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Dispensatori della carità di Cristo

· I vescovi Sciacca e Adoukonou ordinati dal cardinale Bertone ·

Una grande manifestazione di stima e affetto; l’augurio di portare avanti, con il consueto zelo, la nuova missione che il Papa ha affidato loro; l’assicurazione della collaborazione e della vicinanza di tutta la Curia Romana. Sono gli elementi sottolineati dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, durante la messa presieduta sabato 8 ottobre, nella basilica di San Pietro, per l’ordinazione episcopale di monsignor Giuseppe Sciacca, nominato il 3 settembre vescovo titolare di Vittoriana e segretario generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, e di monsignor Barthélemy Adoukonou, segretario del Pontificio Consiglio della Cultura, nominato il 10 settembre vescovo titolare di Zama minore.

All’omelia il porporato ha commentato la parabola proposta dal Vangelo della XXVIII domenica del tempo ordinario, nella quale si racconta delle nozze del figlio di un re che, davanti al rifiuto opposto dagli ospiti prescelti, invita degli sconosciuti, gente del popolo. L’inadeguatezza dell’abito con il quale alcuni dei chiamati si presentano, come ha detto il cardinale interpretando la parabola, è la cartina di tornasole di quanto «affermava sant’Ambrogio: “Non è sufficiente venire quando si è chiamati, se poi non si ha la veste nuziale, cioè la fede e la carità. Perciò, se uno non porta in offerta sugli altari di Cristo la pace e la carità, sarà gettato nelle tenebre di fuori”». E la sentenza finale pronunciata dal re ne dà la chiave di interpretazione: «Molti sono chiamati, ma pochi eletti».

Dall’episodio narrato dal Vangelo il cardinale segretario di Stato ha tratto lo spunto per qualificare la presenza di quanti — tra loro numerosi prelati ed esponenti della Curia Romana — si sono stretti attorno ai due ordinandi, a testimonianza della stima e dell’affetto di cui godono: «Siamo consapevoli di trovarci al cospetto del Signore che ci ha invitati a uno a uno a una singolare festa di nozze: l’ordinazione episcopale di due presbiteri. Saremo dei veri amici del re, veri compagni di mensa, se la nostra presenza qui e ora sarà ricca di una fede che si esprime in preghiera e in desiderio profondo e sincero di una carità collaborativa verso questi due fratelli chiamati a esercitare gravose responsabilità nella Chiesa».

Parlando poi dei nuovi vescovi e delle responsabilità affidate loro dal Papa, il cardinale Bertone ne ha riproposto il percorso sacerdotale, sottolineando, tra l’altro, la sua personale conoscenza dei due prelati.

Nel corso del loro fecondo ministero sacerdotale, svolto dapprima nelle rispettive diocesi di origine e poi al servizio della Santa Sede «si sono sforzati di amare Dio sopra ogni cosa e di essere segni del suo amore misericordioso, esercitando la carità pastorale verso i fratelli». Una carità pastorale, ha spiegato il porporato, intesa qui in senso teologico: «La carità pastorale è un modo di realizzare l’evento salvifico dell’amore di Cristo». Un compito che d’ora in poi impegnerà ancora di più due nuovi vescovi. «In effetti — ha poi detto il cardinale — essi saranno chiamati d’ora innanzi a essere ancora più uniti e conformi a Cristo, sacerdote, maestro e re, per la santificazione degli uomini e per l’edificazione della Chiesa. Santificazione ed edificazione che si attuano sulla solida roccia della Parola di Dio, fondamento dell’intero deposito della fede, tramandata dalla sana tradizione e continuamente rinvigorita dallo Spirito Santo che scruta i segni dei tempi».

I due nuovi vescovi, formati rispettivamente nelle scienze giuridiche e in quelle teologiche «acquisendo in esse sapienza ed elevata esperienza messe al servizio della Chiesa», sono dunque chiamati, ora più che mai, a trasmettere la luce della dottrina rivelata, per divino mandato e ministero. «In questo grave compito — è l’auspicio espresso dal cardinale Bertone — siano loro di conforto e di sprone le parole del Salmo responsoriale poc’anzi proclamato: “Bontà e fedeltà mi saranno compagne tutti i giorni della mia vita, abiterò ancora nella casa del Signore per lunghi giorni”».

Quindi, rivolgendosi direttamente agli ordinandi, li ha esortati a porre tutta la loro fiducia «nella grazia di Dio onnipotente; come l’apostolo Paolo anche voi non stancatevi di ripetere: “Tutto posso in colui che mi dà la forza”». Concludendo il porporato ha sottolineato un ulteriore motivo di gioia nel «fatto che l’odierna ordinazione episcopale ha luogo in questa basilica Vaticana, tanto cara ai nuovi vescovi, poiché edificata sulla tomba del Principe degli Apostoli, al cui attuale Successore, il Papa Benedetto XVI, entrambi sono legati da sentimenti di filiale devozione e profondo affetto. Mi piace inoltre sottolineare che questo sacro rito si compie nel mese di ottobre, intonato a speciale devozione per la Beata Vergine del Santo Rosario, di cui ieri abbiamo fatto memoria. A Lei, che veneriamo anche quale Regina degli Apostoli, affidiamo oggi monsignor Giuseppe Sciacca e monsignor Barthélemy Adoukonou e il loro ministero». Il rito è stato diretto dal cerimoniere pontificio monsignor Guillermo Javier Karcher.

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16 settembre 2019

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