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Discepola E per questo maestra

· Nel segno di Maria ·

È assai particolare il transito che si opera in Maria di Nazaret dalla competenza discepolare alla competenza educativa: esso non comporta che lei lasci la condizione di Discepola per assumere quella di Maestra. Maria non smette mai d’essere Discepola, neppure nell’esercizio educativo che esercita a lungo e in tante direzioni; anzi è la condizione discepolare che rende Maria maestra ed educatrice (cfr. un libro di chi scrive La maestra. Lezioni mariane a Cana, Città del Vaticano 2002). Maria ha assorbito in sé il mistero di Cristo e l’ha fatto fruttificare nella sua esistenza, conquistando anche, in tal modo, la più alta autorevolezza nell’essere Maestra dello stile di vita, del sentire, dei valori o delle virtù che Gesù ha testimoniato come misteriosa eco dei misteriosissimi dinamismi di gloria che si vivono nel seno della Santa Trinità.

Giuseppe Maria Crespi «Le nozze di Cana» (XVII secolo)

Maria è Maestra-Discepola sulle cose del Regno e del Vangelo perché è stata alla scuola dello Spirito di Dio, il «maestro interiore» di tutti gli uomini, il cui insegnamento non colpisce l’orecchio esteriore, ma l’udito spirituale, la cui cattedra sta nel Cielo, ma anche dentro il cuore di ogni uomo. Lo Spirito insegna Dio: è l’interprete della rivelazione, ossia di tutto ciò che il Cristo ha rivelato sul Padre che l’ha mandato nella storia degli uomini.

Maria, quale Alunna migliore che lo Spirito ha avuto nella storia della salvezza, può essere, come Discepola, Maestra di vita umana e cristiana (cfr. autori vari., Maria nell’educazione di Gesù Cristo e del cristiano. Atti del Seminario di studio promosso dalla Pontificia Facoltà di Scienze dell’Educazione “Auxilium” – Roma, 14-15 dicembre 2001 –, a cura di Marcella Farina e Maria Marchi, Roma 2002).

Maria ha educato Gesù a farsi uomo

Si può parlare di Maria maestra solo se premettiamo che Gesù è il Maestro e il Signore (cfr. Gv 13,13-14), anzi l’unico Maestro (cfr. Mt 23,8.10), il «maestro venuto da Dio» (Gv 3,2), il solo che conosca il Padre. Alla scuola di Gesù è cresciuta sua Madre, una Discepola formidabile del Regno e, proprio «per la perfezione del suo apprendimento, Maria divenne maestra» (210° Capitolo Generale dei Servi di Maria, Servi del Magnificat, Curia generalizia OSM, Roma 1986, p. 77).

In questa condizione singolare di Discepola-Maestra, la Vergine ha sviluppato un insostituibile servizio nei confronti di Gesù e della Chiesa. «Il suo magistero — precisano acutamente i Servi di Maria — non deriva tuttavia dal compito d’insegnare (munus docendi) che il Maestro affidò alla Chiesa. È carismatico. È maestra perché madre, maestra perché discepola. Quale madre la Vergine svolse sulla terra, come ogni madre, un compito di maestra-educatrice nei confronti di Gesù, suo figlio. Insieme con san Giuseppe gli trasmise i valori della cultura ebraica e la spiritualità dei “poveri del Signore”, nella quale eccelleva» (ibidem, pp. 76-77). Si ha così la naturale dilatazione della maternità mariana verso la maternità educativa e piena.

L’umanità di Gesù proviene da Maria, compresa la sua educazione umana integrale. «Si può ipotizzare un duplice influsso, una sorta di educazione reciproca: Maria introduce il Figlio nell’orizzonte della vita terrena e Gesù avvia Maria alla comprensione del mistero divino. Maria donò al suo Figlio tutto il suo cuore di madre, circondandolo di amore, di attenzioni, di rispetto e progettando per lui un avvenire luminoso e radioso» (Antonio Amato, Generare nello Spirito per santa Maria e per il credente, in Riparazione mariana, 83 [2000/3] 17).

Maria, per educare Gesù, come esige la sapienza pedagogica, attivò il linguaggio non verbale della vita e della testimonianza: Maria educò Gesù dedicando alle sue cure con il lavoro, riserbandogli costante attenzione materna, soprattutto proteggendolo da ogni rischio e pericolo. Lo ha educato, inoltre, creando intorno alla sua esistenza di piccolo di Dio e di piccolo dell’uomo in crescita un clima oltremodo adatto fatto di sobrietà e serenità, di laboriosità, semplicità, di tenerezza. Il frutto dell’opera educativa equilibrata e feconda di Maria è la personalità armonica di Gesù (cfr. La discepola. Maria di Nazaret, beata perché ha creduto, Città del Vaticano 2001, pp. 53-59, a firma di chi scrive).

