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Dio nelle carceri

· Via crucis con Teresio Olivelli ·

Ogni anno il tempo forte di Pasqua ci introduce nella settimana santa attraverso i passi della Via crucis. Passi che si ripetono nella sofferenza di tanti uomini e donne, tappe costantemente presenti nella tragedia del mondo. La croce è sempre attuale, per questo chi si apre a Cristo e si predispone verso la verità non può non vederla. Chi la vede non può non patirla con atto di pura compassione. Il dolore che pervade la terra sale da un territorio oscuro tenuto ai margini. Chi si apre a Cristo lo sente perché lo Spirito Santo purificando le anime trapassa i corpi rendendoli sensibili all’amore fino al totale dono di sé.

eresio Olivelli in divisa da ufficiale degli alpini

Ne è modello esemplare per santità di vita e virtù, il venerabile Teresio Olivelli, morto a soli ventinove anni in un lager nazista. In sua memoria, mentre è in corso il processo di beatificazione, è stato recentemente pubblicato a opera di monsignor Paolo Rizzi, il testo di una Via crucis (Via crucis con Teresio Olivelli, Roma, Città del Vaticano, 2016, pagine 20, euro 3) che — attraverso brani tratti dai suoi scritti, testimonianze di chi lo ha conosciuto, passi scritturali e preghiere — permette di ripercorrere le trame del suo calvario esistenziale. Nel suggestivo coro di voci, tassello dopo tassello, la sua vita viene a ricomporsi quasi a calco sul cammino di passione di Gesù.

Partecipa volontariamente alla campagna di Russia e nella tragica ritirata «mentre tutti fuggono, soccorre i feriti che implorano aiuto». Rientrato in Italia non si arrende ai nazisti ed entra nella resistenza, «le sue armi sono l’amore del prossimo e il sacrificio di sé». Come l’uomo dei dolori attraversa il tempo fendendone le tenebre, addossandosi la sofferenza. Mentre la cecità fa sprofondare il mondo nelle inarrestabili spirali della violenza, il dolore innocente continuamente si riaffaccia sulla storia. «Che male ha fatto (...), ma essi gridavano più forte: “Crocifiggilo!”» (Marco, 15, 13-14).

Il 26 aprile 1944, con un inganno, Olivelli viene arrestato a Milano in piazza San Babila e rinchiuso nel carcere di San Vittore. «Vorrei essere ancora più raccolto; le carceri sono piene di Dio». Perseguitato dai nazisti, viene condotto nei lager di Fossoli, Bolzano, Flossenbürg ed Hersbruck. Nell’orrore del campo si prodiga per i più deboli offrendo anche la sua porzione di cibo: «Ripuliva e lavava le piaghe dei sofferenti e ammalati. Si prestava volontariamente con tutto il cuore per rendere più leggera la nostra permanenza in quell’inferno». Si prendeva cura di coloro «che erano colpiti da scabbia, scorbuto, dissenteria e già ridotti da fare ribrezzo a tutti».

Teresio Olivelli — la cui figura magrissima e ricurva «richiamava l’immagine di Gesù sul calvario» — conclude la sua vicenda terrena il 17 gennaio 1945 nel lager di Hersbruck a seguito di un gesto estremo in cui offre il proprio corpo come scudo a un giovane prigioniero brutalmente pestato dal kapò.

di Antonella Lumini

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16 luglio 2019

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