Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Diritto dell'Unione europea e status delle confessioni religiose

· Messaggio del cardinale Bertone al convegno di studi ·

L'8 e il 9 ottobre si svolge presso l'Istituto Sturzo di Roma il Convegno di studi «Diritto dell'Unione europea e status delle confessioni religiose» organizzato dal Centro Studi sugli Enti Ecclesiastici (Cesen). Pubblichiamo il messaggio inviato per l'occasione dal cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, al presidente del Cesen, Giorgio Feliciani.

Circa l'argomento del Convegno, mi piace anzitutto rilevare come esso consenta di «esplorare» alcuni campi di ricerca abbastanza nuovi e, soprattutto, assai rilevanti per il futuro. Desidero perciò esprimere il mio apprezzamento perché il mondo accademico — e, segnatamente, quella parte di esso che si interessa allo studio dei rapporti fra la comunità civile e le confessioni religiose — intende offrire alla società e alle Chiese un valido aiuto per cogliere le nuove sfide e le nuove opportunità che vengono dal processo di integrazione europea. Si adempie così ad uno dei compiti della ricerca scientifica, che deve sempre essere attenta ai mutamenti della realtà, anzi deve cercare di intravedere lo sviluppo che si profila nel presente, affinché ci si diriga verso il futuro con maggiore sicurezza e esso sia edificato in uno spirito di sana e rispettosa collaborazione fra le comunità religiose e quella civile.

Uno dei profili nuovi di ricerca è costituito, appunto, dal crescente sviluppo e dalla sempre maggiore importanza che l'Unione europea, con le sue norme e le sue istituzioni, assume per la vita e l'organizzazione interna degli Stati che ne sono membri. Giustamente il Convegno rifletterà, anzitutto, sul rapporto fra l'Unione stessa e i singoli Paesi. È innegabile che, a seguito del trasferimento di competenze nazionali alle istanze europee, il rapporto Chiesa-Stato si sia ormai arricchito di un nuovo importante interlocutore. La comunità ecclesiale continua certamente ad avere di fronte a sé, come suoi partners, le autorità nazionali e regionali, ma deve prendere atto che ad esse ormai sempre più si affianca appunto quel soggetto che è l'Europa unita, al cui sorgere e crescere la Santa Sede ha sempre guardato con attenzione e al quale la Chiesa cattolica attraverso i suoi membri ha offerto un notevole contributo.

Scorrendo il programma del Convegno, vorrei rilevare anche un altro importante aspetto della tematica che esso intende affrontare. Infatti, verranno passati in rassegna vari ambiti e temi del rapporto Stato-Chiesa, alcuni dei quali sono del tutto tradizionali, come, ad esempio, l'educazione, il matrimonio e la famiglia o il regime fiscale, mentre altri hanno assunto uno spazio sempre più rilevante nell'attuale confronto e dialogo fra Chiesa e Stato, come nel caso dei beni culturali o delle tematiche bioetiche. È il bene integrale della persona umana — terreno di incontro e di collaborazione, ma talvolta anche motivo di contrasto dialettico fra la comunità civile e quella ecclesiale — che pone esigenze sempre nuove, legate agli sviluppi del pensiero, della scienza e della vita sociale.

In tale confronto sembra essere elemento di decisiva importanza il giusto riconoscimento dei diritti delle confessioni religiose nell'ambito dell'Unione europea, così come dei singoli Paesi. Al riguardo, una corretta attuazione del principio di sussidiarietà esige che venga rispettato lo status assicurato alle confessioni dai rispettivi diritti nazionali, come espressamente stabilito dal Trattato di Lisbona.

Non si tratta però solo di questo, ma, più ampiamente, del ruolo che ad esse viene riconosciuto nella sfera pubblica. In merito, non posso non ricordare le importanti indicazioni che il Santo Padre Benedetto XVI ha dato durante il suo recente viaggio nel Regno Unito, mettendo in luce come l'apporto della religione sia di vitale importanza per la civile convivenza e, perciò, non possa e non debba essere mai negato o emarginato.

Sono queste, sommariamente esposte, le ragioni dell'interesse che questo Convegno riveste, sia per la Santa Sede sia per la Chiesa cattolica nei Paesi dell'Unione europea. Del resto, tutte le confessioni cristiane sono sempre più consapevoli dell'importanza di una comune presenza e testimonianza nella società europea e di come ciò costituisca una sfida, a diversi livelli.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE