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Dio ama tutti e la Chiesa  non rifiuta nessuno

· Il quattordicesimo viaggio internazionale conclude il quinto anno di pontificato ·

In un clima intenso e commosso l'incontro con otto vittime di abusi

Dio ama ogni persona e la Chiesa non rifiuta nessuno. Da Malta Benedetto XVI indica ancora una volta la strada della carità e della misericordia per «guarire le ferite del peccato» e testimoniare al mondo «la nobile vocazione di amore e di servizio» a cui sono chiamati i cristiani. Bastano poco più di ventisette ore al Papa per riproporre alla popolazione dell'arcipelago del Mediterraneo — che lo accompagna durante la visita con grandi manifestazioni di affetto — il cuore stesso del messaggio evangelico. Quello che 1950 anni fa l'apostolo Paolo, naufragato sulle coste maltesi durante il viaggio che lo portava a Roma, predicò alle genti dell'isola, invitandole «alla conversione, a una nuova vita e a un futuro di speranza».

Il Vangelo — ha ricordato il Pontefice già durante il volo di sabato pomeriggio, 17 aprile, anticipando ai giornalisti i temi del viaggio — «è la vera forza che purifica e guarisce» la Chiesa, il cui corpo è spesso «ferito dai nostri peccati». Un richiamo che ha trovato espressione visibile nell'incontro, svoltosi domenica mattina nella cappella della nunziatura a Rabat, tra Benedetto XVI e otto uomini che in passato hanno subito abusi sessuali da parte di sacerdoti o religiosi.

In un clima intenso ma sereno, senza «timore o senso di oppressione», il Papa ha ascoltato le loro storie cariche di sofferenza. Ne è rimasto «profondamente commosso» — riferisce chi ha assistito all'incontro — e ha espresso la propria vergogna e il proprio dolore per quanto accaduto, assicurando al tempo stesso che la Chiesa «sta facendo, e continuerà a fare, tutto ciò che è in suo potere per indagare sulle accuse, per assicurare alla giustizia i responsabili degli abusi e per mettere in pratica misure efficaci volte a tutelare i giovani in futuro». Dal Pontefice anche la preghiera perché tutte le vittime di abusi «sperimentino guarigione e riconciliazione» in vista di «una rinnovata speranza» nel loro cammino di fede e di vita.

Poco prima, celebrando la messa a Floriana, Benedetto XVI aveva già ricordato che oggi c'è bisogno di riscoprire la misericordia e la fiducia in Dio per guarire «le ferite spirituali» provocate dal peccato. Non sono le realizzazioni materiali o la moderna tecnologia — aveva avvertito — a poter dare risposte autentiche ai desideri profondi dell'uomo. «In ogni ambito della nostra vita — aveva affermato — necessitiamo dell'aiuto della grazia di Dio. Con lui possiamo fare ogni cosa: senza di lui non possiamo fare nulla». Un invito rivolto in modo particolare ai sacerdoti, chiamati dal Papa a rendere «un servizio alla gioia» adempiendo la loro missione in spirito di umiltà, mitezza e generosità.

Anche ai giovani, incontrati nel pomeriggio a Gozo, il Papa ha rievocato l'esperienza di san Paolo per riaffermare che «la potenza dell'amore» è più forte dell'odio e della rabbia che segnano talvolta i comportamenti umani. Di fronte al «potere persuasivo» dei media e dei gruppi di pressione — è stato il suo appello — i cristiani non devono smarrire la centralità di valori come la sacralità della vita e la dignità della persona, soprattutto dei più poveri, dei deboli, degli emarginati. Tra questi il Pontefice ha indicato in particolare gli immigrati alla ricerca di asilo lungo le rotte del Mediterraneo: per loro — ha raccomandato nel discorso conclusivo prima di rientrare in Vaticano — occorrono accoglienza e soccorso, senza dimenticare il dovere di rispettarne i diritti fondamentali.

I discorsi di Benedetto XVI

Il saluto all'arrivo a Malta

La visita alla grotta di San Paolo a Rabat

L'Omelia della messa celebrata  a Floriana

Il Regina Caeli al termine della messa a Floriana

L'incontro  con i giovani nel porto di Valletta

La cerimonia di congedo all'aeroporto di Luqa

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