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Dio è giovane

· Nel libro-colloquio del Papa ·

«A tutti i giovani, ma non solo a loro, dico: non abbiate paura delle diversità e delle vostre fragilità; la vita è unica e irripetibile per quello che è; Dio ci aspetta ogni mattina quando ci svegliamo per riconsegnarci questo dono. Custodiamolo con amore, gentilezza e naturalezza». Con queste parole Papa Francesco chiude il libro Dio è giovane. Una conversazione con Thomas Leoncini (Milano, Piemme, 2018, pagine, euro 15), uscito contemporaneamente in sei lingue, di cui pubblichiamo l’introduzione. Diviso in tre parti e aperto con citazioni di Maurice Zundel e Walt Whitman, il libro ha un titolo redatto con un carattere tipografico unico: la grafia di Papa Francesco.

«Dio è giovane, è sempre nuovo». Eravamo seduti l’uno di fronte all’altro in una sala al piano terra della Domus Sanctae Marthae quando Papa Francesco ha pronunciato queste parole. Ricordo il momento esatto e, perfettamente, il suo sguardo attraversato da una scintilla, quasi volesse, insieme alle parole, trasmettere qualcosa di profondo e liberatorio al tempo stesso. Si era nel pieno del nostro quinto incontro per la preparazione di questo libro e quella frase mi ha toccato con una forza inusitata: come se la storia stesse passando, provvisoriamente, attraverso le mie mani, che annotavano attente appunti su appunti, per stringere mille altre mani e raggiungere mille altri cuori.
Con quelle parole memorabili il Pontefice stava affermando che i giovani, ovvero i grandi scartati del nostro tempo inquieto, sono in realtà “della stessa pasta” di Dio. Che le loro migliori caratteristiche sono le Sue.
Un Dio non solo Padre — e Madre, come già aveva rilevato Giovanni Paolo i — ma Figlio, e per questo Fratello. Francesco rivendicava per loro una centralità. Li sottraeva dai margini in cui sono stati relegati e li indicava come protagonisti del presente e del futuro. Della storia comune.
Se è vero che i giovani sono gli eterni subordinati della società dei consumi — inghiottiti da interminabili inizi che faticano terribilmente a trovare logiche conclusioni e costantemente illusi di una linearità sociale che non esiste più — queste pagine nascono dal desiderio di liberarli da questa condizione, e il Sinodo dei giovani 2018, come mi ha confermato il Pontefice, è la cornice ideale per comprenderne e valorizzarne nel profondo il significato. Francesco ha dedicato molto del suo prezioso tempo a questo progetto e io non sono stato che il tramite che il Papa ha scelto per far giungere senza filtri il suo messaggio ai giovani di tutto il mondo.
I giovani non sono gli unici scartati di questa società, lo sono anche molti adulti, e soprattutto gli anziani, alieni dalle logiche del mercato e del potere. È necessario trovare, ci dice il Pontefice, la forza, la determinazione ma anche la tenerezza per creare quotidianamente un ponte tra giovani e anziani: dal loro abbraccio la società può davvero rigenerarsi, a beneficio di tutti quelli che sono rimasti indietro e verso cui deve andare costantemente lo sguardo.
Il coraggio e la saggezza sono gli ingredienti essenziali della rivoluzione dolce di cui tutti abbiamo profondamente bisogno.

di Thomas Leoncini

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19 marzo 2019

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