Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Dilemma svizzero

· Berna e il ruolo dei lavoratori immigrati ·

L’iniziativa popolare votata nel 2014 allo scopo di ridurre l’immigrazione in Svizzera resta ancora oggi molto difficile da mettere in pratica. Il paese non vuole infatti rinunciare agli accordi di libera circolazione delle persone sottoscritti con l’Unione europea nel 1999.

E mentre i dibattiti sono ancora in corso nel parlamento federale, una relazione pubblicata questa settimana dal Crédit Suisse ricorda come l’accoglienza di lavoratori immigrati mediamente o molto qualificati sia la misura più semplice ed efficace da adottare per impedire la diminuzione della popolazione attiva in Svizzera e garantire quindi la crescita economica. Attualmente, l’immigrazione contribuisce per più dell’ottanta per cento alla crescita demografica e figura tra i fattori chiave della manodopera, visto che la metà dei flussi migratori è una migrazione economica, per motivi lavorativi. Secondo il Crédit Suisse, è ancora molto difficile fare previsioni sull’andamento dei flussi migratori in futuro, e non solo per l’applicazione della proposta. Tutti gli scenari possibili prevedono, in seguito a una limitazione moderata dell’immigrazione, un netto rallentamento della crescita della popolazione attiva nei prossimi anni, cui dovrebbe seguire una fase di stagnazione nel 2020. Solo l’ipotesi di accogliere una media di 50.000 persone all’anno nel lungo termine, permetterebbe alla popolazione attiva di crescere e all’economia di svilupparsi fino al 2040. La Svizzera è consapevole che la rigida applicazione dell’iniziativa popolare è difficilmente compatibile con il rispetto degli accordi bilaterali sottoscritti con l’Europa, ai quali tiene. I dibattiti di questi ultimi giorni al Consiglio nazionale, la camera bassa del parlamento svizzero, tendono a voler privilegiare il rispetto degli accordi bilaterali. Il Consiglio nazionale ritiene, da una parte, che il 9 febbraio 2014 il popolo abbia voluto irrigidire le regole senza però arrivare a chiedere la risoluzione dei trattati, dall’altra, che le quote richieste dal testo costituzionale non rispondano ai bisogni reali dell’economia. La messa in atto della soluzione è talmente delicata che la Svizzera non esclude di posticiparla di qualche mese, anzi addirittura di tornare al voto.

di Charles de Pechpeyrou

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE