondiali. Nel vedere il «dramma dei migranti, dei rifugiati e degli sfollati» a Lampedusa nel giugno 2013, la prima parola che gli è venuta in mente è stata: verguenza, vergogna.

Papa Francesco riserva la sua massima attenzione alla questione delle migrazioni. In tutti i suoi risvolti — pensiamo soprattutto al traffico degli esseri umani e alla tragedia dei rifugiati — essa costituisce un enorme problema a livello mondiale, al quale non si presta la dovuta e corretta attenzione. Sappiamo anche che per Papa Francesco la base dello sviluppo costante della Chiesa sta nell’identificazione di Cristo con i poveri e gli emarginati (Matteo, 25). Per capire come la Chiesa deve operare, come deve rinnovare la sua azione e il suo impegno nel mondo, dobbiamo partire dai poveri, e dalla carità e dalla giustizia loro dovute. La sezione migranti e rifugiati fornisce alla Chiesa un importante strumento pratico per stare accanto alle persone che Gesù aveva più a cuore.

La sezione dà espressione concreta a un aspetto fondamentale della missione ecclesiale: accompagnare il popolo di Dio nelle sue «gioie e le speranze, le tristezze e le angosce», soprattutto quelle «dei poveri e di tutti coloro che soffrono» (Gaudium et spes, 1). Il suo compito principale è di sostenere la Chiesa — a livello locale, regionale e mondiale — mentre accompagna le persone che si spostano, in particolare quelle che sono, in un modo o nell’altro, costrette a fuggire a causa della persecuzione, della povertà, della violenza, dei disastri naturali o del cambiamento climatico.

Considerata la sua presenza a livello mondiale, la competenza dei suoi membri laici e del personale religioso, e la disponibilità di altre risorse, la Chiesa cattolica è in grado di offrire una guida morale e un supporto pratico per quanto riguarda i quattro aspetti di questi complessi movimenti umani: accompagnare quanti stanno partendo; assistere quanti sono in transito; aiutare ad accogliere e integrare i nuovi venuti; seguire quanti stanno tornando a casa.

Le questioni legate ai migranti e ai rifugiati sono molte, complesse e urgenti. Il che delinea il profondo significato dell’invito di Gesù ad accompagnarli nel tempo presente. Il senso di questa chiamata è alla base dell’orientamento e della visione del Papa. Ed è anche il punto di partenza per il lavoro della sezione migranti e rifugiati. Essa vuole offrire una testimonianza convincente e un’azione efficace a favore di chi è costretto a fuggire. Ha a cuore le sfide di quanti sono obbligati a migrare: i richiedenti asilo, i rifugiati, gli sfollati interni, come pure altri migranti a livello internazionale o locale.

I migranti possono conoscere difficoltà e sofferenze nei paesi di origine o di destinazione o di transito; quando sfuggono al conflitto, alla persecuzione e alle emergenze umanitarie (sia naturali sia provocate dall’uomo); quando sono vittime del traffico di esseri umani. E lo stesso avviene anche per quelli in situazioni irregolari, i lavoratori sfruttati, le donne, i giovani e i bambini vulnerabili, soprattutto i minori non accompagnati.

La sezione guarda a un mondo in cui la migrazione sarà una scelta, dove tutti avranno la possibilità di godere di una vita dignitosa e appagante nel proprio paese, secondo il disegno del Signore per l’umanità. Al centro c’è ogni essere umano creato da Dio con una dignità inalienabile, e c’è il mondo così come Dio lo vuole. Le persone devono essere libere di rimanere, libere di spostarsi, libere di stabilirsi, libere di ritornare. Dovrebbero avere la sicurezza di restare a casa (nella propria abitazione, città, regione, paese); la libertà di spostarsi, viaggiare, migrare, ritornare; e dunque il diritto a non essere costrette a stare in un posto o a lasciarlo. Le società dovrebbero rispettare e integrare le differenze, sostenere i diritti e la dignità di ognuno ed essere arricchite dalla diversità.

La sezione migranti e rifugiati contribuisce a far percepire la Chiesa come madre e casa per tutti, che esprime la sua cattolicità compiendo la volontà di Cristo per i suoi discepoli: «perché tutti siano una cosa sola» (Giovanni 17, 21). Essa risponde essenzialmente alla volontà del Papa di servire le Chiese locali e in particolare le conferenze episcopali. Nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà, la sezione le assiste nell’elaborazione di risposte tempestive ed efficaci alle varie sfide poste dalla migrazione attuale. Questa volontà include anche la messa a disposizione di informazioni attendibili, consulenze scientifiche e riflessioni teologiche alla luce della dottrina sociale della Chiesa; e la formulazione di direttive pastorali e strategie di assistenza.

Del precedente Pontificio Consiglio della pastorale per i migranti e gli itineranti la sezione ha inglobato due programmi: migranti, rifugiati e sfollati. È inoltre responsabile delle questioni legate al traffico degli esseri umani. Condividerà personale, strumenti, strutture, bilanci, e manterrà una comunicazione e una cooperazione con gli altri colleghi del dicastero. Inoltre sarà in contatto e collaborerà pienamente con i diversi dicasteri della Curia romana.

Per le questioni che la riguardano, la sezione comunicherà direttamente e regolarmente con la Segreteria di Stato, secondo le indicazioni del Papa. Promuovendo una seria ricerca nelle aree d’interesse, essa collaborerà inoltre formalmente con la Pontificia accademia delle scienze sociali.

A guida della sezione il Santo Padre ha posto due sottosegretari del dicastero, a decorrere dal 1° gennaio 2017. La sezione avrà come suoi partner principali nello svolgimento della sua missione le conferenze episcopali, le missioni diplomatiche della Santa Sede, le commissioni e gli uffici episcopali che si occupano di migranti, rifugiati e traffico di esseri umani. Suoi interlocutori saranno anche le singole diocesi, le congregazioni di vita consacrata, altre organizzazioni religiose, organismi internazionali e nazionali, governi nazionali e locali e i media. È già attivo il suo sito (www.migrants-refugees.org).

L’8 luglio 2013 Papa Francesco ha detto ai migranti a Lampedusa, e attraverso di loro a tutti coloro che fuggono e cercano riparo: «La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie». Sotto la sua guida la sezione aiuterà la Chiesa a dare risposte pratiche e pastorali, cosicché «tutto il mondo abbia il coraggio di accogliere coloro che cercano una vita migliore».

di Fabio Baggio e Michael Czerny
Sotto-segretari del dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale

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15 settembre 2019

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