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Divergenze sulle sanzioni all’Iran

· Dopo il nuovo rapporto dell’Aiea ·

Il Governo israeliano chiede alla comunità internazionale di fermare i piani dell’Iran per dotarsi della bomba atomica mentre in tutto il mondo cresce la preoccupazione per il nuovo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea), secondo il quale «l’Iran ha condotto attività rilevanti per lo sviluppo di dispositivi esplosivi nucleari». Ma la comunità internazionale sembra quanto mai divisa sull’inasprimento delle sanzioni a Teheran.

Il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, ha affermato: «Il rapporto dell’Aiea rafforza la posizione della comunità internazionale e di Israele, e cioè che l’Iran sta sviluppando armi nucleari. Il significato di questo rapporto è che la comunità internazionale deve far sì che l’Iran cessi di puntare ad armi nucleari che mettono in pericolo la pace nel mondo e nel Medio Oriente». Gli Stati Uniti però prendono tempo: «vogliamo riflettere su come poter esercitare una possibile pressione supplementare» sull’Iran, ha detto il portavoce del dipartimento di Stato, Mark Toner. L’Unione europea si prepara a dare una «risposta adeguata» perché il documento dell’Aiea — ha dichiarato l’alto rappresentante per la Politica estera e di sicurezza dell’Ue, Catherine Ashton — «aggrava seriamente» le preoccupazioni sui programmi nucleari iraniani, ma esclude a priori l’opzione militare. Un inusuale comunicato congiunto Londra-Parigi si dice a favore di «sanzioni nuove e forti» contro l’Iran. Anche la Germania si è espressa a favore di un inasprimento delle sanzioni.

La Russia, invece, ha ripetuto che non sosterrà nuove e più severe sanzioni contro Teheran e ha messo in discussione la credibilità del nuovo rapporto dell’Aiea: «non contiene nessuna nuova informazione fondamentale», ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri. La Cina, che siede nel Consiglio di sicurezza dell’Onu e ha potere di veto, insiste sulla necessità di riprendere i colloqui tra l’Iran e il gruppo cinque più uno (Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina più la Germania), e si oppone a nuove sanzioni perché «fondamentalmente non risolvono il problema del nucleare iraniano».

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22 settembre 2019

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