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Diplomazie al lavoro per fermare la guerra a Gaza

· Unione europea e Stati Uniti chiedono la fine dei combattimenti ma la tensione resta altissima ·

Un uomo chiama i soccorsi dopo un raid a Gaza (Afp)

Oltre 170 morti e 1100 feriti: la guerra a Gaza non conosce tregua. Ieri il segretario di Stato americano, John Kerry, ha avuto un lungo colloquio telefonico con il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, dicendosi pronto «a dare una mano per arrivare al cessate il fuoco». Netanyahu, tuttavia, ha promesso: «Continueremo a operare con forza in modo da ripristinare la calma».

La tensione, sul piano militare, resta altissima. Questa mattina un drone partito dalla Striscia di Gaza è riuscito ad arrivare nel sud di Israele per essere poi abbattuto da un missile patriot sui cieli di Ashdod: lo ha riportato un portavoce militare, sottolineando che si è trattato della prima volta di un’azione di questo genere.

Nella notte sono continuati gli attacchi aerei israeliani e il martellamento dell’artiglieria contro le postazioni di Hamas. A Sudanya, sulla costa nord della Striscia, i commando dell’unità d’élite della marina israeliana «Shayetet 13» sono entrati in azione colpendo lanciatori di razzi e combattendo direttamente con i miliziani della Brigate Ezzedin al-Qassam, braccio armato di Hamas. Quattro soldati sono stati leggermente feriti ma l’operazione — ha detto un portavoce — è riuscita. Hamas, d’altra parte, sostiene invece di aver sventato l’incursione. Questa mattina i raid aerei di Tsahal hanno colpito tre strutture delle Brigate di Ezzedin al-Qassam: non si sono registrate vittime. Colpiti anche edifici a Gaza, Deir el-Balah, nella parte meridionale della Striscia, e nella città costiera di Jabaliya. 

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20 settembre 2019

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