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Disarmo dei cuori

· A Bangui l’attesa di un Paese che vuole liberarsi dalla morsa della violenza ·

Quando abbiamo ricevuto la notizia della visita del Papa, ci è sembrato di vivere un sogno. Eravamo lontani, molto lontani dall’immaginare che ciò potesse accadere a noi centroafricani. Nessun segno lo annunciava.

Campo profughi a ridosso dell’aeroporto della capitale centroafricana

Sono di fatto tre anni che la “piroga” centroafricana avanza in acque agitate, lontanodalle sponde della pace e della sicurezza. Intrappolate tra milizie che si affrontano, molte persone hanno dovuto lasciare la propria casa per trovare rifugio nei campi profughi o nellasavana. La disperazionee la povertà si sono accampate nelle famiglie e le persone attendono la fine delle loro sofferenze che non arriva mai. Piccolo Paese tra i più piccoli, la nostra fragile nazione è da tempo al centro della preghiera e dell’attenzione di Papa Francesco. Già durante un Angelus nel 2013 il Pontefice invitò a pregare per la Repubblica Centroafricana. È stato allora per il popolo il segno di una grande solidarietà, un grande conforto. Grazie alle sue parole l’ignorata Repubblica Centroafricana ha capito di non essere sola.

Ma da lì non saremmo mai arrivati a pensare che Papa Francesco ci avrebbe offerto il magnifico dono di un viaggio sull’Ubangi.Eppure è proprio quello che farà. Ringraziamo il Signore e il Pontefice per questo.

Scegliendo la Repubblica Centroafricana come una delle destinazioni della sua prima visita nel continente, il Papa ha scelto il piccolo, ha scelto il debole; il povero che grida e che il Signore ascolta. Siamo tutti commossi di fronte a tanta attenzione. L’entusiasmo generale che si sta impossessando ogni giorno un po’ di più della popolazione,all’approssimarsi di questo grande giorno, esprime la nostra profonda gioia. Dall’annuncio di questa visita, mi sono recato in molti quartieri, ho incontrato le diverse comunità e l’ho visto.

E ho visto che questa visita è una buona novella non solo per i cattolici o per una parte degli abitanti della Repubblica Centroafricana. Protestanti, musulmani e quantitra i nostri concittadini sono ancora legati alla religione degli avi, si sentono coinvolti e si stanno mobilitando. Nel quartiere del Km5, a maggioranza musulmana, come purea Boy-rabe, ci sono striscioni che porgono il benvenuto a colui che qui viene sempre più chiamato Watokua ti siriri, il “messaggero della pace”.Ovunque sono stato, nei campi profughi o nei quartieri relativamente tranquilli, gli uomini armati, come pure gli innocenti, attendono la visita del Papa con grande speranza.

Le persone non hanno granché nella Repubblica Centroafricana. Quando il Papa verrà, troverà un Paese povero, un Paese dove mancano tristemente le risorse finanziarie, dove le persone hanno perso tutto e devono far fronte alla violenza. Ma troverà una popolazione malgrado tutto viva, oggi sempre più disposta a dedicare il proprio tempo, le proprie competenze e la propria povertà a far sì che il Pontefice sia ricevuto semplicemente nella dignità.

L’accoglieremo con i nostri limiti, le nostre debolezze e la nostra povertà. Ci si aspetta molto da questo uomo, vicario di Cristo, che viene per farsi testimone dell’aspirazione di un intero popolo albene legittimo della pace e del benessere. Ci si aspetta molto dal viaggio di questo pellegrino della non-violenza, che viene a dirci che non siamo condannati alla violenza. Una grande speranzasta nascendo tra la gente. Ci si aspetta molto da questo viaggio.

In un campo di profughi di guerra dove mi sono recato, un giornalista ha chiesto a un giovane che cosa sarebbe successo se il Santo Padre avesse rinunciato alla sua visita alla Repubblica Centroafricana.Il giovane ha risposto pressappoco con queste parole: «Signore, se il Santo Padre rinunciasse alla sua visita qui da noi, allora saremmo a terra e addirittura sotto terra». Queste parole così semplici traducono il sentire generaledella popolazione. I suoi abitanti hanno oggi disarmato il loro cuore e la loro mente. Sono pronti a ricevere Papa Francesco. Qui siamo convinti che attraverso di lui Dio ci parlerà.

Il tema di questo viaggio sarà: «Passiamo all’altra riva». Per suggellarlo in modoparticolare, durante il suo soggiorno qui il Papa spingerà la porta della cattedrale dell’Immacolata Concezione di Bangui per aprire, un po’ in anticipo, l’anno giubilare della misericordia. Sarà un gesto davvero simbolico per la Repubblica Centroafricana. Ci siamo fatti molto male. Il Papa c’inviterà così ad aprire la porta dei nostri cuori per ricevere e dare il perdono, per passare dall’odio alla riconciliazione, per chiuderci alla manipolazione a favore di una maggiore responsabilità, per privilegiare il dialogo nel risolvere le nostre controversie.

Francesco viene a prenderci per mano per aiutarci a uscire dalla tomba a più livelli in cui siamo sprofondati.

di Dieudonné Nzapalainga
Arcivescovo di Bangui

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19 marzo 2019

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