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Discrezione e civiltà

· Iniziative culturali a Parigi ·

La commemorazione degli avvenimenti di Parigi, quelli del gennaio e del novembre 2015 si è realizzata in numerose iniziative culturali e sociali, non tutte conosciute dal grande pubblico. È il caso, nella stessa giornata, di due eventi apparentemente lontani l’uno dall’altro, discreti per numero di persone coinvolte, ma di grande valore simbolico. Da un lato, il pomeriggio del 9 gennaio, alla Sorbona, nella sala degli Atti, alla presenza di un pubblico scelto, il professore di filosofia della normale di Lione, Bruno Pinchard, ha inaugurato ufficialmente la società dantesca di Francia (Société dantesque de France). 

È una prima assoluta in questo Paese, anche se per un breve periodo è stata operante una società mediterranea dedicata a Dante. Questa nuova società dantesca, il cui alto patronato scientifico è stato posto sotto l’aurea dei professori di fama internazionale Marc Fumaroli, storico, e Jean-Luc Marion, filosofo, si è data come obiettivo non solo la diffusione nell’area francese dell’autore della Commedia, ma anche di proporre Dante come un ponte tra il pensiero occidentale ed orientale, e più propriamente musulmano. Che i membri fondatori, qualche decina in tutto, fossero coscienti dell’atto simbolico rappresentato dall’inaugurazione ufficiale di questa società dantesca — la fondazione vera e propria è avvenuta a Firenze nel mese di dicembre scorso — conferma quanto anche un poeta, in questo caso proprio Dante, possa giocare un ruolo di primo piano. L’intervento inaugurale ha sottolineato infatti quanto il poeta fiorentino possa diventare una figura di primo piano nella distensione tra oriente ed occidente, in un’epoca in cui tutto sembra dire il contrario. Basterebbe rileggere il libro di Miguel Asín Palacios, recentemente ripubblicato in Italia, Dante e l’islam (Milano, Luni Editore) per rendersi conto quanto Dante sia stato l’uomo in cui la circolazione di idee e di saperi non aveva frontiere.
Lo stesso giorno, a distanza di qualche ora, nel teatro Adyar — che nel XIX secolo era il teatro dei teosofi — parecchie decine di sufi di Francia si sono dati appuntamento per celebrare il Mawlid, cioè la nascita del profeta dell’islam, Muhammad. Quest’anno l’evento è caduto negli stessi giorni della celebrazione della nascita di Gesù, e per questo i sufi hanno rinviato l’iniziativa a un momento più consono per tutti.
La sala gremita di musulmani — poiché i sufi restano tali — di tutte le provenienze, riuniti per l’ascolto della musica spirituale delle diverse confraternite presenti. È stato un tripudio di musica sufi, della gioia di adorazione semplice e intensa nel Dio che venerano. Dall’India al Pakistan, dal Marocco all’isola Mauritius, le diverse confraternite si sono date il cambio in un crescendo che non si potrebbe definire se non mistico. Due momenti tra i tanti sono stati di un’intensità particolare: il gruppo diretto da Shuaib Mustaq Qawwali, che ha portato un entusiasmo tutto fraterna nel lodare la maestà divina ed il gruppo Rouh Meknes diretto da Yassine Habibi, una delle migliori voci di tutto il Medio Oriente.
Alla serata erano presenti vari membri del gruppo interreligioso Artigiani di pace (Artisans de paix), i quali hanno testimoniato insieme ai sufi che è possibile superare le barriere che dividono oriente e occidente.

Ripensando a queste due semplici e quasi invisibili iniziative, una volta di più, si può pensare che è nella discrezione che si sta creando una nuova e vera civiltà di pace.

di Alberto Fabio Ambrosio

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19 agosto 2018

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