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Disarmo, sicurezza e sviluppo dei popoli

· Intervento della Santa Sede all'Onu ·

Pubblichiamo una nostra traduzione dell'intervento pronunciato l'11 ottobre dall'arcivescovo Francis Chullikatt, nunzio apostolico, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite a New York, dinanzi al primo comitato — in occasione della sessantacinquesima sessione dell'Assemblea generale dell'Onu — sul tema «Dibattito generale su tutte le voci in agenda relative al disarmo e alla sicurezza internazionale».

Signor Presidente,

Nel campo del disarmo e del controllo delle armi, l'anno 2010 offre alcune speranze, delle quali bisogna rallegrarsi, ma che potrebbero essere oscurate dalle minacce alla sicurezza e alla pace che continuano a preoccupare la comunità internazionale. Le politiche che promuovono il disarmo e il controllo delle armi rispecchiano l'idea di ordine auspicato dai popoli nel mondo. Pertanto, queste politiche sono fondamentali per il destino di ciascuno e non possono essere limitate a un'unica strategia. Occorre uno sforzo rinnovato a livello nazionale, regionale e internazionale, che deve includere valori solidi, una nuova logica e una visione politica integrale, che colga lo stretto legame tra disarmo e sviluppo dei popoli.

Secondo i dati forniti dagli Stati, nel 2009 le spese militari mondiali hanno raggiunto i 1.531 miliardi di dollari americani, un aumento in termini reali del 6 e del 49 per cento se si fa un confronto rispettivamente con il 2008 e con il 2000 ( sipri, Yearbook 2010, Oxford 2010). Si tratta di cifre impressionanti, specialmente alla luce della Carta delle Nazioni Unite, che cerca di fondare la sicurezza e la pace non su un equilibrio della paura, ma sul pieno rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali degli individui e dei popoli. Inoltre, la Carta delle Nazioni Unite impegna gli Stati a promuovere lo stabilimento e il mantenimento «della pace e della sicurezza internazionale col minimo dispendio delle risorse umane ed economiche mondiali per gli armamenti» (art. 26).

Le ingenti risorse, sia umane sia materiali, impegnate per fini militari non solo vengono distratte ma impediscono la promozione di uno sviluppo umano autentico, la lotta contro la povertà e il superamento della crisi internazionale attuale. Come ha osservato Papa Paolo VI in un discorso a Bombay nel 1964, alcune delle risorse destinate alle spese militari potrebbero essere utilizzate per creare un Fondo Mondiale per programmi di sviluppo, che recherebbero beneficio specialmente ai poveri. Questo, purtroppo, è un progetto che ancora attende di essere realizzato, e tuttavia tutto ciò che richiede è che gli Stati si riuniscano esprimendo così la loro buona volontà e in tal modo contribuiscano alla pace e alla sicurezza internazionale.

Per quanto riguarda le armi nucleari, da un lato il linguaggio di molti Paesi è cambiato, indicando forse il desiderio di voltare pagina e di andare oltre l'idea della deterrenza come pilastro delle relazioni internazionali; dall'altro lato si fa fatica a cogliere un reale cambiamento nella politica e nelle azioni. Le riduzioni strategiche degli arsenali nucleari sono passi importanti, ma non sono sufficienti se non vengono compiuti nel contesto di un disarmo generale ed efficace, da perseguire in buona fede e a livello multilaterale e internazionale.

La Santa Sede ha compiuto ogni sforzo, e incoraggia gli Stati a intensificare i loro, al fine di aiutare l'entrata in vigore del Trattato per il bando totale dei test nucleari e di promuovere i negoziati per un Trattato per la messa al bando del materiale fissile e per una Convenzione sul divieto della minaccia e dell'uso delle armi nucleari. La Corte Internazionale di Giustizia, nel suo parere del 1996 sulla liceità della minaccia o dell'utilizzo delle armi nucleari, ha affermato chiaramente: «La minaccia o l'uso delle armi nucleari sarebbero contrari al diritto internazionale applicabile nei conflitti armati, e in particolare ai principi e alle regole del diritto umanitario» ( ICJ, Advisory Opinion, Reports 1999 , p. 226, E). Si tratta di un principio fondamentale a favore della sicurezza, della pace e della sopravvivenza stessa della razza umana.

