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Diritto d’inclusione

· Rapporto della Fondazione Migrantes ·

Torino, 17. Che il 2017 sia «l’anno in cui tanto nell’Unione europea che in Italia, in particolare, si ricominci ad avere la grandezza d’animo e la capacità di vedute per costruire, giorno dopo giorno, uno spazio comune di inclusione dove vivere senza paure, forti dei principi e dei valori raggiunti faticosamente da chi ci ha preceduti, ma che noi, con altrettanta responsabilità, dovremmo saper adattare ai tempi facendoli valere non solo per noi, ma anche per chi oggi è in cerca di protezione». È l’auspicio contenuto nel volume della Fondazione Migrantes Il diritto d’asilo. Report 2017 presentato ieri pomeriggio a Torino. Si tratta, come si evince dal titolo, di un’analisi specifica sul mondo dei richiedenti asilo, partendo da una prospettiva storica che cerca di “afferrare” i tempi e le cause di un fenomeno che accompagna, da sempre, la cosiddetta “era delle migrazioni”. Fenomeno che, di recente, è ripreso, rendendosi visibile e preoccupante, complice sicuramente una consistenza numerica più importante ma anche una informazione volta spesso «più a preoccupare che a informare».

Alcuni dati. In Italia le persone complessivamente ospitate nei centri alla fine del 2016 erano 177.000 ma, nella gestione dell’accoglienza e dell’accompagnamento all’autonomia delle persone in fuga, si osservano — spiega la Fondazione Migrantes — alcuni problemi di fondo. L’ospitalità dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) cresce sempre più e costituisce quasi l’85 per cento con i suoi oltre 137.000 posti assieme agli hotspot e ai centri di prima accoglienza che arrivano a quasi 15.000 posti, mentre nelle accoglienze decentrate del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (Sprar), di cui i Comuni sono i titolari, ci sono solo poco più di 23.000 persone, meno del 15 per cento. In pratica esiste un rapporto squilibrato tra persone in accoglienza e territorio. «Continuiamo a non avere un reale sistema di accompagnamento all’autonomia per tutte le persone a cui viene riconosciuta in Italia la protezione umanitaria o la protezione internazionale, dopo l’analisi della loro domanda d’asilo. Questa carenza di accompagnamento — si sottolinea — è una condizione che paradossalmente, proprio nel momento in cui vengono riconosciute titolari di una protezione, espone le persone ad altissimi rischi di precarietà, marginalità e disagio abitativo, lavorativo e sociale».

Altra criticità italiana riguarda l’effettiva accoglienza e tutela dei minori stranieri non accompagnati. Il loro numero è più che raddoppiato fra il 2015, quando ne sono arrivati 12.360, e il 2016, quando ne sono giunti 25.772. Migrantes invita a mettere in piedi un reale sistema di ospitalità per i minori che arrivano da soli in Italia, «riuscendo ad accompagnarli in sicurezza anche in un altro Paese europeo se lì hanno figure adulte di riferimento». Occorre dare «in tempi brevi e certi» a ciascuno di essi «un tutore debitamente formato», implementare un sistema «non arbitrario e più tutelante di determinazione dell’età». Inoltre urge «creare accoglienze dignitose che coinvolgano tutte le regioni e che prevedano il coinvolgimento anche di famiglie o siano in semiautonomia e non solo presso comunità per minori», nonché «attivare prontamente programmi-ponte di tutela, per non farli cadere nell’abbandono al compimento dei 18 anni».

Sul tema dei migranti — ha detto ieri l’arcivescovo Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes, intervenendo alla presentazione — «ci auguriamo che l’Europa torni sui suoi passi attraverso la responsabilità di tutti i paesi, anche con una politica estera seria che possa accompagnare gli stati più poveri e deboli da cui provengono i migranti. Abbiamo iniziato l’anno con l’incognita dell’accordo Italia-Libia che oggi è ulteriormente accentuata dai dati di Frontex e che ci fa dire che un accordo come questo, o come quello con la Turchia, sono un errore che ha allontanato una responsabilità dell’Europa e di tutti i suoi paesi che oggi è invece necessaria». Per monsignor Perego «c’è la preoccupazione che il rinnovo di arrivi, in una situazione sempre più precaria, con rotte e mafie nuove, possa portare a un’ulteriore situazione di non tutela della dignità dei richiedenti asilo e a un aumento delle morti in mare». Quanto all’Italia, il direttore generale della Fondazione Migrantes sottolinea che «dovrebbe uscire dalla precarietà di un’accoglienza che per l’85 per cento è ancora nei Cas e andare in modo puntuale a un’accoglienza diffusa nei comuni con progetti che premino percorsi virtuosi di giovani richiedenti asilo».

Solo costruendo maniere legali di ingresso nell’Unione europea e in Italia (sia per motivi umanitari e di asilo sia per la ricerca di occupazione) — ribadisce il rapporto — «avremo la capacità di contrastare i trafficanti e i terroristi e di esercitare una verifica più puntuale dell’identità di chi è in fuga, di chi ha bisogno di entrare nell’Ue e in Italia per ottenere una legittima protezione internazionale». Perciò occorre «creare canali di ingresso legale non solo per chi è in fuga ma anche per chi è in cerca di lavoro», incrementando i permessi umanitari e temporanei, programmi stabili di spostamento fra i campi profughi più vicini alle zone di conflitto e i paesi europei, i ricongiungimenti familiari tra chi in Europa ha già una forma di permesso.

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