Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Diplomazia al lavoro per allentare le tensioni

· ​Inviato di Washington in Israele dopo l’ondata di violenze nell’area della moschea di Al Aqsa ·

Agli appelli che da più parti chiedono la fine delle violenze a Gerusalemme si affianca ora anche l’azione diplomatica. Giunge oggi nella regione l’inviato speciale di Washington, Jason Greenblatt, incaricato di cercare di rilanciare il dialogo dopo i gravi scontri avvenuti soprattutto nell’area della moschea di Al Aqsa. E questo pomeriggio si terrà una riunione del governo israeliano per decidere se mantenere o meno le misure restrittive per gli accessi all’area introdotte dopo il sanguinoso attentato del 14 luglio e che sono all’origine della protesta palestinese culminata negli scontri di venerdì con la morte di sette persone.

Il compito di Greenblatt sarà quello di «appoggiare gli sforzi per ridurre la tensione nella regione» hanno detto fonti della Casa Bianca. «Il presidente Trump e la sua amministrazione stanno seguendo da vicino gli eventi in corso nella regione». Gli Stati Uniti — affermano le stesse fonti — «condannano fermamente la recente violenza terroristica. Siamo impegnati con le parti interessate a trovare una soluzione ai problemi di sicurezza in corso». La situazione è precaria — dicono fonti locali — e si teme che anche oggi le manifestazioni di protesta degenerino in scontri violenti. Ieri l’ambasciata israeliana ad Amman, in Giordania, è stata attaccata: due uomini hanno assalito una guardia di sicurezza, che ha reagito uccidendo entrambi. Dopo una riunione di emergenza presso il ministero degli esteri a Gerusalemme, il governo israeliano aveva deciso di evacuare immediatamente tutto il personale dell’ambasciata, nel timore di rappresaglie che avrebbero potuto portare a disordini e tentativi di attaccare la sede diplomatica. Tuttavia le autorità giordane hanno impedito alla guardia di sicurezza coinvolta nell’incidente di lasciare il paese. Israele al momento rifiuta di consentire il fermo, sostenendo che la guardia ha l’immunità diplomatica in base alla Convenzione di Vienna. Il braccio di ferro sulla possibile inchiesta ha fatto ritardare l’evacuazione dell’intero team diplomatico israeliano ad Amman. 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

18 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE