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Diritto basilare
e universale

· L’intervento conclusivo di monsignor Fernando Chica Arellano ·

Un appello alla responsabilità è stato lanciato dalla Santa Sede a «tutti gli attori che si occupano della fornitura delle risorse idriche», in occasione dell’incontro di oggi all’università politecnica di Madrid, dal titolo «Acqua, agricoltura, alimentazione», organizzato dalla scuola superiore tecnica di agronomia sull’alimentazione e i biosistemi.

Affinché ciò avvenga, ha spiegato Fernando Chica Arellano, Osservatore permanente della Santa Sede presso la Fao, l’Ifad e il Pam, occorrono sia un processo di decentralizzazione delle responsabilità, sia un simultaneo trasferimento delle risorse e delle capacità ai responsabili politici locali. Bisogna inoltre elaborare «un corpo normativo chiaro e definitivo, che stabilisca le diverse responsabilità ed eviti inefficienze, perdite o lo spreco» ha detto Chica Arellano. Per garantire soluzioni realmente sostenibili, è anche necessario favorire questo nuovo approccio «in modo vigoroso, tenendo conto delle esigenze specifiche». Ogni comunità, infatti, «ha il suo problema, con incidenti che possono variare dalla mancanza di acqua legata ai cambiamenti climatici, alla cattiva gestione o all’eccessiva liberalizzazione del servizio idrico. Non esiste una soluzione che possa essere ugualmente valida o unanime in tutti i casi».

Nel suo discorso, Chica Arellano si è poi concentrato sul tema del diritto all’accesso all’acqua, che si basa su una realtà complessa: da una parte, infatti, esiste «un nesso diretto e immediato tra l’accesso all’acqua e le necessità primarie di ogni essere umano», dall’altra, «si sta dando anche un’importanza commerciale, economica e politica a tale risorsa naturale». Entrambi gli aspetti sono significativi, ma — sottolinea l’Osservatore permanente della Santa Sede — «l’aspetto economico deve essere certamente subordinato agli aspetti sociali e individuali» e «l’acqua deve essere considerata un bene sociale e culturale, e non fondamentalmente come un bene economico». L’acqua, conclude, non è una mera risorsa e non si può privatizzarla, commercializzarla o lasciarla alla totale gestione di privati e mercati.

Un altro aspetto «di vitale importanza» accennato dalla Santa Sede è stato l’impatto che l’accesso all’acqua ha sull’alimentazione. È stato calcolato che, per il 2050, il miglioramento della qualità della vita, così come l’aumento della popolazione mondiale, comporteranno un incremento del 60 per cento della richiesta di cibo. Ora «attualmente il settore agricolo ricopre il 70 per cento del consumo dell’acqua, specialmente nel campo dell’allevamento intensivo; è pertanto urgente e imprescindibile un intervento deciso e determinato per impedire che la situazione diventi insostenibile in un futuro prossimo», ha dichiarato Chica Arellano. «Data la già enorme quantità di acqua destinata alla produzione di cibo, raggiungere l’attuale domanda di acqua in modo ecosostenibile è diventato un obiettivo fondamentale il cui adempimento deve essere raggiunto senza indugio», ha avvertito l’Osservatore.

Nei prossimi anni, inoltre, l’aumento della quantità di acqua necessaria per il settore agricolo sarà accompagnato da un aumento del consumo di acqua dovuto ad uno sviluppo accelerato dell’urbanizzazione. Nello specifico, e se non verranno prese le misure necessarie per modificare le attuali tendenze di spopolamento rurale, intorno al 2050, il 66 per cento della popolazione mondiale risiederà nelle città. Questo cambiamento demografico minaccia di mettere sotto pressione situazioni già complesse e di difficile soluzione nella gestione delle risorse idriche.

La Santa Sede, ha ricordato Chica Arellano, «si sta adoperando perché l’accesso all’acqua potabile e sicura sia riconosciuto come un diritto umano basilare, fondamentale e universale» e sia applicato nel modo più esteso possibile. La Santa Sede sottolinea con insistenza che la solidarietà internazionale non deve fermarsi e che occorrono «nuove forme di cooperazione, che stimolino i paesi ad aiutarsi reciprocamente, scambiando informazioni, personale tecnico e strategie specifiche», «perché nessuno resti indietro». Se la solidarietà internazionale non cresce, ha ammonito Chica Arellano, ad aumentare saranno l’indifferenza, l’isolamento o la sola attenzione ai problemi interni.

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