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Colombia al voto
per le legislative

· Trentasei milioni gli elettori ·

Le elezioni legislative, che si terranno domani, domenica, rappresentano un passaggio cruciale nella recente storia della Colombia. Saranno infatti le prime votazioni dopo la firma dello storico accordo di pace tra il governo di Bogotá e i guerriglieri delle Farc (Forze armate rivoluzionarie della Colombia), che nel 2016 ha messo fine a un conflitto durato mezzo secolo e costato la vita a migliaia di persone. Il voto è solo il primo passo verso l’altro importante appuntamento elettorale, quello delle presidenziali, che si terranno il prossimo 20 maggio.

Gli oltre 36 milioni di colombiani aventi diritto dovranno eleggere i membri delle due camere che compongono il parlamento: 102 senatori e 166 deputati. Per la prima volta, gli ex guerriglieri si presentano come partito politico con il nome di Forza rivoluzionaria alternativa comune (mantenendo quindi il vecchio acronimo). Alla formazione — che corre con 74 candidati — sono comunque garantiti dieci seggi in tutto il Congresso, con cinque al Senato e cinque nella Camera dei rappresentanti, come parte dell’accordo di pace. Per l’appuntamento elettorale, l’Esercito di liberazione nazionale (Eln), il principale gruppo di guerriglia ancora attivo nel paese, ha annunciato che rispetterà il cessate il fuoco unilaterale in vigore fino al 13 marzo.

Per evitare ulteriori tensioni le autorità hanno inoltre deciso di chiudere la frontiera con il Venezuela, motivo di preoccupazione per l’emergenza migratoria e la presenza di attività criminali di vario genere.

Nonostante l’accordo di pace con le Farc, la situazione sociale e politica della Colombia resta ancor oggi molto problematica. Il paese è sempre più povero e disilluso. Secondo i sondaggisti, il rischio di astensionismo elettorale è molto alto: più del cinquanta per cento dei colombiani, infatti, non crede che il voto possa cambiare le cose e solo una persona su cinque si sentirebbe rappresentata da un partito.

I fattori della crisi sono tanti. In primo luogo, c’è l’alto tasso di corruzione nelle istituzioni: basti ricordare il caso Odebrecht, una multinazionale brasiliana che ha corrotto molti governi e partiti politici dell’America latina pur di ottenere appalti milionari per le infrastrutture pubbliche. Uno scandalo la cui ombra è arrivata anche nei palazzi di Bogotá.

C’è poi lo spinoso capitolo del narcotraffico, una piaga che il paese si porta dietro da decenni. L’enorme quantitativo di denaro che si muove con il narcotraffico e la presenza di cartelli stranieri, i temibili messicani su tutti, contribuiscono ad alimentare un clima di incertezza e paura. Basti pensare che pochi giorni fa le autorità hanno sequestrato 5,2 tonnellate di cocaina in un’operazione effettuata nel dipartimento di Antioquia, nel nord-est del paese. La droga, appartenente all’organizzazione criminale nota come Clan del Golfo, è stata trovata in un piccolo centro situato a 450 chilometri da Bogotá.

Sullo sfondo, l’economia stenta a ripartire e le condizioni della classe media si stanno facendo sempre più precarie. I salari sono rimasti bassi nonostante la crescita del prodotto interno lordo rimanga sempre sopra i tre punti percentuali e gli importanti aiuti dalla comunità internazionale, Stati Uniti ed Europa su tutti, per il post-conflitto.

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21 maggio 2019

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