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Diplomazia al lavoro
per il futuro della Siria

· A Parigi una conferenza internazionale mentre ad Aleppo si continua a morire ·

Mantenere il sostegno alle opposizioni siriane in esilio e coordinare le pressioni perché il Governo di Damasco e i suoi alleati rispettino la cessazione temporanea delle ostilità: con questi obiettivi si riuniscono oggi a Parigi i Paesi “amici della Siria”, un collettivo diplomatico internazionale creato dagli Stati Uniti, cui aderiscono anche Francia, Gran Bretagna, Italia, Spagna, Turchia e Arabia Saudita.

L’agenda del meeting vede al primo punto la transizione politica siriana con la formazione di un nuovo Governo di unità nazionale dal quale siano esclusi tutti i membri dell’attuale Esecutivo. Infatti, in linea con Washington, i Paesi “amici della Siria” non riconoscono la legittimità del presidente Assad e premono per la rifondazione della struttura politica e istituzionale del Paese. Rifondazione che deve passare anzitutto attraverso l’istituzione di una assemblea costituente e l’approvazione di una nuova Carta. Sul tavolo ci sarà anche — dicono i media — l’ipotesi di una nuova suddivisione del territorio siriano. In Siria, intanto, continua a vacillare la fragile tregua nella regione di Aleppo, negoziata da Russia e Stati Uniti. I miliziani del cosiddetto Stato islamico (Is) guadagnano terreno a nord, mentre proseguono gli scontri tra l’esercito leale ad Assad e i ribelli. Quasi 300 civili in circa 14 giorni sono stati uccisi, la maggior parte nei raid aerei. Nelle ultime ore si sono registrati bombardamenti e scontri tra le forze governative e i ribelli. Ma la Siria non è l’unico scenario di guerra in un Medio oriente segnato dal jihadismo e dall’avanzata dell’Is. Crimini atroci sono stati compiuti anche in Iraq.

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