Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Diritto di tornare a vivere

· ​Mobilitazione per i profughi siriani accampati in Libano ·

Beirut, 15. «L’unico diritto che ci è stato lasciato è quello di scegliere come morire in silenzio». È il grido di dolore che i profughi siriani accampati nel nord del Libano lanciano alla comunità internazionale. A sette anni dall’inizio di una guerra che ha distrutto la loro patria almeno un milione e mezzo di profughi siriani vivono nel paese dei cedri senza casa né lavoro, senza sanità né scuola per i loro figli, insomma senza futuro. Attraverso i volontari di Operazione Colomba, il corpo nonviolento di pace dell’associazione Comunità Papa Giovanni xxiii, rivendicano con forza il diritto di far sentire la propria voce. E tornano a lanciare la proposta di un rientro in Siria, attraverso la creazione di zone umanitarie. Cioè territori che «scelgono la neutralità rispetto al conflitto, sottoposti a protezione internazionale, in cui non abbiano accesso attori armati», sul modello, spiegano, di quanto realizzato dalla Comunità di pace di San José di Apartadó in Colombia. 

«Vogliamo — affermano — che siano aperti corridoi per portare in sicurezza i civili in pericolo fino alla fine della guerra e che tutti i rifugiati ritornino a vivere in pace e sicurezza nella loro patria». Una condizione di emergenza, quella dei profughi siriani, su cui hanno recentemente più volte richiamato l’attenzione anche i vescovi maroniti, i quali hanno sollecitato le istituzioni, in primo luogo del governo libanese, a porre mano a un «piano globale» volto a favorirne il rimpatrio in condizioni di sicurezza.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

28 maggio 2018

NOTIZIE CORRELATE