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Diplomazie al lavoro per la Libia

· Mentre le operazioni militari appaiono in una fase di stallo ·

 L’undicesimo giorno di guerra alle porte di Tripoli è stato segnato da uno stop dell’offensiva di terra delle forze di Khalifa Haftar, che secondo alcune fonti avrebbero pagato un prezzo altissimo in termini di vite dall’inizio dell’attacco alla capitale. I militari del governo di unità nazionale, guidato da Fayez al-Sarraj, hanno abbattuto un caccia nemico e assicurato una nuova linea difensiva più profonda lungo l’asse del fronte meridionale. In una situazione, quindi, di sostanziale stallo sul terreno, il maresciallo Haftar è volato al Cairo, dove ha incassato il rinnovato sostegno di uno dei suoi principali alleati, il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi. Questi, secondo quanto fatto trapelare ai media, ha ribadito «il sostegno dell’Egitto agli sforzi della lotta contro il terrorismo e le milizie estremiste per realizzare la sicurezza e la stabilità della Libia».

Soldati dell’esercito di Haftar (Reuters)

L’ambasciatore di Tripoli a Bruxelles, Hafed Gaddur, ha subito risposto all’iniziativa diplomatica di Haftar: «Ha tentato un golpe militare contro la Libia. Ha fallito, e non sarà sufficiente che si ritiri a Bengasi. La comunità internazionale esca dalla sua ambiguità». Ci sono paesi, ha detto Gaddur, «che tramano alle spalle del governo legittimo e riconosciuto dalla comunità internazionale», ha aggiunto, «ma noi sappiamo chi sono». In serata, anche un portavoce dell’esecutivo tripolino, Muhannad Younis, ha escluso che il governo di Accordo nazionale libico di Fayez al-Sarraj possa accettare alcun cessate il fuoco, almeno fin quando le forze di Haftar non saranno ritornate alle posizioni di partenza.

Sempre in chiave diplomatica, questa mattina sono giunti a Roma, per consultazioni con il governo italiano, Mohammed Al Thani, vicepremier e ministro degli esteri del Qatar, e Ahmed Maitig, numero due del Consiglio presidenziale ed esponente di Misurata, la città libica più potente a livello militare le cui milizie sono schierate a difesa di Tripoli. Entrambi hanno avuto colloqui sia con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte sia con il ministro degli esteri Enzo Moavero Milanesi. Intanto, i morti accertati nell’ovest libico sono oltre 147. Tra questi anche decine di bambini, mentre i feriti sono 614, secondo i dati diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’Onu stima siano oltre 16.000 gli sfollati in fuga dalle zone di combattimento, che vanno ad alimentare l’allarme profughi. Molte famiglie riparano in edifici disabitati oppure nelle strutture pubbliche, come le scuole, le quali però non sono esenti da attacchi. A questo proposito, le Nazioni Unite hanno ricordato che «il bombardamento di scuole, ospedali, ambulanze e aree civili è severamente proibito dal diritto internazionale umanitario». Il riferimento implicito è al bombardamento operato sabato dai caccia di Haftar contro una scuola elementare deserta, ad Ain Zara, a soli 15 chilometri a sudest dal centro di Tripoli. Nell’area anche ieri riecheggiavano esplosioni e raffiche di armi pesanti, apparse molto distanti dal centro della città. La bomba sganciata dai caccia dei ribelli poteva causare una strage: l’area colpita della scuola, che sorge accanto a un modesto compound delle milizie locali, è quella predisposta per far riparare gli scolari dalle temperature roventi. A pochi metri c’è un campo di pallavolo e uno di calcetto. Ovunque i segni della presenza dei bambini, che fortunatamente di sabato non vanno a scuola.

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