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Disuguaglianze figlie della crisi

· I dati Ocse sul crescente divario tra poveri e ricchi ·

La grande crisi del 2008 non è finita: sul piano dell’economia reale e su quello sociale i suoi effetti sono ancora visibili. Le disuguaglianze crescono a un ritmo impressionante alimentando tensioni e costringendo a rivedere gli abituali parametri per definire la ricchezza e la povertà.

A lanciare l’allarme è l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) in un recente rapporto. Secondo l’istituto parigino, il dieci per cento più ricco della popolazione mondiale ha un reddito nove volte maggiore di quello del dieci per cento più povero. E in alcuni Paesi, in particolare dell’America Latina, anche ventisette volte superiore.

Negli ultimi vent’anni il divario si è costantemente ampliato: gli introiti della fascia più elevata sono infatti cresciuti del due per cento tra la metà degli anni Ottanta e la fine degli anni duemila, mentre per la fascia più bassa l’incremento è stato solo dell’1,4 per cento. La crisi economica ha accelerato questa evoluzione, tanto che anche Paesi fino a qualche anno fa capaci di mantenere il gap a livelli contenuti — come Danimarca, Germania e Svezia — oggi fanno registrare un rilevante aumento delle disparità.

Scendendo nei dettagli, la prima causa dell’aumento delle disuguaglianze è la disparità nei salari, che crescono a ritmo più sostenuto per chi già guadagna di più, generando una sorta di fuga verso l’alto delle fasce più ricche. «Il dieci per cento che guadagna meglio — sottolinea l’Ocse — si è lasciato alle spalle gli altri livelli più rapidamente di quanto il dieci per cento che guadagna meno è scivolato lontano dalla media». Pesano inoltre i cambiamenti nel numero di ore di lavoro, che — secondo l’Ocse — si sono ridotte di più per i lavoratori a basso salario, e la diffusione dei lavori part time e delle forme atipiche e precarie di impiego.

Più complesso invece l’impatto provocato dal fenomeno della globalizzazione. Quest’ultimo ha contribuito a ridurre la povertà estrema, ovvero il numero di persone che vivono con meno di 1,25 dollari al giorni. Tuttavia, ha aumentato la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochi, soprattutto nei Paesi emergenti. Anche perché — sottolinea l’Ocse — l’avanzamento tecnologico favorisce chi ha elevate competenze mentre lascia indietro chi non può accedere a una formazione di livello adeguato, diminuendo ulteriormente la mobilità sociale intergenerazionale. Cosa che — avverte l’organizzazione parigina — «avrà inevitabilmente un impatto sulla performance economica complessiva».

Parte della colpa del divario crescente, secondo l’Ocse, va però ascritta anche alle politiche monetarie accomodanti e agli attuali tassi d’interesse anormalmente bassi, che hanno «generato un aumento dell’indebitamento delle famiglie insostenibile sul lungo termine», e alla perdita di efficacia nella ridistribuzione della ricchezza dei sistemi fiscali e di welfare.

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08 dicembre 2019

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