Maria ha educato la prima Chiesa ed educa la Chiesa d’oggi

Con ogni probabilità Maria fu maestra della Chiesa nascente, con l’essere fonte d’informazione, per essa, circa gli avvenimenti dell’infanzia di Gesù. Si è trattato di un insegnamento reso dalla Madre messianica sull’opera del Messia in aiuto del Popolo messianico: non fu certamente un insegnamento di breve durata, ma lungo e articolato, con la forma di una vera scuola (cfr. Lc 2,19.51; At 1,14). La Chiesa si pose come discepola alla “scuola della Madre”: lì gli apostoli e gli evangelisti hanno modo di conoscere informazioni preziose sulla persona di Gesù e sulla sua evangelizzazione. Maria, però, non ha abbandonato la Chiesa con la sua assunzione, perché è misteriosamente presente in essa, anche come Maestra: dal Cielo — per lei, come per Gesù, il luogo migliore per starci vicina — continua a praticare il suo magistero di santificazione nei confronti degli uomini.

Maria parla ancora alla Chiesa del nostro tempo prevalentemente con la forza dell’esempio di Discepola che ha lasciato iscritto nei Vangeli e, più ancora, nella persona di Gesù e nell’indole di tante generazioni cristiane. «Come, infatti, gli insegnamenti dei genitori acquistano un’efficacia ben più grande se sono convalidati dall’esempio di una vita conforme alle norme della prudenza umana e cristiana, così la soavità e l’incanto emananti dalle eccelse virtù dell’immacolata Madre di Dio attraggono in modo irresistibile gli animi all’imitazione del divino modello, Gesù Cristo, di cui lei è stata la più fedele immagine» (Paolo VI, Signum magnum [13.5.1967], i, n. 3).

Maria, una Maestra-Discepola che ha le “competenze dell’ascolto”

Maria ha competenze discepolari. Non sembri strano: oltre al magistero del maestro, c’è anche il magistero del discepolo. Maria mostra, al massimo grado, come si vive la discepolanza di Cristo: ella mostra come si pratica il suo Vangelo, come lo si iscrive tra i criteri di decisione, come lo si assume come stile di vita. Non c’è solo la competenza dell’insegnare; c’è anche quella dell’imparare. L’imperativo di Gesù a considerare solo lui come maestro (cfr. Mt 23,8) è l’atto fondativo della nostra permanente condizione discepolare. «Discepoli» è il nostro nome, come «Maestro» è il nome di Cristo (cfr. Mt 9,11.17,23; Gv 3,2.13,14). Sulla natura del discepolato cristiano, che è realtà simmetrica a quella di Gesù Maestro serve un approfondimento accurato: in fondo, la teologia del discepolato è una forma di cristologia speciale (cfr. José H. Prado Flores, La formazione dei discepoli, Roma 1964).

Dinanzi agli occhi credenti dei cristiani e delle cristiane di oggi c’è l’icona di Maria Discepola a ricordare che il Maestro viene prima di tutti e di tutte. Lei lascia nell’anima dei discepoli di Gesù l’eco santa di quando disse ai servi delle nozze di Cana, dal biblista Aristide Serra chiamato il suo “testamento spirituale”: «Fate quello che egli vi dirà» (Gv 2,5). Di fatto, la Chiesa è discepolare per sempre: perciò da cristiani si è sempre alla scuola di Gesù, Maestro contemporaneo. All’interno della comunità dei discepoli Gesù sceglie i Dodici (cfr. Lc 6,13).

La Discepola insegna alle donne la sapienza dell’ascolto

Il Papa Giovanni Paolo II ha chiamato Maria donna del silenzio e dell’ascolto e, dal canto suo, la teologia mariale ha preso a riflettere sul senso sempre più denso da far emergere da questa nuova attribuzione (cfr. Tertio millennio adveniente [10.11.1994]). La fenomenologia biblica dell’esistenza mariana, pur breve, descrive la Nazaretana come una donna che si è distinta per l’esercizio religioso e virtuoso dell’ascolto, rivelando, così, un altro aspetto caratteristico della religione giudaico-cristiana.

Maria, come figlia d’Israele, vive la beatitudine e la spiritualità dell’ascolto; sente di far parte di un popolo in ascolto, anzi di un popolo di ascolto. «Ascolta, Israele!» (Dt 6,4) è il Credo del popolo dell’elezione e, per esser tale, l’ascolto è stato un fondamentale tema pedagogico al quale Dio, a lungo e con più voci, ha iniziato e allenato il suo popolo (cfr. Am 3,1; Pr 1,8).

Non conoscendo il peccato a nessun livello, Maria ha oltrepassato la soglia della colpa del non ascoltare, che costituiva la colpa maggiore per Israele (cfr. Ger 7,13; Os 9,17): il suo è stato un ascolto purissimo, operato con cuore e orecchi incirconcisi (cfr. Ger 6,10; At 7,51). L’intera esistenza della Nazaretana è stata scandita da tappe di ascolto, che si danno dentro l’arco immenso creato dall’eco del suo Sì pronunciato nell’Annunciazione ed entra perfino in Cielo.