I settori delle armi chimiche e biologiche rimangono anch'essi fonte di grave preoccupazione. Soprattutto nel campo biologico è molto preoccupante l'assenza di un sistema internazionale di monitoraggio per la sicurezza e la salvaguardia dei laboratori e per la garanzia di un pacifico uso civile della tecnologia biologica, che rispetti i diritti di tutte le persone. Per questo, il mandato conferito dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite e dal Consiglio di Sicurezza al Segretario Generale di indagare sui possibili casi di un uso contrario al diritto internazionale, da parte degli Stati, della tecnologia biologica è da considerare sotto una luce positiva. Questa soluzione colma un vuoto a breve termine, ma senza un monitoraggio internazionale non è sufficiente.

Un altro aspetto molto importante nei campi biologico, chimico e nucleare è il sovrapporsi delle dimensioni civile e militare e il possibile duplice uso dei materiali, della tecnologia e del know-how. Occorre trovare un equilibro tra le legittime esigenze militari e gli interessi etici scientifici, medici e commerciali. Occorre anche riconoscere che i regimi volontari di controllo delle esportazioni multilaterali rappresentano solo una risposta parziale. È quindi importante essere consapevoli dei veri rischi e della necessità d'identificare i limiti e le misure non solo su base volontaria o da un punto di vista commerciale, ma anche in linea con i requisiti della pace e della sicurezza internazionale.

Nel campo delle armi convenzionali sembrano esservi sviluppi che richiedono la nostra attenzione e la nostra azione concreta. Lo scorso primo agosto è entrata in vigore la nuova Convezione sulle munizioni a grappolo, con la quale vengono bandite le munizioni che causano danni inaccettabili ai civili. Questo nuovo strumento internazionale, frutto del Processo di Oslo, offre ora una legittima risposta alle numerose vittime che hanno subito e continuano a subire i tragici effetti di questo terribile tipo di arma.

Per la prima volta in uno strumento sul disarmo e sul controllo delle armi l'assistenza viene descritta come un diritto delle vittime. La Convenzione obbliga gli Stati Parte a rivedere le politiche nazionali, le strutture e i meccanismi relativi ai diritti umani, allo sviluppo e all'assistenza alle persone disabili. Alla luce di questo importante sviluppo, Papa Benedetto XVI ha sottolineato come la comunità internazionale abbia dato prova di «saggezza, lungimiranza e capacità nel perseguire un risultato significativo nel campo del disarmo e del diritto umanitario internazionale» ( Dopo Angelus , 1 agosto 2010).

La Santa Sede incoraggia a rendere universale la Convenzione sulle munizioni a grappolo e ad applicarla in modo efficace, avendo l'assistenza alle vittime come priorità e obiettivo comune. La mancata adesione a questo strumento da parte di alcuni Stati ha portato a considerare la possibilità di adottare un protocollo aggiuntivo ad hoc alla ccw [Convenzione sulla proibizione o la limitazione dell'uso di alcune armi convenzionali che possono essere considerate eccessivamente dannose o aventi effetti indiscriminanti]. Se motivata dall'intenzione di rafforzare l'assistenza alle vittime, questa proposta potrebbe essere presa in considerazione. Tuttavia, il rischio dell'introduzione di un doppio standard, che potrebbe rendere inefficaci i risultati ottenuti a livello umanitario e militare, non va sottovalutato.

Un altro elemento della complessa agenda del disarmo e del controllo delle armi riguarda il lavoro preparatorio dei negoziati per un Trattato sul commercio internazionale delle armi. La Santa Sede lo sostiene e partecipa a questo importante processo con la chiara consapevolezza che in nessun modo le armi sono equivalenti ad altri «beni» del mercato: «Il possesso, la produzione e il commercio delle stesse hanno profonde implicazioni etiche e sociali e devono essere regolamentate prestando la dovuta attenzione a principi specifici di ordine morale e legale» ( Dichiarazione della Santa Sede sul Commercio internazionale delle armi convenzionali , 19 agosto 2006).

Infine meritano una particolare menzione le istituzioni e le agenzie specializzate nel disarmo e nel controllo delle armi. In anni recenti la Conferenza sul disarmo sembra attraversare una crisi che l'ha resa meno produttiva e praticamente incapace di mettersi d'accordo su un'agenda sostanziale. Ciò ha prodotto una ricerca, al di fuori della Conferenza sul disarmo e con il coinvolgimento delle Ong, di soluzioni alternative che hanno portato all'adozione della Convenzione sulle mine antiuomo e, più di recente, della Convenzione sulle munizioni a grappolo.

La Santa Sede guarda con favore a queste esperienze, nella misura in cui portano a una riflessione sulla riforma e sul rafforzamento delle istituzioni internazionali e, più in generale, dei fori della diplomazia multilaterale. La comunità internazionale è chiamata a trovare soluzioni originali e funzionali per raggiungere gli obiettivi auspicati, tra i quali vi è il disarmo generale.

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