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Diseguaglianze e sfruttamento
non sono una fatalità

· Il Papa invoca un nuovo modello sociale al servizio dello sviluppo umano ·

Sono «l’aumento delle diseguaglianze e dello sfruttamento del pianeta» e «il lavoro non degno della persona umana» le principali «cause che alimentano l’esclusione e le periferie esistenziali». Il Papa le ha individuate nell’ambito di una riflessione sui «nuovi modelli di cooperazione tra il mercato, lo Stato e la società civile, in rapporto alle sfide del nostro tempo», offerta ai partecipanti a un incontro promosso su questo tema dalla Pontificia accademia delle scienze sociali.

Suzanne Sunshine, «Global Affairs»

Ricevendoli giovedì 20 ottobre, nella Sala Clementina, Francesco ha ribadito che «diseguaglianza e sfruttamento non sono una fatalità, perché dipendono dai comportamenti individuali» e «dalle regole economiche che una società decide di darsi». Il riferimento è a settori come quello energetico, occupazionale, bancario, del welfare, del fisco e dell’istruzione, che — ha avvertito il Pontefice — a seconda di come sono progettati generano «conseguenze diverse sul modo in cui reddito e ricchezza si ripartiscono».

Riguardo alla seconda causa di esclusione, che attiene alla dignità del lavoro, il Pontefice ha evidenziato come la creazione di nuova occupazione abbia «bisogno di persone aperte e intraprendenti, di relazioni fraterne, di ricerca e investimenti nello sviluppo di energia pulita per risolvere le sfide del cambiamento climatico». Del resto, ha esortato Papa Francesco, basta «svincolarsi dalle pressioni delle lobbies pubbliche e private» e «superare le forme di pigrizia spirituale» affinché «l’azione politica sia posta veramente al servizio della persona umana, del bene comune e del rispetto della natura».

Ecco allora che la sfida da raccogliere, secondo il Pontefice, consiste nel chiedere «al mercato non solo di essere efficiente nella produzione di ricchezza e nell’assicurare una crescita sostenibile, ma anche di porsi al servizio dello sviluppo». E in tale contesto Francesco ha auspicato un «ripensamento della figura e del ruolo dello Stato-nazione», rilanciando al suo interno «il ruolo specifico della società civile» chiamata a “tirare” in avanti quest’ultimo «e il mercato affinché ripensino la loro ragion d’essere e il loro modo di operare».

Il discorso del Papa 

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26 gennaio 2020

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