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Diversi
Ma sempre più insieme

· Il carteggio tra Benedetto XVI e il rabbino Arie Folger ·

Caleb e Giosuè che portano un grappolo d’uva dalla Terra promessa; l’immagine stampata sull’invito alla presentazione del libro Ebrei e cristiani. In dialogo con il rabbino Arie Folger, di Benedetto XVI, a cura di Elio Guerriero (Cinisello Balsamo, Edizioni San Paolo, 2019, pagine 144, euro 15), è molto più di una decorazione. Secondo un’interpretazione della scuola teologica di San Vittore di Parigi, l’immagine simboleggia gli ebrei e i cristiani che portano insieme la salvezza al mondo; una sorta di logo ante litteram della fraternità possibile tra i figli delle dodici tribù di Israele e la Chiesa di Cristo.

Caleb e Giosuè in una miniatura medievale

L’incontro si è svolto giovedì 16 maggio alla Lateranense, moderato da Achim Buckenmaier, direttore della Cattedra per la Teologia del Popolo di Dio; il volume è stato presentato da Arie Folger, caporabbino di Vienna, monsignor Georg Gänswein, prefetto della Casa pontificia e segretario di Benedetto XVI, Elio Guerrero, curatore del libro, e dal direttore del nostro giornale, Andrea Monda.

«Un anziano pontefice e un giovane rabbino che vive nella Vienna sempre più laica e distratta del ventunesimo secolo. Per la loro età — spiega Guerriero presentando il contenuto del volume nel risvolto di copertina — ricordano lo starec Zosima e il giovane Alioscia, ma sono due autorevoli rappresentanti rispettivamente del cristianesimo e dell’ebraismo. Si confrontano, si scrivono, alla fine si incontrano. Nella babele della connessione ininterrotta, a chi possono interessare le loro voci che vogliono andare al di là di pregiudizi antichi, di rancori all’origine di atrocità le cui immagini spaventose non sembrano sufficienti a evitare nuovi e ricorrenti rigurgiti di antisemitismo? Eppure le loro parole hanno fatto il giro del mondo, hanno ricordato a tanti che l’amore è più forte dell’odio, che collaborando in fiducia e speranza si può ancora guardare al futuro dell’uomo. E allora io sono andato alla ricerca delle loro parole, dell’occasione che le ha generate, dei principali documenti del dialogo ebrei-cristiani. Ne è nato questo libro che curatore ed editore offrono insieme al papa emerito in grata ammirazione». L’“incredibile viaggio” raccontato nel volume — scrive Folger nella sua introduzione — nasce da un episodio preciso, «il rabbino capo Pinchas Goldschmidt mi chiese se ero disposto a guidare una commissione che in occasione del cinquantesimo anniversario del concilio Vaticano II, doveva preparare una risposta a Nostra aetate n. 4». Allora, continua Folger, «l’inverosimile è diventato realtà» portandolo a incontrare di persona sia Papa Francesco che Benedetto XVI, e a vedere trasformato in un libro il suo carteggio con Ratzinger; «l’interesse per questo confronto è grande e questo dimostra che nel ventunesimo secolo gli uomini non solo mostrano interesse al dialogo interreligioso ma si interessano di teologia».

L’ingrediente che dà sapore e vivacità al dialogo tra il giovane rabbino e l’anziano teologo cristiano è una grande franchezza, figlia di un profondo rispetto per la persona con cui si sta parlando; «ad umana previsione — scrive Benedetto XVI — questo dialogo non porterà mai all’unità delle due interpretazioni all’interno della storia corrente. Questa unità è riservata a Dio alla fine della storia».

Nel frattempo, «vogliamo solo discutere guardandoci negli occhi» continua Folger, senza nascondere che «non siamo d’accordo su tutto», ma decisi comunque a camminare insieme. «Quando gli chiesi un aiuto — continua il caporabbino di Vienna — per combattere a favore della libertà di religione, in particolare alla luce, ma dovremmo dire all’ombra, di nuove leggi che stanno sorgendo in Europa, mi ha immediatamente promesso il suo sostegno».

di Silvia Guidi

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25 agosto 2019

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