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Disarmo e tutela dell’ambiente

· Il discorso dell'ambasciatore della Nuova Zelanda ·

Santità,

è un grande onore per me presentarle le Lettere che mi accreditano come nuovo Ambasciatore della Nuova Zelanda presso la Santa Sede.

La Nuova Zelanda apprezza molto il contributo reso alla nostra società dalla Chiesa cattolica e da molti suoi membri. Numerosi cattolici si sono distinti in vari settori del servizio pubblico e le scuole cattoliche sono un elemento di spicco del nostro sistema educativo. La Chiesa è stata una voce importante nei dibattiti pubblici, in particolare su questioni morali e sociali.

Dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche fra la Nuova Zelanda e la Santa Sede, nel 1973, abbiamo cooperato a stretto contatto nell’arena internazionale, in particolare nei campi sociale e umanitario, rispecchiando in tal modo i nostri valori comuni. Anche se riteniamo che questi valori siano universali, in molti casi, sono stati articolati prima in Europa, sviluppandosi a partire dagli insegnamenti giudaico-cristiani che sono parte della nostra eredità. Apprezziamo le intuizioni uniche che la Santa Sede offre in ambiti formali e informali, rispecchiando la conoscenza profonda che la sua rete di rappresentanti nel mondo riesce a mobilitare.

La Nuova Zelanda ritiene che lo sforzo per la pace, la giustizia, i diritti umani e la sollecitudine per l’ambiente deve cominciare a casa propria. Da diversi anni, i nostri Governi hanno assunto l’impegno autentico di sanare gli errori commessi, in particolare in relazione alla popolazione indigena Maori. La dignità dell’individuo è un elemento centrale del nostro sistema legale e a tutti i livelli di governo. La Nuova Zelanda è stata anche di esempio nell’affrontare la sfida globale del cambiamento climatico, adottando il primo schema di scambio di quote di emissione dei gas a effetto serra in tutti i settori di attività.

Oltre le nostre coste, la Nuova Zelanda prova un senso particolare di responsabilità per il benessere dei nostri vicini nel Pacifico del Sud. Il nostro programma di cooperazione per lo sviluppo internazionale si incentra principalmente verso queste società, spesso vulnerabili, che hanno forti vincoli familiari con il nostro Paese. Lavoriamo con i nostri vicini in istituzioni regionali e abbiamo contribuito al mantenimento della pace e alla ricostruzione nei Paesi che hanno subito violenti sconvolgimenti.

Tuttavia, sebbene le realtà circostanti siano il suo punto di partenza, la Nuova Zelanda ha una vocazione da cittadino globale. Proprio perché il nostro impegno nella sfera economica è ben diversificato, siamo consapevoli dell’interdipendenza delle nazioni ovunque si tratti di assistenza umana.

I neozeolandesi sono particolarmente interessati al disarmo. In questo campo, abbiamo assunto ruoli guida in molte istituzioni e in numerosi processi, presiedendo attualmente il gruppo di Paesi fornitori di materiali nucleari.

Anche la tutela dell’ambiente ci sta a cuore. Alla fine del 2009, la Nuova Zelanda ha assunto un ruolo guida nell’istituzione dell’Alleanza globale di ricerca per la lotta alle emissioni di gas a effetto serra in ambito agricolo, quale strumento per perseguire il duplice obiettivo di soddisfare il fine della sicurezza alimentare globale e di fronteggiare le emissioni di gas a effetto serra. Ospiteremo un incontro ministeriale a Roma alla fine di questo mese, contemporaneamente alla conferenza annuale della Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura delle Nazioni Unite, durante la quale i ministri saranno invitati a firmare la Carta che sancisce formalmente questo nuovo organismo. I ministri neozelandesi svolgono un ruolo attivo anche nei dibattiti scaturiti dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico.

Per migliorare la sicurezza globale, la Nuova Zelanda considera preziose le iniziative interreligiose e interculturali. Siamo co-promotori del dialogo interreligioso regionale nell’area dell’Asia e del Pacifico e sosteniamo progetti concreti sotto l’egida dell’Alleanza delle Civiltà. La nostra comunità interreligiosa nazionale è attiva nello sviluppo educativo e comunitario a livello locale e gode di un forte sostegno da parte del Governo.

Colgo questa opportunità per richiamare la sua attenzione, Santità, sulla candidatura della Nuova Zelanda a un seggio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per il periodo 2015-2016. Riteniamo che la Nuova Zelanda possa rendere un contributo prezioso e particolare all’opera di tale organismo, offrendo le prospettive di un membro della comunità internazionale più piccolo, ma pur sempre attivo.

In conclusione, desidero sottolineare che i neozelandesi hanno seguito con vivo interesse la cerimonia di beatificazione di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, il mese scorso. Santità, le siamo anche molto grati per le sue preghiere e per i cordiali auspici nella circostanza del tragico terremoto che ha colpito la nostra città di Christchurch il 22 febbraio scorso. Riconosciamo che, come la Nuova Zelanda, anche la Santa Sede affronta le continue sfide del mondo in rapido mutamento in cui viviamo.

Santità, mi permetto di porgerle i miei personali buoni auspici nonché quelli del Governo che ho l’onore di rappresentare, per il proseguimento del suo pontificato. Attendo con trepidazione di lavorare con i funzionari della Santa Sede per perseguire i nostri obiettivi comuni.

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