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​Dio disperda i progetti di terrore

· ​All’Angelus il Papa ricorda le tante vite innocenti spezzate nella strage di Nizza ·

Dio «disperda ogni progetto di terrore e di morte, perché nessun uomo osi più versare il sangue del fratello»: è l’accorato auspicio con cui Papa Francesco ha ricordato all’Angelus di domenica 17 luglio «la strage che, la sera di giovedì a Nizza, ha falciato tante vite innocenti, persino tanti bambini». Salutando i numerosi fedeli presenti in piazza San Pietro per la preghiera mariana, tra i quali anche un gruppo di cinesi, il Papa con «vivo dolore» ha assicurato la propria vicinanza «a ogni famiglia e all’intera nazione francese in lutto. Dio, Padre buono, accolga tutte le vittime nella sua pace — ha detto — sostenga i feriti e conforti i familiari». Quindi ha idealmente stretto in «un abbraccio paterno e fraterno tutti gli abitanti di Nizza e tutta la nazione francese» esortando a pregare prima in silenzio e poi con un’Avemaria.

Una mamma con la figlia ricordano le vittime della strage di Nizza (Reuters)

In precedenza, commentando come di consueto il vangelo domenicale, il Papa aveva parlato del noto episodio riportato da Luca in cui Gesù è accolto a casa di Marta e Maria. «Entrambe — ha spiegato — offrono accoglienza al Signore, ma lo fanno in modi diversi. Maria si mette seduta ai piedi di Gesù e ascolta la sua parola, invece Marta è tutta presa dalle cose da preparare». E così quest’ultima «rischia di dimenticare — e questo è il problema — la cosa più importante, cioè la presenza dell’ospite». Infatti, ha aggiunto Francesco, «l’ospite non va semplicemente servito, nutrito, accudito in ogni maniera. Occorre soprattutto che sia ascoltato. Perché l’ospite va accolto come persona, con la sua storia, il suo cuore ricco di sentimenti e di pensieri, così che possa sentirsi veramente in famiglia». Altrimenti, ha commentato il Papa ricorrendo al suo caratteristico linguaggio per immagini, «se tu accogli un ospite e continui a fare le cose, muto lui e muto tu, è come se fosse di pietra: l’ospite di pietra».

Dunque, ha proseguito il Pontefice nella sua riflessione, per accogliere un ospite è necessario «ascoltarlo, dimostrargli un atteggiamento fraterno, in modo che si accorga di essere in famiglia, e non in un ricovero provvisorio». Solo «così intesa, l’ospitalità, che è una delle opere di misericordia, appare veramente come una virtù umana e cristiana». Una virtù, ha avvertito il Papa «che nel mondo di oggi rischia di essere trascurata. Infatti, si moltiplicano le case di ricovero e gli ospizi, ma non sempre in questi ambienti si pratica una reale ospitalità. Si dà vita a istituzioni che provvedono a molte forme di malattia, di solitudine, di emarginazione, ma diminuisce la probabilità per chi è straniero, emarginato, escluso di trovare qualcuno disposto ad ascoltarlo: perché è straniero, profugo, migrante». Addirittura, ha continuato Francesco, «persino nella propria casa, tra i familiari, può capitare di trovare più facilmente servizi e cure che ascolto e accoglienza. Siamo talmente presi, con frenesia, da tanti problemi, che manchiamo della capacità di ascolto». Da qui l’invito a «imparare ad ascoltare», perché — ha concluso — «nella capacità di ascolto c’è la radice della pace».

L’Angelus del Papa  

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