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Dio ha un volto umano e parla con tutti

· La conferenza stampa del Papa durante il volo verso Berlino ·

Pubblichiamo la trascrizione integrale della conferenza stampa tenuta da Benedetto XVI giovedì mattina, 22 settembre, a bordo dell’aereo in volo verso Berlino. Le domande gli sono state rivolte a nome dei presenti dal gesuita Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede. Della prima, in originale in lingua tedesca, diamo una traduzione italiana.

Santità, ci consenta — all’inizio — una domanda molto personale. Quanto Papa Benedetto XVI si sente ancora tedesco? E quali sono gli aspetti dai quali egli si accorge quanto ancora — o quanto sempre meno — la sua origine tedesca influisca?

Hölderlin ebbe a dire: «più di tutto fa la nascita», e questo naturalmente lo sento anch’io. Io sono nato in Germania e la radice non può essere, né deve essere tagliata. Ho ricevuto la mia formazione culturale in Germania, la mia lingua è il tedesco e la lingua è il modo in cui lo spirito vive ed opera. Tutta la mia formazione culturale è avvenuta lì! Quando mi occupo di teologia, lo faccio partendo dalla forma interiore che ho imparato nelle università tedesche e purtroppo devo ammettere che continuo ancora a leggere più libri tedeschi che in altre lingue, così che, nella struttura culturale della mia vita, questo essere tedesco è molto forte. L’appartenenza alla sua storia, con la sua grandezza e le sue debolezze, non può e non deve essere cancellata. Per un cristiano, però, si aggiunge ancora qualcos’altro. Con il battesimo egli nasce di nuovo, nasce in un nuovo popolo che è da tutti i popoli, un popolo che comprende tutti i popoli e tutte le culture e nel quale ora si trova veramente a casa, senza perdere la sua origine naturale. Quando poi si assume una responsabilità grande — come me, che ho assunto la responsabilità suprema — in questo nuovo popolo, è evidente che ci si immedesima in modo sempre più profondo in esso. La radice diventa un albero che si estende in vario modo, e il fatto di essere a casa in questa grande comunità di un popolo da tutti i popoli, della Chiesa cattolica, diventa sempre più vivo e profondo, forgia tutta l’esistenza senza cancellare ciò che precede. Direi, quindi, che l’origine rimane, rimane la struttura culturale, rimane naturalmente anche l’amore particolare e la particolare responsabilità, ma tutto ciò inserito ed ampliato nella più grande appartenenza, nella civitas Dei , come direbbe Agostino, nel popolo da tutti i popoli in cui tutti siamo fratelli e sorelle.

Negli ultimi anni vi è stato in Germania un aumento delle uscite dalla Chiesa, in parte anche a causa degli abusi commessi su minori da membri del clero. Quale è il suo sentimento su questo fenomeno? E che cosa direbbe a quelli che vogliono lasciare la Chiesa?

Distinguiamo forse anzitutto la motivazione specifica di quelli che si sentono scandalizzati da questi crimini che sono stati rivelati in questi ultimi tempi. Io posso capire che, alla luce di tali informazioni, soprattutto se si tratta di persone vicine, uno dice: «Questa non è più la mia Chiesa. La Chiesa era per me forza di umanizzazione e di moralizzazione. Se rappresentanti della Chiesa fanno il contrario, non posso più vivere con questa Chiesa». Questa è una situazione specifica. Generalmente le motivazioni sono molteplici, nel contesto della secolarizzazione della nostra società. E queste uscite, di solito, sono l’ultimo passo di una lunga catena di allontanamento dalla Chiesa. In questo contesto, mi sembra importante domandarsi, riflettere: «Perché sono nella Chiesa? Sono nella Chiesa come in un’associazione sportiva, un’associazione culturale ecc., dove ho i miei interessi e, se non trovano più risposta, esco; o essere nella Chiesa è una cosa più profonda?». Io direi, sarebbe importante sapere che essere nella Chiesa non è essere in qualche associazione, ma essere nella rete del Signore, nella quale Egli tira fuori pesci buoni e cattivi dalle acque della morte alla terra della vita. Può darsi che in questa rete sono proprio accanto a pesci cattivi e sento questo, ma rimane vero che io non ci sono per questi o per questi altri, ma perché è la rete del Signore; è una cosa diversa da tutte le associazioni umane, una realtà che tocca il fondamento del mio essere. Parlando con queste persone, io penso che dobbiamo andare fino in fondo a questa questione: che cosa è la Chiesa? Che cosa è la sua diversità? Perché sono nella Chiesa, anche se ci sono scandali e povertà umane terribili? E così rinnovare la consapevolezza della specificità di questo essere Chiesa, del popolo da tutti i popoli, che è Popolo di Dio, e così imparare, sopportare anche scandali, e lavorare contro questi scandali proprio essendo all’interno, in questa grande rete del Signore.

