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Distorte strategie per le donne africane

Nel luglio 2003 l’Assemblea dell’Unione Africana approvò, come noto, il Protocollo della Carta africana sui diritti dell’uomo e dei popoli e sui diritti delle donne in Africa, il cosiddetto Protocollo di Maputo. L’obiettivo dichiarato era quello di combattere la mutilazione genitale femminile, un crimine che colpisce quasi due milioni di africane ogni anno violandone la dignità. Dopo quasi un decennio dalla sua entrata in vigore, padre Shenan J. Boquet — presidente dell’ong Human Life International, impegnata nel mondo in difesa della vita nascente — ha presentato un bilancio inquietante sugli effetti e i reali scopi del Protocollo: sei milioni di aborti solo nel 2011; ampia diffusione della sterilizzazione femminile; ricorso sistematico a metodi di controllo delle nascite. Secondo la nota del religioso pubblicata dall’Agenzia Fides, sono queste le ferite provocate dall’applicazione del documento, il cui intento è in realtà la promozione di una radicale trasformazione delle società africane orientandole verso ideologie distruttive della vita umana, attraverso «nuovi metodi pedagogici» che ridisegnano e riorientano le menti e le vite di milioni di persone. Sterilizzare e far abortire le donne è una distorta strategia di emancipazione, deliberatamente incapace di lavorare sull’istruzione e sulla formazione femminile.

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16 dicembre 2019

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