Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Disperazione e rabbia

· Decine di migranti stremati forzano il confine tra Grecia ed ex Repubblica jugoslava di Macedonia ·

La disperazione, il freddo e la fatica hanno spinto questa mattina decine di migranti ad abbattere la recinzione al confine tra Grecia ed ex Repubblica jugoslava di Macedonia per entrare in territorio macedone. In circa trecento (prevalentemente iracheni e siriani) hanno cercato di forzare il valico per protestare contro il sovraffollamento e le tremende condizioni di vita del campo di Idomeni, poco distante dalla frontiera.

Rifugiati nel corso dei disordini alla frontiera greco-macedone (Afp)

I migranti sono riusciti a forzare il cordone della polizia greca, occupando i binari della ferrovia. Le forze dell'ordine macedoni sono subito intervenute facendo ricorso ai gas lacrimogeni. Almeno 30 persone, compresi un gran numero di bambini, sono rimaste ferite
I disordini dimostrano, ancora una volta, la drammaticità della situazione nei Balcani. Oltre settantamila tra migranti e rifugiati sono bloccati nella regione, la maggior parte in Grecia. In queste ore è proprio a Idomeni, città al confine tra Grecia ed ex Repubblica jugoslava di Macedonia, che si registrano le principali criticità. Nel campo migliaia di disperati sfidano il freddo e la fame col solo obiettivo di arrivare in territorio macedone e di lì in Europa centrale. L’organizzazione Save the Children stima che nel campo di troviano almeno duemila bambini e — si legge una nota — «non sono garantiti i servizi essenziali, la protezione, l’assicurazione dei beni di prima necessità, tra cui anche un’informazione adeguata». Bambini piccoli, anche di pochi mesi, «dormono per terra, chi è più fortunato sotto una tenda da campeggio, altrimenti su un cartone o avvolti in una coperta nel fango». E di notte, quando le temperature scendono drasticamente «si accendono fuochi dappertutto con ciò che si trova».
La tragedia dei Balcani è alimentata anche dalle recenti scelte politiche di molti Governi europei, che hanno deciso di rispondere all’emergenza rafforzando i controlli e chiudendo le frontiere. Anche la ex Repubblica jugoslava di Macedonia ha deciso di seguire la linea adottata da numerosi Governi dell’area — in un vertice dei capi della polizia tenutosi il 18 febbraio scorso e da cui era stata esclusa la Grecia — di limitare a circa 580 il numero massimo giornaliero di migranti in ingresso sul proprio territorio. Le autorità di Skpoje avevano autorizzato la scorsa notte il passaggio dalla Grecia di circa 300 persone, per poi richiudere immediatamente la frontiera. E nelle stesse ore erano iniziati i lavori di costruzione di una nuova recinzione al confine con la Grecia, lungo la strada che porta al campo temporaneo di Vinojug, nei pressi di Gevgelija.
Nei giorni scorsi l’Austria, l’Ungheria, la Bulgaria, la Croazia, la Slovenia, la Slovacchia, la Polonia e altri Paesi hanno deciso di bloccare o limitare gli accessi dei migranti e dei rifugiati. Una mossa che ha quindi creato serie difficoltà alle autorità greche.

Sull’emergenza è intervenuto ieri il cancelliere tedesco, Angela Merkel, secondo cui i ventotto non hanno combattuto per tenere la Grecia nell'eurozona per poi abbandonarla allo sbaraglio. Merkel ha inoltre difeso la decisione di aprire le frontiere tedesche, malgrado le polemiche. Intanto, oggi è iniziato lo sgombero della cosiddetta “giungla” della città francese di Calais, l’immensa tendopoli che ospita oltre tremila migranti e rifugiati. Parigi ha assicurato un alloggio a tutti.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 novembre 2017

NOTIZIE CORRELATE