Non è la prima volta che gruppi di persone si manifestano contrari alla sua venuta in un Paese. La relazione della Germania con Roma era tradizionalmente critica, in parte anche nello stesso ambito cattolico. I temi controversi sono noti da tempo: condom, eucaristia, celibato. Prima del suo viaggio, anche dei parlamentari hanno assunto posizioni critiche. Ma anche prima del suo viaggio in Gran Bretagna l’atmosfera non sembrava amichevole e poi le cose sono andate a buon fine. Con quali sentimenti Lei si reca ora nella sua antica patria e si rivolgerà ai tedeschi?

Anzitutto, direi che è una cosa normale che in una società libera e in un tempo secolarizzato ci siano opposizioni contro una visita del Papa. È anche giusto che si esprima — rispetto tutti quanti — che esprimano questa loro contrarietà: fa parte della nostra libertà e dobbiamo prendere atto che il secolarismo e anche l’opposizione proprio al cattolicesimo nelle nostre società è forte. E quando si manifestano queste opposizioni in modo civile, non c’è nulla da dire contro. Dall’altra parte è anche vero che c’è tanta aspettativa e tanto amore per il Papa. Ma forse devo ancora dire che in Germania ci sono diverse dimensioni di questa opposizione: la vecchia opposizione tra cultura germanica e romanica, i contrasti della storia, poi siamo il Paese della Riforma, che ha accentuato ancora questi contrasti. Ma c’è anche un grande consenso alla fede cattolica, una crescente convinzione che abbiamo bisogno di convinzione, abbiamo bisogno di una forza morale nel nostro tempo, abbiamo bisogno di una presenza di Dio in questo nostro tempo. Così so che insieme all’opposizione — che trovo naturale e da aspettarsi — c’è tanta gente che mi aspetta con gioia, che aspetta una festa della fede, un essere insieme, e vuole aspettare la gioia di conoscere Dio e di vivere insieme nel futuro, che Dio ci tiene per mano e ci mostra la strada. Per questo vado con gioia nella mia Germania e sono felice di portare il messaggio di Cristo nella mia terra.

Grazie e ancora un’ultima domanda. Santo Padre, lei visiterà a Erfurt l’antico convento del riformatore, Martin Luther. I cristiani evangelici, e i cattolici in dialogo con loro, si stanno preparando a commemorare il quinto centenario della Riforma. Con quale messaggio, con quali pensieri lei si prepara all’incontro? Il suo viaggio deve essere visto anche come un gesto fraterno nei confronti dei fratelli e sorelle separati da Roma?

Quando ho accettato l’invito a questo viaggio era per me evidente che l’ecumenismo con i nostri amici evangelici dovesse essere un punto forte, un punto centrale di questo viaggio. Noi viviamo in un tempo di secolarismo, come già detto, dove i cristiani insieme hanno la missione di rendere presente il messaggio di Dio, il messaggio di Cristo, di rendere possibile credere, andare avanti con queste grandi idee, verità. E perciò il mettersi insieme, tra cattolici ed evangelici, è un elemento fondamentale per il nostro tempo, anche se istituzionalmente non siamo perfettamente uniti, anche se rimangono problemi, anche grandi problemi, nel fondamento della fede in Cristo, in Dio trinitario e nell’uomo come immagine di Dio, siamo uniti, e questo mostrare al mondo e approfondire questa unità è essenziale in questo momento storico. Perciò sono molto grato ai nostri amici, fratelli e sorelle protestanti, che hanno reso possibile un segno molto significativo: l’incontro nel monastero dove Lutero ha iniziato il suo cammino teologico, la preghiera nella chiesa dove è stato ordinato sacerdote e il parlare insieme sulla nostra responsabilità di cristiani in questo tempo. Sono molto felice di poter mostrare così questa unità fondamentale, che siamo fratelli e sorelle e lavoriamo insieme per il bene dell’umanità, annunciando il lieto messaggio di Cristo, del Dio che ha un volto umano e che parla con noi.

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20 ottobre 2019

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