Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un dono fatto a tutta la Chiesa

· Sostegno al discernimento dei vescovi ·

Negli ultimi cinquanta anni, l’esperienza di lavoro e di servizio della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, e quella di non poche realtà erette incautamente hanno spinto questo dicastero a formulare al Papa la richiesta di precisare quanto disposto del canone 579 del Codex iuris canonici.

Il legislatore vi riconosce al vescovo diocesano la competenza a erigere un istituto nella propria diocesi, a condizione che sia consultata la Sede Apostolica. Nella costituzione di Leone XIII Conditae a Christo (8 dicembre 1900) si consigliava agli ordinari che, prima di fondare un nuovo istituto, preferissero portare nelle loro diocesi quelli già approvati. Tale criterio restrittivo era presente anche nelle Normae (28 giugno 1901) della Sacra Congregazione dei vescovi e regolari, che furono un completamento della costituzione apostolica, onde evitare l’eccessivo numero di nuovi istituti.

Poiché il loro numero era comunque in sensibile aumento, Pio X, con il motuproprio Dei providentis (16 luglio 1906) ha limitato le facoltà dei vescovi, esigendo come requisito per l’erezione la licenza scritta della Santa Sede. Questa prescrizione è stata recepita dal codice di diritto canonico del 1917 ma in modo molto attenuato perché il canone 492, § 1 — del quale il motuproprio Dei providentis è fonte — non prescriveva la licenza scritta ma solo la consultazione della Santa Sede. Tuttavia, già sotto il vigore del codice abrogato si discuteva se tale consultazione fosse necessaria ad validitatem.

La questione del valore giuridico della prescritta consultazione si è riproposta durante la revisione del codice piano-benedettino, senza alcuna particolare innovazione. Come è dato leggere negli atti dei lavori di revisione del codice, nella seduta del 26 febbraio 1979 un consultore del gruppo di studio De institutis vitae consecratae ha chiesto quale fosse il valore giuridico della prescritta consultazione della Santa Sede. Il relatore, senza entrare nel merito della natura e delle conseguenze dell’omissione di detta consultazione, ha semplicemente risposto che la consultazione comportava da parte dei vescovi e degli istituti interessati il dovere di attenersi a quanto la Santa Sede avesse stabilito.

Alla fine la disposizione del canone 492 § 1 del Codex iuris canonici del 1917 è stata mantenuta al canone 579 del codice vigente sotto forma di un vero obbligo da parte del vescovo diocesano di consultare la Sede apostolica, mentre era proseguito il dibattito in dottrina se tale consultazione fosse necessaria ad validitatem. L’esperienza negli ultimi decenni della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica consente di affermare come non sempre siano state seguite correttamente le direttive che il concilio ecumenico Vaticano II, nel decreto Perfectae caritatis (numero 19), ha dato al vescovo diocesano per l’erezione di un nuovo istituto di vita consacrata, direttive richiamate e implementate dal documento Mutuae relationes (numeri 12 e 51), con l’offerta di criteri più precisi.

È noto, inoltre, a questo dicastero quanto, in merito, è stabilito nel Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores (numero 107), soprattutto circa il fatto che spetta al vescovo diocesano discernere sui nuovi carismi che nascono nella diocesi, in modo da accogliere quelli autentici con gratitudine ed evitare che sorgano istituti superflui e carenti di vigore. Nonostante tali disposizioni, in realtà sono stati eretti dai vescovi diocesani non pochi nuovi istituti di vita consacrata — soprattutto istituti religiosi — senza adeguato discernimento e senza osservare le indicazioni offerte dalla Chiesa. In effetti, detti istituti, in quanto non presentavano né originalità di carisma, né una specificità propria, né i tratti essenziali della consacrazione mediante la professione dei consigli evangelici, né reali possibilità di sviluppo, non dovevano essere eretti.

Dalle risultanze delle stesse visite ad limina, oltre alla marcata sensazione di una certa confusione da parte dei vescovi nel comprendere i tratti essenziali e le diverse forme di vita consacrata, è emerso che in varie parti della Chiesa sono stati eretti nuovi istituti, alle volte senza reale necessità, senza capacità formativa, nati deboli e sprovvisti di sufficiente vitalità.

A seguito di ciò, non poche volte questo dicastero è dovuto intervenire per accompagnare la crisi di queste realtà sorte senza discernimento, o perché divise al loro interno per presunte motivazioni carismatiche che mascheravano lotte di potere, o per problemi di autoritarismo di fondatori — che, a volte, si sentono i veri padri e padroni del carisma — nei confronti dei sudditi, o per questioni di abusi disciplinari.

La debolezza di alcuni istituti, presente sin dal momento dell’erezione diocesana e non superata nel corso degli anni, ha condotto questo dicastero, in forza della competenza sancita dal canone 584 del Codex iuris canonici, anche alla loro soppressione, con tutti i drammi personali che tale decisione, dolorosa quanto necessaria, ha provocato. Pertanto, la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica, fatto tesoro dell’esperienza, ha ritenuto che la normativa di cui al canone 579 — che richiede la consultazione previa della Sede apostolica — fosse da precisare.

Infatti, ben lungi dalla ratio legis — che intendeva la consultazione molto più che un parere ma come un nihil obstat ad erigendum — dopo aver consultato la Sede apostolica, molti vescovi diocesani si ritengono totalmente liberi di erigere nuovi istituti, nonostante le perplessità presentate e/o il giudizio negativo espresso dal dicastero competente. Inoltre, poiché la consultazione per l’erezione di un nuovo istituto di diritto diocesano, secondo parte della dottrina e anche la prassi di questo dicastero, non era considerata ad validitatem, non poche volte era accaduto che detta consultazione non fosse stata affatto effettuata da parte del vescovo interessato.

Ciò premesso, la Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica ha sollecitato al Santo Padre la precisazione del canone 579 del vigente Codex iuris canonici, precisazione che, senza ledere il munus del vescovo diocesano relativo al discernimento dei nuovi carismi e all’erezione di un istituto di vita consacrata nella propria diocesi, desse il giusto peso all’intervento della Sede apostolica per evitare che sorgano incautamente nuovi istituti di vita consacrata inutili o sprovvisti di sufficiente originalità e vigore.

Nell’udienza concessa il 4 aprile scorso al cardinale segretario di Stato, il Papa, in merito al canone 579 del Codex iuris canonici, ha stabilito che, nell’erezione di un istituto diocesano di vita consacrata, la consultazione previa della Santa Sede sia da intendersi necessaria ad validitatem, pena la nullità del decreto di erezione dell’istituto stesso. Infatti, come ribadito nell’incipit del rescritto dell’11 maggio 2016, ogni istituto di vita consacrata è, per sua natura, un dono fatto a tutta la Chiesa e non al servizio del bene di una singola Chiesa particolare, e che i suoi membri professano voti pubblici, ovvero in nome e per conto di tutta la Chiesa, è opportuno che la Sede apostolica sia chiamata a dare un giudizio sull’erigendo istituto.

A ulteriore riprova del fatto che ogni istituto di vita consacrata è, per sua natura, sempre della Chiesa e per la Chiesa nella sua universalità — e che quindi l’intervento della Sede apostolica è più che opportuno — va anche considerato che, normalmente, ogni istituto eretto tende a diventare di diritto pontificio e che la soppressione di un istituto di vita consacrata, anche di diritto diocesano, spetta unicamente alla suprema autorità della Chiesa.

di José Rodríguez Carballo
Arcivescovo segretario della Congregazione per gli istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 gennaio 2020

NOTIZIE CORRELATE