Discepola-Maestra dedica alle donne una corona di atti educativi

Un’educazione a molte dimensioni. In concreto, Maria è una stella e più stelle dell’educazione: sono molteplici, infatti, le luci che Maria, stella dell’educazione, irradia su tutti, ma qui vogliamo considerare come sul “popolo delle donne”.─ Stella del mattino, educa alla «comunione creaturale». Maria, come nuova Eva, come madre di tutti i viventi, con la sua maternità pone un principio di comunione al massimo dilatato: prima di tutto, al fondo di tutto e oltre tutto, c’è la comunione di vita delle creature. ─ Stella di Abramo, educa alla «logica della fede». Un esempio del legame tra Maria e Abramo si ha sul Calvario, dove, per la sua eroica fede, lei risplende con la luce vivida della fede, quale Credente che sta dentro la logica della consegna mentre offre, come Abramo, il Figlio a Dio per una morte sacrificale. ─ Stella di Giacobbe, educa alla «cittadinanza planetaria». Con Maria siamo uniti a Israele, gente di Giacobbe, di cui è figlia; alla Chiesa, di cui è figura, modello e icona finale; all’umanità, in cui è figlia di Eva. Maria è Gerusalemme dove tutti siamo nati (cfr. Sal 87,5): Maria è, perciò, la madre del genere umano. Stella di Mosé, educa all’«identità esodale». L’errare iniziale del nomade, che cercava solo il pascolo migliore per i suoi greggi, Dio l’ha sostituito con la grazia dell’esodo, sotto la guida di Mosè. La Madre del Messia pellegrino, è sorella di cammino di tutti gli uomini e di tutte le donne verso il volto di Dio. Stella di Betlemme, educa al «genio della prossimità». Maria, “luogo” personale nel quale s’è realizzata l’Incarnazione, quale estrema prossimità di Dio alla causa dell’uomo, resta per sempre invito ad accogliere l’Altro nella vita dei fratelli e delle sorelle di fede: di queste, in particolare, è il volto più esemplare. Stella di Nazaret, educa all’«eloquenza del silenzio». A Nazaret Maria mostra il cristianesimo nella sua “ferialità”, in cui vive un alto silenzio d’ascolto. Nella casa nazaretana, Maria è la mistica dell’integralità perché, sullo sfondo della sua femminilità, vi armonizza tutti gli aspetti dell’umano e del cristianesimo. Stella di Cana, educa alla «regalità dell’obbedienza». Al «terzo giorno» di Cana la Discepola per eccellenza, insegna la “scienza del miracolo” e consegna ai discepoli e alle discepole di tutti i tempi il suo testamento: «Fate quello che egli vi dirà», che significa: Ci si salva e si salva solo nell’obbedienza a Cristo. Stella del Golgota, educa alla «sapienza del perdono». La Dolorosa sta sotto la Croce, nel luogo dove il perdono è celebrato come legge della creazione nuova. Lei ha partecipato da vicino a porre il perdono nell’ordine del principio, anche perché il perdono ha natura essenzialmente materna. Stella del Sabato Santo, educa all’«eroismo della fede». Il giorno del Sabato Santo Maria si mostra come la Credente per eccellenza, come la Donna che vive la fede nuda, senza segni. Per lei Cristo non è scomparso ma è sceso negli inferi a prendere Adamo ed Eva per i polsi e portarli alla “luce della vita”. Stella della Risurrezione, educa al «principio-speranza». Maria entra nel mistero pasquale vivendo una nuova condizione materna, quella della gioia. Dal Colle della risurrezione lei invita le sue donne sorelle ad arrivare personalmente e a portare altri alla Pasqua, l’unico evento che fonda la speranza. Stella dell’ascensione, educa alla «lentezza della contemplazione». La Vergine dell’Ascensione evoca la dimensione contemplativa e mistica della vita, che dice non evasione ma responsabilità. Lei chiama a puntare lo sguardo al Cielo della gloria senza dimenticare le tante croci conficcate sulla terra degli uomini. Stella di Pentecoste, educa alla «riconciliazione dei linguaggi». Ricevuto lo Spirito, a tutti e, in particolare alle donne sorelle, Maria insegna la comunione, nome del mistero di Dio e dell’esistenza dell’uomo, squalificando così per sempre nella vita degli uomini la perfidia della divisione babelica.

Nella Chiesa servono donne formate alla scuola di Maria Maestra

A imitazione di Maria, le donne che la ritengono loro sorella e modello di vita, sono chiamate a condividere la genialità della sua identità di Discepola-Maestra e a collaborare con lei a dare alla Chiesa la forma di una comunità di ascolto religioso (che sa stare sempre col cuore aperto alla grazia del Vangelo che lo Spirito echeggia nel cuore dei discepoli di ogni tempo).

Lei consegna anche alle sue sorelle donne l’invito a collaborare con lei per dare alla Chiesa la forma di una comunità sinodale (che sa ascoltarsi al suo interno e sa decidere insieme le cose che sono di tutti secondo un principio caro al primo millennio cristiano). Donne così educate alla scuola di Maria, fra l’altro, si accreditano affidabilmente a stare nella Chiesa con l’affidamento di più ampie e importanti responsabilità.

Michele Giulio Masciarelli

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08 dicembre 2019

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