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Diplomazia al lavoro
per fermare l’avanzata jihadista

· Missioni di Biden e Kerry in Turchia e in Arabia Saudita mentre continuano i combattimenti ·

Diplomazia al lavoro per fermare l’avanzata jihadista in Medio oriente. I colloqui sulla crisi siriana e la lotta al cosiddetto Stato islamico (Is) saranno i temi al centro degli colloqui che oggi il vicepresidente degli Stati Uniti, Joe Biden, e il segretario di Stato, John Kerry, avranno rispettivamente ad Ankara e a Riad. 

Un caccia in partenza da una portaerei nel Golfo persico (Ap)

Entrambi provenienti da Davos, dove hanno partecipato all'annuale summit del World Economic Forum, Biden e Kerry discuteranno con le autorità turche e saudite di quali rappresentanti dell’opposizione siriana dovranno partecipare ai colloqui di Ginevra, previsti nei prossimi giorni, e di come intensificare la lotta contro gli uomini di Al Baghdadi che stanno riguadagnando terreno in Iraq. A Riad — dicono fonti della Casa Bianca — Kerry affronterà anche la questione delle recenti tensioni diplomatiche con l’Iran scoppiate in seguito all’esecuzione dell’imam sciita Nimr Al Nimr. L’avvio dei colloqui tra Governo e opposizione in Siria resta il primo punto dell’agenda diplomatica di Washington. Sono tuttavia emerse nelle ultime ore nuove divergenze con Mosca sulla data di partenza delle consultazioni. Ieri il viceministro degli Esteri russo, Ghennadi Gatilov, ha detto che i colloqui, inizialmente previsti per lunedì 25, potrebbero essere rinviati al 27 o al 28 gennaio. Gatilov ha poi precisato che lo slittamento è dovuto all’incertezza nella composizione della delegazione dell’opposizione siriana. In particolare, secondo Gatilov, resterebbe aperta la questione «della rappresentanza dei curdi nella delegazione» da inviare ai colloqui. Della lotta al terrorismo jihadista hanno discusso ieri anche il presidente russo, Vladimir Putin, e il premier giapponese, Shinzo Abe, in una conversazione telefonica. Il Cremlino ha inoltre smentito l’indiscrezione diffusa dalla stampa internazionale secondo la quale Putin avrebbe inviato l’anno scorso un alto rappresentante dei servizi segreti russi a Damasco per chiedere in modo riservato le dimissioni del presidente siriano Al Assad. «Questo non è mai accaduto» ha dichiarato un portavoce. Mosca considera Al Assad un alleato chiave nella lotta all’Is.

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16 settembre 2019

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