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​Discernimento
di un carisma

· ​Carlo de Ferrari e Chiara Lubich ·

Jean Guitton «I tre contemplanti i mondi» (1976)

Viene presentato venerdì 9 giugno a Trento il libro «Qui c’è il dito di Dio». Chiara Lubich e Carlo de Ferrari: il discernimento di un carisma» (Roma, Città nuova editrice, 2017, pagine 317, euro 23) di Lucia Abignente, responsabile della sezione studi e ricerca storica del Centro Chiara Lubich. Un volume che, evidenzia Paolo Marangon, docente di Storia dell'educazione all'Università di Trento, «non ha propriamente per oggetto la storia del Movimento dei Focolari nel ventennio che va dalla nascita alla prima approvazione del suo statuto (1943-1962), ma l’aspetto più delicato e sofferto di questa vicenda, cioè il discernimento del carisma di Chiara da parte dell’autorità ecclesiastica». Così, «sulla base di un’ampia e significativa documentazione inedita, tratta da numerosi archivi interni ed esterni al Movimento, l’autrice ricostruisce con rigore metodologico e finezza interpretativa il travagliato, e a tratti drammatico, iter del riconoscimento di una donna e di un carisma fortemente innovativo». In questa prospettiva, è all’arcivescovo Carlo de Ferrari, che si deve il primo autorevole discernimento dell’agire di Dio in quanto stava nascendo. Pubblichiamo ampi stralci della prefazione a firma dell’arcivescovo emerito di Trento.


Il ventennio dell'episcopato di mons. Carlo de Ferrari a Trento (1941-1962) fu assai fecondo di opere e di vitalità ecclesiale. Erano gli anni del pieno impegno di gran parte dei fedeli nelle file dell’Azione cattolica, che anche in paesi piccoli aveva le varie sezioni: fiamme tricolori, adolescenti, giovani — ragazzi e ragazze in sedi separate; uomini e donne; c'erano poi le associazioni di settore come gli universitari (Fuci), gli insegnanti elementari e medi (Aimc e Uciim, gli operai (Acli e Gioc), e gli imprenditori associati in una propria specifica realtà (Ucid). Attraverso queste strutture le persone si formavano alla vita, alla famiglia, al volontariato civico, a responsabilità politiche. In campo sociale si distinse la sezione trentina della Pontificia opera assistenza, per il sostegno offerto ai più poveri, ai ragazzi e agli anziani anche con case estive di soggiorno, mentre le Acli promossero i diritti dei lavoratori, la formazione professionale con le scuole Enaip accanto a quella di base per il mondo operaio. Molte parrocchie s'industriavano per creare posti di lavoro.
In tale spirito monsignor de Ferrari seppe dar spazio anche a forze nuove, come il nascente Movimento dei Focolari. Non era nuovo per quanto riguardava l’arte di presiedere a una diocesi. Anzitutto aveva potuto operare in collegi diversi: da Milano a Capodistria, Piacenza, Verona e Udine, era stato consigliere generale della sua congregazione ed era laureato in diritto canonico. Per cinque anni fu vescovo di Carpi, una realtà complessa della regione padana. Lì si era confrontato anche con l’Opera dei Piccoli Apostoli di don Zeno Saltini, più conosciuta poi come Nomadelfia; la approvò, pur incontrando critiche (poiché era definita eresia dell'amore), e la sostenne anche contro le riserve manifestate dal nunzio apostolico. Monsignor de Ferrari era tutt'altro che chiuso all’innovazione: nella sua prima lettera di saluto all’arcidiocesi del 1° giugno 1942, egli confermava il pieno appoggio all’Azione cattolica, ma aggiungeva che era necessario «svecchiare coraggiosamente certi sistemi che non eggono ai dinamici tempi moderni».

di Luigi Bressan

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