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Disperati viaggi della  speranza

· Altre centinaia di persone cercano di attraversare con mezzi inadeguati il Canale di Sicilia per raggiungere le frontiere meridionali dell’Europa ·

Non si fermano i tentativi di migranti e profughi di raggiungere le coste europee meridionali, con viaggi su barconi insicuri e in condizioni drammatiche.  Il mare di Lampedusa continua intanto a  restituire i corpi dei migranti morti nel naufragio del 3 ottobre. Ieri sono stati recuperate sei salme, facendo salire il tragico bilancio  a 364. Molto lontano dall’isola, nel tratto del Canale di Sicilia dove è avvenuto il naufragio dell’11 ottobre, la Marina maltese ha recuperato invece il corpo di un bimbo di 3 anni. Le vittime accertate sono finora  38, ma le numerose testimonianze raccolte fanno temere che il bilancio possa essere molto più pesante.

Su queste tragedie  si sono espressi i vescovi siciliani riuniti a Siracusa.  «La gente di Lampedusa ha mostrato  il valore e  l’efficacia dei gesti semplici e significativi del quotidiano: la vicinanza, il soccorso, il pianto, la collera, la pazienza. E nello stesso tempo ha dimostrato  l’inutilità controproducente di talune risposte istituzionali», si legge in una nota.  «Questi morti  e tutti quelli che negli anni sono stati cancellati dal mare  - continuano i vescovi - chiedono verità, giustizia e solidarietà. È  ora di abbandonare  l’ipocrisia di chi continua a pensare che il fenomeno migratorio sia un’emergenza auspicata di breve durata».

Sempre oggi incomincia in Mediterraneo  l’operazione militare-umanitaria italiana Mare Sicuro  voluta per scongiurare  nuove tragedie. La Marina italiana triplicherà la sua presenza, impiegando  tre navi, due pattugliatori e una fregata, con l’appoggio di elicotteri e, per il controllo a vasto raggio,  anche di droni, gli aerei senza pilota dell’Aeronautica.

Nel frattempo, il primo ministro maltese, Joseph Muscat, appena rientrato ieri da una missione a Tripoli per discutere con  il suo omologo libico, Ali Zeidan, dell’attuale situazione  in Mediterraneo,   ha accusato l’Unione europea di avere lasciato Italia e Malta da sole ad affrontarla.   Secondo il primo ministro maltese, inoltre,  Zeidan concorda   nel ritenere che senza  un dialogo con la Libia l’Europa non  possa trovare una soluzione  e che le autorità di Bruxelles devono quindi necessariamente coinvolgere quelle di Tripoli.

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